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Visita dell’abitato di Dorgali il cui centro storico è stato edificato sopra il suo Castro fortificato medioevale con le sue molte chiese

In questa tappa del nostro viaggio inizieremo la visita del centro di Dorgali, entrando da nord per attraversarlo e passare poi al centro storico edificato sopra il Castro fortificato medioevale, e proseguiamo visitando il resto del centro dell’abitato della capitale dell’artigianato e del turismo estivo in Barbagia.

Visita dell’abitato prima di arrivare al centro storico

Effettuiamo, ora, la visita del centro di Dorgali, con le sue numerose chiese dato che all’interno dell’abitato di Dorgali sono presenti ben nove chiese. Come già illustrato nella precedente pagina, a Dorgali possiamo arrivare da sud provenendo da Baunei, o da nord provenendo da Orosei. Qui vedremo come visitarlo provenendo da nord.

L’Hotel Il Querceto nel quale ci siamo fermati molte volte

Imboccata da nord, ossia da Orosei, la SS125 Orientale Sarda che nell’abitato assume il nome di via Alfonso La Marmora, prima dell’ingresso all’interno del paese, si trova sulla destra della strada l’ingresso dell’Hotel Il Querceto nel quale abbiamo soggiornato spesso nelle nostre permanenze a Dorgali.

Dorgali-Veduta dell’Hotel Il QuercetoL’Hotel Il Querceto che si trova a Dorgali aal civico numero 4 della via Alfonso La Marmora, a circa otto chilometri dalla baia di Cala Gonone, immerso in un parco naturale di querce, ed è l’ideale per chi vuole alternare momenti di mare e sole a momenti di riposo e relax. Gestito e diretto da una trentina di anni dalla stessa famiglia di proprietari, è caratterizzato dalle sue misurate dimensioni e dagli ambienti caldi ed accoglienti, più comuni ad una dimora che ad un albergo, e presenta anche un buon ristorante. Gli arredi sono stati realizzati da artigiani della zona, e all’interno dei diversi ambienti sono presenti numerose opere d’arte di artisti regionali contemporanei. Dispone di una terrazza panoramica con una vista mozzafiato sulle montagne, e di un bel parco, luogo in cui rilassarti dopo una giornata di avventure.

La statua commemorativa della Beata Maria Gabriella Sagheddu

Dorgali-La statua commemorativa della Beata Maria Gabriella SaghedduPassato l’ingresso dell’Hotel, percorsi poco più di cinquecento metri arriviamo a un incrocio, nel quale arriva da sinistra la circonvallazione di monte, ossia la via Enrico Fermi, e da destra la circonvallazione di valle, ossia il viale John Fitzgerald Kennedy, mentre prosegue dritta la via Alfonso La Marmora. Qui prendiamo a sinistra la via Enrico Fermi e, subito alla destra della strada che compie una curva a destra, si trova all’interno di un’aiuola spartitraffico, una sorta di piccola rotonda o semicerchio verde, che regola la viabilità proprio all’altezza del bivio d’ingresso principale a Dorgali, tra la via Enrico Fermi e la traversale via Calabria, la statua commemorativa della Beata Maria Gabriella Sagheddu. Il monumento è posizionato in un punto nevralgico molto visibile all’inizio del centro abitato ed è storicamente utilizzato come punto di ritrovo e partenza ufficiale per i pellegrinaggi a piedi, gli itinerari naturalistici e le tappe del cammino spirituale regionale.

Il Campo Sportivo Comunale in località Osolai

Prendiamo a sinistra la via Enrico Fermi e, dopo una cinquantina di metri, svoltiamo a sinistra bella via Beata Maria Gariella. Dopo un centinaio di metri svoltiamo a sinistra nella via Valentino Mazzola, e, percorsi circa centoventi metri, troviamo alla destra della strada, l’ingresso del Campo Sportivo Comunale in località Osolai. I lavori di ristrutturazione del vecchio campo sportivo comunale risalgono al 2005 grazie all’amministrazione guidata dall’allora sindaco Angelo Carta, e poi ultimato dalla successiva giunta capeggiata dal sindaco Antonio Testone. All’interno di questi impianti sportivi si trova un Campo da Calcio, con superficie in erba artificiale; ed intorno al Campo da Calcio è presente una Pista da atletica leggera outdoor a sei corsie. Il Campo Sportivo e la pista da atletica sono dotati di tribune in grado di ospitare 600 spettatori.

Dorgali-Campo Sportivo Osolai: ingresso Dorgali-Campo Sportivo Osolai: il campo da Calcio Dorgali-Campo Sportivo Osolai: la pista da atletica

A Dorgali sono presenti due squadre di calcio, la più antica è la Polisportiva Dorgalese, fondata nel 1945, che milita nel campionato di Promozione, e la più recente Polisportiva Bardia, fondata nel 2007, che milita nel campionato di seconda categoria. Entrambe giocano nel Campo Sportivo Osolai.

La Cooperativa Dorgali Pastori

Da dove all’incrocio avevamo preso la via Enrico Fermi, percorsi poco più di duecento metri, prendiamo a sinistra la via Thomes, che, in un centinaio di metri, ci porta all’ingresso della sede della Cooperativa Dorgali Pastori.

Dorgali-Cooperativa Dorgali PastoriIn piena Barbagia, dove convivono ambienti di montagna, collina, pianura e mare, in questa varietà di paesaggi e di pascoli, operano da secoli i Pastori DorgAlesi. Ad essi, al latte delle pecore e capre di razza sarda, ed alla gamma vastissima di essenze prative ed arbustive si deve l’irripetibile unione di sapori e aromi che contraddistinguono la produzione della Cooperativa Dorgali Pastori operante dal 1972 nel tradizionale rispetto di bontà e genuinità. La sua ricca gamma di prodotti va dai pregiati stagionati, dal sapore deciso, ai classici semistagionati, ai freschi per i palati più delicati e ai freschissimi, vere e proprie perle di bontà, impossibili da non provare. Prodotti diversi ma accomunati da un unico scopo, trasmettere la qualità e il gusto della Sardegna.

La Cantina di Dorgali con un vino inserito nella guida 5StarWines di Vinitaly

Ritornati al bivio, proseguiamo dritti lungo la via Alfonso La Marmora e, percorsi quattrocentocinquanta metri, prendiamo a sinistra la via Piemonte, che in centocinquanta metri, porta all’ingresso della Cantina Sociale di Dorgali.

Dorgali-Cantina Sociale di Dorgali-ingressoDorgali-La Cantina Sociale di DorgaliNel lontano 1953, nella costa orientale della Sardegna, un gruppo di agricoltori dorgalesi fonda la Cantina Sociale di Dorgali, una Cantina che, grazie ad una costante crescita, è da oltre mezzo secolo una delle realtà più importanti del mondo vitivinicolo sardo. La Cantina lavora al novanta per cento uve Cannonau provenienti da seicento ettari di vigneti nella zona di Dorgali, in Barbagia e nelle Baronie. Circa sessantacinque ettari di vigneti si trovano nella vallata di Isalle, da cui prende il nome il Cannonau di Sardegna Doc Vallata di Isalle, vino di qualità prodotto in regioni determinate ossia Vqprd. La Cantina produce un vino Doc di Sardegna soprattutto Cannonau, ed altri vini di qualità come il rosso Fuili, rosso Noriolo, rosso Drugal, rosso Filieri, rosato Drugal, rosso novello Santa Caterina, rosato Filieri, bianco Drugal, bianco Cala Luna. Grande apprezzamento sta avendo il rosato Filieri, noto anche come aperitivo e premiato nel 2002 a Vinitaly come miglior vino da pesce d’Italia. oggi la Cantina affronta una nuova sfida, ossia la realizzazione di un progetto che riqualifichi le produzioni passando per la valorizzazione della cultura, della storia e delle tradizioni del territorio. Il vino Isola Dei Nuraghi Igt Rosso Hortos 2016 è stato inserito nella 5StarWines del 2023 di Vinitaly.

Dorgali-Cantina Sociale di Dorgali-esposizione dei principali prodotti Il riconoscimento 5starwines

Il Civico Museo Archeologico

Dorgali-Museo ArcheologicoIl volume Il Museo Archeologico di DorgaliPercorsi ancora poco più di cento metri sulla via Alfonso La Marmora, troviamo alla destra della strada l’edificio che ospita la Scuola elementare. Sul lato sinistro della scuola, all’inizio della via Vittorio Emanuele, si trova l’ingresso del Civico Museo Archeologico di Dorgali, inaugurato nel 1980 in una sede provvisoria, e che è, dal 1987, ubicato appunto nel seminterrato della Scuola elementare di Dorgali. Il Museo si sviluppa in tre sale allestite secondo un ordine cronologico, e che pertanto vanno visitate in sequenza in senso antiorario. Nel Museo, che contiene testimonianze archeologiche provenienti da varie località del territorio, sono esposti materiali rinvenuti nel villaggio nuragico di Serra Orrios, come matrici di fusione in steatite, lucerne, vasi in terracotta, ed importanti sono anche i monili d’argento, di pasta vitrea e bronzo di età fenicia, ritrovati nell’abisso delle vergini della grotta di Ispinigoli. Vi sono anche anfore, ancore in piombo, elementi di fasciame di nave, lingotti di piombo rinvenuti lungo il litorale e provenienti da navi romane, ed una copia del diploma in bronzo del mercenario sardo Tunila, che combatte nell’esercito imperiale. Abbiamo fotografato l’interno del Museo ed alcuni reperti esclusi quelli ancora non pubblicati.

Dorgali-Museo Archeologico: veduta interna Dorgali-Museo Archeologico: veduta interna Dorgali-Museo Archeologico: reperti del periodo tardo romano Dorgali-Museo Archeologico: reperti del periodo tardo romano Dorgali-Museo Archeologico: reperti del periodo tardo romano Dorgali-Museo Archeologico: lingotto in piombo del peso di quasi 30 chili rinvenuto a Cala Cartoe
Dorgali-Museo Archeologico: materiali litici, raschiatoi ed altri reperti preistorici Dorgali-Museo Archeologico: il pesi da telaio e fusaiole fittili dal villaggio di Serra Orrios Dorgali-Museo Archeologico-Resti di ceramica rinvenuti nel nuraghe Mannu Dorgali-Museo Archeologico: collane rinvenute nella grotta di Ispinigoli Dorgali-Museo Archeologico: materiali provenienti da varie località tra cui un cranio in parte ricostruito rinvenuto nella grotta Sos Jocos Dorgali-Museo Archeologico: reperti del periodo tardo romano

La casa natale della Beata Maria Gabriella

Dorgali-Indicazioni per la casa natale della Beata Maria GabriellaProcedendo per duecentocinquanta metri sulla via Alfonso La Marmora, subito dopo il civico numero 133 prendiamo sulla sinistra la via Francesco Ignazio Mannu, che porta alla parte alta del paese. Seguiamo la via Francesco Ignazio Mannu e poi svoltiamo nella prima a destra che è la via Adigrat, lungo la quale si trovano le prime indicazioni che permettono di raggiungere la casa natale della Beata Maria Gabriella. Nata nel 1914 da una famiglia di pastori con il nome di Maria Sagheddu, nel 1937 diviene suor Maria Gabriella, monaca cistercense della stretta osservanza, ossia trappista. Muore nel 1939, e viene beatificata da Giovanni Paolo II nel 1983. Il suo corpo è stato trovato intatto in occasione di una ricognizione nel 1957, e riposa ora in una Cappella adiacente al monastero di Vitorchiano, presso Viterbo. Di essa abbiamo riporato la biografia nella precedente pagina. Sul retro della casa natale, si trova l’ingresso dove si organizzano visite guidate alla casa.

Dorgali-Ingresso della casa natale della Beata Maria Gabriella Dorgali-la casa natale della Beata Maria Gabriella Dorgali-Interno della casa natale della Beata Maria Gabriella

Ogni anno il 23 aprile, nell’anniversario della data della sua morte, si svolge la Festa in onore della Beata Maria Gabriella, una festa molto importante sia per la chiesa che per la diocesi dorgalese. In occasione di questa festa viene messa a punto una serie di celebrazioni religiose, che si svolgono sia a Dorgali che a Nuoro, che è l’altra Città nella quale esiste una chiesa dedicata alla Beata Maria Gabriella. Alle celebrazioni religiose ed alla processione che si svolge per le vie del paese con la partecipazione di gruppi folcloristici, seguono manifestazioni civili di contorno, come il rinfresco offerto a tutti i partecipanti, la serata musicale ed il concerto conclusivo. La festa è organizzata dai FedAles della leva dei cinquantenni.

La piazza Fancesco Fancello con il murale dedicato a Salvatore Fancello

Sempre lungo la via Alfonso La Marmora, subito dopo il civico numero 110 prendiamo alla destra della strada, la via Felice Cavallotti, una stretta strada che si trova proprio di fronte alla via Francesco Ignazio Mannu. Percorsa una cinquantina di metri, la via Felice Cavallotti sbocca nella piazza Francesco Fancello, dedicata al politico, giornalista e scrittore italiano, originario di Dorgali da parte di padre, che è stato un antifascista di primo piano, padre fondatore del Partito Sardo d’Azione e figura chiave della Resistenza, del quale abbiamo riporato la biografia nella precedente pagina.

Dorgali-Il murale Omaggio a Salvatore FancelloSu un edificio alla destra della piazza è presente un murale Omaggio a Salvatore Fancello, nel quale è raffigurata una figura maschile circondata da figure animali stilizzate, a destra dipinto un albero. Il murale stato realizzato nel 2001 da Ferdinando Medda e da un gruppo di allievi nell’ambito di un laboratorio sul muralismo. Ferdinando Medda un muralista, scultore e ceramista, nato a Serramanna nel 1048, che ha contribuito alla diffusione del movimento in diversi centri dell’Isola, anche attraverso laboratori dedicati al muralismo. In numerose opere, la sua ricerca artistica incentrata sulla valorizzazione del patrimonio segnico e simbolico dell’et nuragica, in composizioni ben integrate al contesto architettonico e in perfetto equilibrio tra antico e contemporaneo. Questo murale appresenta un omaggio al maestro ceramista e pittore dorgalese Salvatore Fancello.

Percorriamo fino in fondo la via Alfonso La Marmora e raggiungiamo il quadrivio detto Su Ponte

Percorriamo fino in fondo la via Alfonso La Marmora, che è la via principale del paese lungo la quale si svolge la passeggiata e sulla quale si affacciano le tante botteghe di artigianato locale. Alla destra dlla strada, al civico numero 108 della via Alfonso La Marmora, è presente la sede della Pro Loco, l’associazione turistica nata con lo scopo di valorizzare e promuovere il territorio del Comune di Dorgali, che offre ottime indicazioni con molta gentilezza da parte del personale. 

Dorgali-La via Alfonso La Marmora Dorgali-Soffitto di una abitazione privata in una traversa di via Alfonso La Marmora Dorgali-Ingresso della Pro Loco di Dorgali

Verso la fine di via Alfonso La Marmora, sul lato destro della strada al civico numero 136, si trova il bar Carpe Diem.

Il bar Carpe Diem oggiIl bar Carpe Diem nel 2001 anno dello scudetto della RomaUn tempo, ogni anno nelle nostre visite a Dorgali, facevamo una simpatica tappa nel caratteristico bar Carpe Diem il quale, in base alla fede calcistica del suo proprietario, era frequentato dai giovani e da numerosi tifosi della squadra di calcio della Roma, stranamente presenti numerosi qui in Barbagia. Le foto sono del 2001, l’anno in cui la squadra della Roma ha vinto lo scudetto. Oggi il bar, con i suoi tavolini direttamente nella passeggiata del paese, ha cambiato gestione ed è stato trasformato in un bar normale, mentre il precedente proprietario, Francesco Carpinelli, si è trasferito al Garden Bar di Cala Gonone.

Proseguendo, la via Alfonso La Marmora termina in un quadrivio, detto Su Ponte, dove si immette dalla sinistra la via del Mare, proveniente dalla parte alta del paese, ed a destra parte il corso Umberto I, che è un lungo viale in discesa lungo il quale si svolgono le corse dei cavalli durante le manifestazioni del ferragosto dorgalese.

Dorgali-La via del Mare Dorgali-Il corso Umberto I Dorgali-Il palazzo tra il corso Umberto I e la prosecuzione della via Alfonso La Marmora

Il primo edificio alla sinistra del corso Umberto I, che si trova tra questo e la prosecuzione della via Alfonso La Marmora, è un compatto ed imponente palazzo in muratura portante di pietra con ambienti voltati a vela in laterizio. Occupa una superficie rettangolare di circa dodici per venti metri, che si trova all’inizio del corso Umberto I alla sinistra, e che sul corso si affaccia con una massiccia loggia al primo piano, che probabilmente in origine era presente anche al piano terra, che al secondo diventa terrazza con parapetto in ferro battuto. Il prospetto principale si affaccia invece sulla prosecuzione della via Alfonso La Marmora, è ordinato e simmetrico, con prevalenza di pieni sui vuoti, alterato da successive aperture incongrue dovute a cambio a funzione commerciale del lato nord.

Le botteghe ed i negozi di artigianato con i pannelli di ceramica presenti nel centro storico

Le vie del paese, soprattutto via Alfonso La Marmora e corso Umberto I, con i numerosi vicoli che da loro si dipartono, sono caratterizzate dalla tipiche Botteghe e negozi di artigianato. Importante infatti a Dorgali è l’artigianato: i tipici lavori in filigrana d’oro e d’argento, manufatti in pelle ed i classici zainetti chiamati Tascheddas, ceramiche decorate come piatti decorati e vasi, tappeti tipici sardi e quelli esclusivi di Dorgali con nodo di tipo orientale, scialli ricamati, e molto altro.

Dorgali-botteghe e negozi di artigianato: filigrana d’argento e d’oro Dorgali-botteghe e negozi di artigianato: donna dorgalese fuori da una bottega di artigianato Dorgali-botteghe e negozi di artigianato: il pelle, coltelli, vimini, legno Dorgali-botteghe e negozi di artigianato: il pelle, legno, tappeti Dorgali-botteghe e negozi di artigianato: il pelle, vimini, ceramiche, legno Dorgali-botteghe e negozi di artigianato: ceramica, coltelli, pelle e altro Dorgali-botteghe e negozi di artigianato: ceramica e oggettistica varia Dorgali-botteghe e negozi di artigianato: ceramica

Tra le attività artigianali per le quali Dorgali è conosciuta, una delle principali è la lavorazione della ceramica. La Scuola dorgalese di ceramica moderna, fondata da Ciriaco Piras, è stata portata avanti da Simeone Lai e successivamente rinnovata da Salvatore Fancello. Caratteristica del paese sono, quindi, nel suo centro storrico, non tanto i murali come negli altri paesi della Barbagia, quanto i numerosi pannelli di ceramica, con scene che descrivono momenti della vita barbaricina.

Dorgali-un murale sulle case del paese Dorgali-La giornata dei pastori Dorgali-Il pranzo dei pastori Dorgali-l’aratura width= Dorgali-donne di Barbagia Dorgali-La vendemmia Dorgali-La festa Dorgali-l’interno di una mescita Dorgali-bisione de Emigrau

Il corso Umberto I con la caratteristica Funtana Manna

Dorgali-Il corso Umberto IDalla via Alfonso La Marmora abbiamo preso sulla destra il corso Umberto I, lungo la quale si svolgono le corse dei cavalli durante le manifestazioni del ferragosto dorgalese. Il corso Umberto I è lungo settecento metri, e, dirigendosi verso ovest, andrà a sboccare sulla circonvallazione di valle del paese. Percorsi circa centoventi metri lungo il corso Umberto I, vediamo, sulla sinistra della strada, la piazza Funtana nella quale si trova la caratteristica Funtana Manna, ossia la fontana grande. Dorgali-La fontana di via Umberto con i pannelli decorati in ceramicaL’elemento principale della piazza è proprio la fontana con quattro fonti di acqua fresca, che occupa un intero lato della piazza. La fontana risale al 1884, è stata ristrutturata nel 1994 e decorata con pannelli di ceramica smaltata assemblati per formare un murale che rievoca il bestiario immaginario del pittore e scultore Salvatore Fancello. L’opera porta la firma del ceramista Gianluigi Mele, nato a Dorgali nel 1946, che con la sua rappresentazione ha voluto rendere omaggio al celebre pittore e scultore dorgalese. La Funtana Manna non è solo una sorgente, ma il cuore storico del paese. Dorgali, infatti, è cresciuta a ridosso del fiume. L’antico corso d’acqua che scorreva nel rio di San Giovanni, detto anche Riu Surcale o rio di Funtana Manna, è stato coperto alla fine dell’Ottocento per creare Corso Umberto I, il principale viale alberato del paese.

La Boblioteca Comunale intestata a Giovanni Mulas

Proseguendo lungo il corso, a una trentina di metri dalla piazza Fontana, al civico numero 19 del corso Umberto I, si trova l’edificio che ospita la Biblioteca Comunale di Dorgali che è stata intestata a Giovanni Mulas, noto come don Zuanni, il quale ha svolto l’importante ruolo di maestro elementare, trasmettendo la cultura e l’amore per il territorio sardo, ed è stato autore di una celebre raccolta di versi in lingua sarda, e del quale abbiamo riporato la biografia nella precedente pagina. Dal confronto tipologico e stilistico degli edifici locali coevi si può datare la costruzione di questo edificio ai primi del Novecento.

Dorgali-Biblioteca Comunale Giovanni Mulas: facciata sinistra Dorgali-Biblioteca Comunale Giovanni Mulas: prospetto principale Dorgali-Biblioteca Comunale Giovanni Mulas: facciata destra

L’edificio in muratura portante in pietra e copertura a padiglione, è nato come Mercato Civico, poi riconvertito a Biblioteca. Ha una pianta rettangolare allungata che misura circa ventisette per nove metri, si eleva per un solo piano ed è caratterizzato nel prospetto principale su corso Umberto I dall’alternanza bilanciata di pieni e vuoti. Sono centinati nei lati esterni, privi di arco, mentre i tre centrali sono ravvicinati per enfatizzare l’ingresso. I due prospetti corti sono invece caratterizzati da una serie di tre arcate chiuse da infissi, quella centrale più ampia ma con stessa linea di imposta e di colmo dell’arco che risulta quindi irregolare e non a tutto sesto come i due laterali.

Dopo la piazza Roseddu raggiungiamo la piazza Caduti sul Lavoro con la scultura Il Teatro della Vita

Dorgali-La piazza RosedduPercorsa una sessantina di metri lungo il corso Umberto I, alla sinistra della strada si sviluppa la piazza Roseddu, una piccola piazza con al centro una fontana, nella quale sono prsenti diverse attività commerciali come un Tabacchi e una Pizzeria. Dopo la piazza Rosedda parte verso sinistra la via Vittorio Emanuele, che si dirige verso sud ovest.

Dorgali-La piazza dei Caduti sul Lavoro fotografata qualche anno faUna quarantina di metri più avanti alla sinistra della strada, subito prima del vico Umberto, si apre una piazza, chiamata piazza dei Caduti sul Lavoro, nella quale è presente una bella scultura commemorativa dei Caduti sul Lavoro realizzata dall’artista dorgalese Antonio Fancello, che porta il nome Il Teatro della Vita. L’opera è stata realizzata in seguito alla iniziativa di un comitato che si era costituito per volont del presidente provinciale e regionale dell’Anmil, l’associazione nazionale degli invalidi sul lavoro. L’obiettivo era realizzare un monumento che ricordasse tutti i caduti sul lavoro nel paese. Il progetto era partito in sordina e nel giro di pochi mesi era riuscito a coinvolto altre persone e, soprattutto, aveva trovato la collaborazione e la disponibilit del comune di Dorgali. Il lavoro di Antonio Fancello era stato giudicato da una apposita giuria di esperti quello pi adeguato allo scopo ed era stato scelto tra sette opere, tutte rigorosamente di artisti di Dorgali. Quella di Antonio Fancello un opera grandiosa , l’aveva definita il presidente del comitato, Michele Pireddu, che poi si era impegnato per raccogliere i fondi necessari per la realizzazione dell’opera che voleva essere un riconoscimento a quanti hanno perso la vita sul lavoro.

Dorgali-L’opera il Teatro della Vita di Antonio Fancello Dorgali-L’opera il Teatro della Vita di Antonio Fancello Dorgali-L’opera il Teatro della Vita di Antonio Fancello Dorgali-L’opera il Teatro della Vita di Antonio Fancello Dorgali-L’opera il Teatro della Vita di Antonio Fancello

Nel centro dell’opera artistica che è composta da due colonne, diverse sculture e una struttura lineare in ferro, è presente una targa che recita la spiegazione dell’opera collegata all’onore di coloro che sono caduti sul lavoro, con le parole di Michele Piruddu: «L immane sforzo, la bontà infinita / è giusto premio al sacrificio loro / oh, dorgalesi, caduti sul lavoro! / Per voi il teatro della vita / a meditar, riflettere c invita / e al dovuto rispetto. Non sol l’alloro, / ma la prece costante per costoro / e una lacrima calda al cuor sfuggita. / Il tempo, la mano, la memoria / integro conservi com è nei cuori / il ricordo di chi la vita diede / per il lavoro ed in sua mercede. / Oh Dorgali! Nel libro dei valori / rilega questa pagina di storia». Altri due elementi presenti sono le due opere in ceramica colorata e leggermente in rilievo, che si trovano appese a due pareti laterali della piazza.

Il Civico Museo Salvatore Fancello

Dorgali-Civico Museo Salvatore FancelloSubito dopo l’edificio che chiude a destra la piazza dei Caduti sul Lavoro, si trova una piazzetta all’interno della quale, al civico numero 37 del corso Umberto I, si trova l’ingresso del Civico Museo Salvatore Fancello. Il Museo accoglie alcune opere del ceramista noto per il suo grande talento nel modellare la creta e nel disegnare, che è passato come una meteora nel mondo culturale, dato che è morto in guerra quando non aveva ancora compiuto i venticinque anni sul fronte albanese a Bregu Rapit, e non conserva che una piccola parte della sua vasta produzione. Tra le opere esposte, alcune ceramiche che fanno parte del suo bestiario, con i ragguardevoli risultati raggiunti i quali rimandano a un mondo infantile e favoloso che finisce per contrassegnare la sua vicenda artistica. Si alterna così, in un Eden miracolosamente ritrovato, un corteo di animali domestici e selvatici caratterizzati da pose e colorazioni desuete, prive di qualsiasi verosimiglianza naturalistica. Tra queste ceramiche riportiamo qui l’elefante ed il cinghiale, oltre a una figura adulta inginocchiata che sorregge un piccolo animale posato sulle spalle di un bambino e sostenuto dalle mani dell’adulto.

Salvatore Fancello: elefante, ceramica in terra refrattaria graffita e colorata del 1934-37 Salvatore Fancello: cinghiale, ceramica in terra refrattaria graffita e colorata del 1934-37 Salvatore Fancello: figura che sorregge un animale con bambino, ceramica in terra refrattaria graffita e colorata della prima metà degli anni trenta

Sono, poi, esposte diverse sue composizioni a china e ad acquarello.

Salvatore Fancello: Ariete con pecora, china e acquarello su carta Salvatore Fancello: allegoria della musica, china su carta del 1935-36 Salvatore Fancello: allegoria della storia, china su carta del 1935-36 Salvatore Fancello: allegoria del Teatro, china su carta del 1935-36 Salvatore Fancello: china su carta Salvatore Fancello: china su carta Salvatore Fancello: china su carta Salvatore Fancello: cavalli e istrici, china su carta del 1936 Salvatore Fancello: china su carta Salvatore Fancello: Figura femminile, china su carta Salvatore Fancello: Bovini al pascolo, tempera su carta del 1937

Sono presenti anche alcune formelle in terracotta ingobbiata e dipinta.

Salvatore Fancello: formella in terracotta ingobbiata e dipinta sottovetrina Salvatore Fancello: formella in terracotta ingobbiata e dipinta sottovetrina

Ma, soprattutto, è esposto il cosiddetto Disegno ininterrotto, realizzato nel 1938 a china e aquerello su un rotolo di carta da telescrivente, lungo quasi sette metri con scene campestri e animali fantastici, che Salvatore regalò a Costantino Nivola, il suo amico di Orani, nel giorno del suo matrimonio con Ruth Guggenheim. Pochi giorni dopo, Costantino e Ruth espatriarono verso gli Stati Uniti a causa delle Leggi Razziali.

Dorgali-Museo Salvatore Fancello: la sala con esposto il Disegno ininterrotto Salvatore Fancello: Disegno ininterrotto, china e acquerello su carta da telescrivente lungo quasi sette metri, del 1938

E questo disegno già da solo giustifica una visita a questo museo. Lo abbiamo fotografato in diverse parti, e, nonostante i riflessi della luce sui vetri che lo ricoprivano, l’immagine ricomposta può dare un’idea del suo fascino e della sua bellezza.

La Casa Dore che ospita il Municipio di Dorgali

Passata la piazzetta che ospita il Civico Museo Salvatore Fancello, alla sinistra della strada al civico numero 37 del corso Umberto I, si trova la Casa Dore, lo storico edificio signorile ottocentesca che nel corso del Novecento stata adattata a sede municipale. Lo stile è quello della architettura civile sarda ottocentesca, con influenze piemontesi e toscane portate dai funzionari sabaudi, ma reinterpretate con materiali e proporzioni locali. L’edificio in muratura in pietra locale, con intonaco chiaro o lasciata a vista nelle parti pi antiche, ha un portale centrale in pietra scolpita, di dimensioni importanti, che funge da ingresso principale del Municipio. È dotato di finestre regolari su due piani, con cornici in pietra e infissi in legno, ha un balcone in ferro battuto al piano nobile, elemento distintivo delle case padronali dorgalesi, e la simmetria della facciata è tipica delle abitazioni borghesi dell’Ottocento.

Dorgali-Dalla piazzetta che ospita il Museo al Municipio di Dorgali Dorgali-La casa Dore, storica sede del Municipio di Dorgali Dorgali-L’ingresso del Municipio di Dorgali

La Casa Dore ancora oggi ospita il Municipio, con la sua sede e gli uffici che forniscono i loro servizi agli abitanti di Dorgali. Sono gli uffici che si occupano di Servizi Demografici, affari Generali, Pubblica Istruzione, Polizia Municipale, Cultura e servizi sociali, area Finanziaria, attività Produttive e Turismo, area Tecnica llPP e Urbanistica. Al Municipio si accede da una scalinata che precede l’edificio.

Il Monumento ai Caduti in Guerra

Dal Municipio di Dorgali, proseguiamo per circa duecento metri in direzione ovest lungo il corso Umberto I, e vediamo alla sinistra della strada la piazza dei Caduti in Guerra, una piazza alberata al centro della quale si trova il Monumento ai Caduti in Guerra. Il monumento è stato commissionato dall’Amministrazione Comunale negli anni Sessanta del Novecento, ma è rimasto in un deposito all’aperto per più di un decennio, per essere finalmente collocato nella piazza dei Caduti nel 1975. Si tratta di un imponente monumento a obelisco alto ben sei metri, nel quale quattro scalini portano alla base troncopiramidale, sulla quale si innestano due elementi a parallelepipedo con modanature rigidamente geometriche. Finalmente si sviluppa l’obelisco coronato da una cuspide, al cui interno è una lampada votiva animata da una lunghissima fiamma ricurva. Sulle fronti dell’obelisco sono le lapidi con l’elenco dei soldati caduti nella Grande Guerra, nelle guerre d’Africa orientale, di Spagna e nella seconda guerra mondiale.

Dorgali-Il Monumento ai Caduti in Guerra Dorgali-Monumento ai Caduti in Guerra: formelle sopra le lapidi Dorgali-Monumento ai Caduti in Guerra: sulla base figura di soldato riverso su un fianco

Al di sopra delle quattro lapidi sono delle formelle scolpite a rilievo, che raffigurano nella fronte principale la bandiera italiana, in quella opposta un sommergibile, nella fronte destra un elmo con pugnale, nella fronte sinistra un aeroplano. Sulla base, oltre i gradini, si trova una piccola figura di soldato riverso su un fianco mentre abbraccia la bandiera e stringe una bomba a mano, ed inoltre un trofeo militare in bronzo, e una lampada votiva riccamente decorata.

Le chiese nel centro storico edificato sopra il Castro fortificato medioevale

Dopo essere entrati nell’abitato di Dorgali, vediamo ora le chiese che si trovano nel suo centro storico e che ne costituiscono una delle principali attrattive. Si consideri che all’interno dell’abitato di Dorgali, sia qui che fuori dal suo centro storico, sono presenti ben nove chiese.

La piazza Santa Croce

Dorgali-La piazza Santa CroceIn corso Umberto I, a poco più di metà della strada tra la Funtana Manna ed il palazzo del Municipio, subito prima della piazza dei Caduti sul Lavoro, arrivati in piazza Roseddu prendiamo sulla destra la via Vittorio Emanuele, che seguiamo per sessanta metri poi, appena passato l’incrocio con la via Roma, troviamo alla sinistra della strada la piazza della Santa Croce. La piazza si trova nel quartiere di Sa Porta, che indicava la porta principale dell’abitato, rivolta a est, la quale era collocata nelle prossimità dell’attuale via Vittorio Emanuele ed era il principale accesso al Castro fortificato medioevale, che si sviluppava su un’altura tra due fiumi, a nord il Rio del Castro poi diventato Rio di Sa Lepora, ossia della lepre, che oggi è diventata la via Galileo Galilei, ed a sud il Rio di San Giovanni Battista, che oggi è diventato il corso Umberto I. La piazza Santa Croce è stata realizzata in una zona dell’abitato nella quale erano presenti due chiese.

Le chiese che erano presenti nella piazza Santa Croce

Nel diciassettesimo secolo, in un area centrale del borgo, era stata costruita la chiesa della Santa Croce, eretta come sede della Confraternita della Santa Croce, che aveva una facciata semplice in pietra e un piccolo campanile a vela. In seguito, poco prima dell’attuale piazza lungo l’asse viario principale, nel diciottesimo secolo la Confraternita del Rosario aveva costruito la chiesa del Rosario, realizzata in stile barocco sobrio, con decorazioni interne e altare ligneo.

Dorgali-La targa commemorativa della chiesa del Rosario Dorgali-La lapide commemorativa della chiesa della Santa Croce

Successivamente, con la riorganizzazione del centro storico, l’area circostante si è densificata con abitazioni e botteghe artigiane. Negli anni cinquanta del Novecento sono stati avviati lavori di modernizzazione urbana, ed il Comune ha avviato un piano di ampliamento del centro per favorire la viabilità e creare spazi pubblici.

Dorgali-Dove si trovano le targhe commemorativeEssendo già stata edificata la chiesa parrocchiale di Santa Caterina d’Alessandria, le chiese minori vengono considerate non più funzionali, e negli anni sessanta viene demolita la chiesa del Rosario. L’edificio viene raso al suolo per realizzare un parcheggio e migliorare l’accesso alla piazza, ed una targa commemorativa viene posta dove c’erano le vecchie mura. E all’inizio del ventesimo secolo viene demolita anche la chiesa della Santa Croce, completando la trasformazione della piazza in uno spazio aperto. Nel pavimento al centro della piazza viene collocata una lapide, esattamente nel punto dove sorgeva l’edificio sacro. Alla fine del ventesimo secolo è stata pavimentata e sistemata la piazza Santa Croce, che è venuta ad assumere l’aspetto attuale, con pavimentazione in pietra, arredo urbano moderno, spazi pedonali e parcheggi laterali. La targa commemorativa della chiesa del Rosario si trova oggi nell’area del parcheggio che si trova tra il lato meridionale della chiesa parrocchiale di Santa Caterina e la via Vittorio Emanuele II. La lapide commemorativa della chiesa della Santa Croce si trova, invece, nel pavimento al centro della piazza Santa Croce, tra il palazzo Santa Caterina al civico numero 2 della piazza Santa Croce e l’incrocio con la via Giuseppe Garibaldi, sul lato est della Chiesa di Santa Caterina.

Nella piazza Santa Caterina si trova la chiesa parrocchiale di Santa Caterina d’Alessandria

Dorgali-La chiesa parrocchiale di Santa CaterinaProseguendo verso sinistra, dalla piazza Santa Croce arriviamo nella piazza Santa Caterina, dove troviamo sulla destra la facciata della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria ultimata nel giugno del 1745, anno della solenne inaugurazione, la cui attuale configurazione è dovuta ai rimaneggiamenti ottocenteschi. La chiesa è stata edificata nel quartiere di Sa Serra come chiesa parrocchiale, e andava a sostituire l’abbandonata parrocchiale medioevale dedicata ai Santi Cornelio e Cipriano, che con il passare dei secoli si era rivelata inadatta alle crescente popolazione di Dorgali. La costruzione della nuova parrocchiale e dei locali rettorali annessi, caratterizzati entrambi dalle notevoli dimensioni rispetto alle chiese del circondario, avevano fatto di Dorgali una possibile sede della ricostituenda Diocesi di Galtellì abolita nel 1495, ma l’omicidio di Monsignor Francesco Cao, inviato del vescovo di Cagliari, ha fatto tramontare definitivamente la candidatura di Dorgali come sede della nuova diocesi in Barbagia e nelle Baronie. Proprio allora ha preso piede la candidatura di Nuoro e la ricostituzione della diocesi si è avuta lì nel 1779. Nei pressi della chiesa, in periodo medioevale, era situato un Cimitero. La facciata della chiesa, divisa in due ordini è in stile neoclassico, e dà su un sagrato munita di sedili in granito. Intonacata di rosa è movimentata da sei lesene bianche le quali incorniciano i tre portali, ed al di sopra del più grande, al centro, si osserva un frontone con ampio cornicione, ed una finestrella a semiluna poggiante sul marcapiano e racchiusa all’interno di due lesene. Sul lato sinistro un ponte in muratura collega la chiesa alla casa rettorale. Sulla piazzetta rettorale dà anche il retro del transetto sinistro la cui parete forma un’abside irregolare. La chiesa possiede tre navate con pianta a croce, cappelle laterali e transetto, si presenta come una massiccia costruzione per l’avvenuta aggiunta in epoche successive di alcuni ambienti per uso della parrocchia. Sormontata da una cupola a base ottagonale mentre sulla destra svetta un campanile a canna quadra con orologio.

 

Dorgali-Chiesa parrocchiale di Santa Caterina: facciata Dorgali-Chiesa parrocchiale di Santa Caterina: facciata Dorgali-Chiesa parrocchiale di Santa Caterina: campanile Dorgali-Chiesa parrocchiale di Santa Caterina: il portone in bronzo

L’interno è caratterizzato dalla notevole altezza rispetto alla profondità delle navate, le campate della navata centrale sono tre, con volta a botte e tre cappelle laterali per parte anch’esse con volte a botte come il presbiterio e i transetti, mentre le navate laterali hanno volte a vela crociera. La struttura poggia su grossi pilastri a sezione quadrata. Al centro del presbiterio si vede la semplice cupola, a forma circolare con tre finestre, che insiste su pennacchi triangolari. Nella prima Cappella a destra si trova il fonte battesimale di marmo policromo tipico settecentesco. L’imponente altare ligneo scolpito all’interno è stato fatto erigere nel 1814 in uno stile misto neoclassico e barocco, mentre il pulpito marmoreo risale al 1830. Alla base della scala presbiteriale due leoni di marmo bianco sorreggono le balaustre. Sul fondo dell’abside è presente un grande affresco che rappresenta il Martirio di Santa Caterina, opera del pittore dorgalese Pietro Mele.

Dorgali-Chiesa parrocchiale di Santa Caterina: interno Dorgali-Chiesa parrocchiale di Santa Caterina: altare Dorgali-Chiesa parrocchiale di Santa Caterina: affresco sul fondo dell’abside

Nel presbiterio al centro dell’altare c'è la nicchia con la statua settecentesca della Santa titolare che sostiene una spada nella mano destra e la palma del martirio ed un libro nella mano sinistra. La chiesa, all’interno, conserva due preziosi altari lignei in stile barocco spagnolo, di un tipo molto raro nel nuorese. L’altare più interessante è quello del transetto destro, costituito da una maestosa ancona di legno dorato su fondo verde di ispirazione spagnola, che costituisce la più interessante opera lignea di tutte le chiese della Barbagia in stile barocco sardo, con cinque nicchie contenenti altrettante statue lignee forse di bottega napoletana e un dipinto centrale. Nel transetto sinistro è presente una notevole ancona lignea fatta costruire nel 1957, dalla famiglia Fancello Ungredda ad opera di artisti di Ortisei, su imitazione della settecentesca ancona del transetto destro, su legno dorato su fondo marrone.

Dorgali-Chiesa parrocchiale di Santa Caterina: la statua della Santa Dorgali-Chiesa parrocchiale di Santa Caterina: altare ligneo settecentesco nel transetto destro Dorgali-Chiesa parrocchiale di Santa Caterina: altare ligneo del 1957 nel transetto sinistro

Santa Caterina d’AlessandriaDella vita di Santa Caterina d’Alessandria, oltre all’incerta data di nascita e al fatto che fu sottoposta a martirio ad Alessandria d’Egitto, si sa poco ed è difficile distinguere la realtà storica dalle leggende popolari. Secondo la tradizione era una principessa egiziana che, in occasione dell’insediamento ad Alessandria del governatore Massimino Daia, venne invitata a palazzo e nel bel mezzo dei festeggiamenti con sacrifici di animali agli dei, rifiutò i sacrifici e chiese al governatore di riconoscere Gesù Cristo come redentore dell’umanità. Venne condannata a morte con il supplizio della ruota dentata, la quale si ruppe e costrinse Massimino a far decapitare la Santa e, sempre secondo le varie leggende, il suo corpo sarebbe stato trasportato dagli angeli fino a sopra il Sinai. Le tradizioni ortodossa e cattolica di rito bizantino la venerano col titolo di megalomartire.

Dorgali-Festa patronale di Santa Caterina d’AlessandriaDa oltre duecentocinquantanni, il 25 novembre, a Dorgali si svolge la Festa di Santa Caterina d’Alessandria, che è la Santa patrona di Dorgali, una festa particolarmente sentita dalla popolazione. La festa ha inizio con la novena in onore della Santa patrona Martire, che è seguita dalle messe e dai vespri. Dopo la novena, il giorno della Festa si svolge nel pomeriggio una processione, con il simulacro della Santa che fa il giro delle vie principali del paese, sulle spalle dei fedeli, prima di rientrare nella chiesa parrocchiale. Segue la celebrazione della messa solenne ed, al suo termine, i nuovi priori, che ogni anno vengono nominati dalla coppia priorale uscente, offrono un rinfresco.

Dorgali-Festa copatronale di San SebastianoNella piazza Santa Caterina, la sera del 19 gennaio, si svolge la Festa di San Sebastiano, che è il Santo copatrono di Dorgali, che viene festeggiato con un fuoco analogo a quello previsto per la Festa di Sant’Antonio Abate che descriveremo più avanti. La festa originariamente era curata dai caprari che consideravano San Sebastiano il loro protettore. Anche in questo caso, festa e banchetto organizzato dal priore, offerta di dolci tipici e degustazione dei nuovi vini nelle cantine del rione intorno alla chiesa parrocchiale, vicino alla quale viene fatto il fuoco. Un’occasione da non perdere per un tuffo nella cultura e negli aspetti più arcaici e genuini della tradizione della Barbagia, a ridosso delle successive feste e manifestazioni del carnevale Barbaricino.

I murali in via Montebello

Dorgali-I murali in via MontebelloPassata la piazza Santa Caterina, guardando la facciata della chiesa parrocchiale, alla destra si trova la piazza Rettorale, che si trova alla sinistra della chiesa parrocchiale, dopo la quale parte verso sinistra la via Montebello, sulla quale sono presenti quattro murali che raccontano la Beata Maria Gabriella, e che rappresentano uno dei nuclei più interessanti della produzione muralistica locale. A differenza della vicina Orgosolo, famosa per la sua arte politica, i murali di Dorgali celebrano la vita quotidiana e le tradizioni della Barbagia, con scene di vita agropastorale e donne con abiti tradizionali. I murali sono stati realizzati in diverse fasi, spesso in occasione di iniziative culturali o commemorative, in particolare in occasione della festa per la beatificazione di suor Maria Gabriella nel mese di gennaio 2016, ed alcuni sono stati restaurati o ritoccati negli anni successivi per preservarne lo stato originale.

Dorgali-Il murale che potremmo intitolare Sulla panchinaSulla facciata del primo edificio alla sinistra è presente il primo murale che potremmo intitolare Sulla panchina, il quale presenta un ritratto della comunità dorgalese. Il murale raffigura cinque persone anziane sedute su una panchina, vestite con abiti tradizionali dorgalesi, ossia con gilet scuri, camicie chiare, berretti, scarponi. Le figure sono dipinte in bianco e nero, in forte contrasto con il muro giallo dell’edificio, creando un effetto di memoria sospesa nel tempo. La scena rappresenta un momento di socialit quotidiana, tipico dei paesi del Nuorese, nei quali gli anziani conversano, osservano la strada, custodiscono la memoria collettiva. Il murale costituisce, quindi, un omaggio alla comunit , alla tradizione orale ed alla vita del paese. Ignoriamo il nome dell’autore di questo murale.

Dorgali-Il murale che potremmo intitolare Ritratto di donna dorgaleseSulla facciata a destra rispetto al precedente, è presente il secondo murale che potremmo intitolare Ritratto della Beata Maria Gabriella, il quale raffigura il volto di Maria Gabriella Sagheddu in abito tradizionale dorgalese, rappresentata in bianco e nero con forte intensit espressiva. Il capo coperto da un fazzoletto scuro, mentre il busto mostra un abito a quadri chiuso da un bottone rotondo, tipico dell’abbigliamento femminile di questa località del Nuorese. Lo sguardo diretto, frontale, l’elemento dominante, che comunica dignit , forza, memoria, trasformando il ritratto in un simbolo della identit femminile sarda. La scelta della rappresentazione in monocromo accentua il carattere documentario e commemorativo, come se fosse una fotografia d’epoca riportata sul muro. Ignoriamo il nome dell’autore di questo murale.

Dorgali-Il murale che potremmo intitolare panchinaSulla facciata del successivo edificio, subito a destra rispetto al precedente, sono presenti due murali. A sinistra è presente il terzo murale, che potremmo intitolare Le donne alla porta. Il murale raffigura quattro figure femminili e infantili in abiti tradizionali, disposte attorno all’ingresso di una casa. La scena resa in bianco e nero, con forte attenzione ai volti, ai tessuti e alla postura, creando un effetto di fotografia d’epoca riportata sul muro. La figura centrale, avvolta in uno scialle, in posizione leggermente rialzata sul gradino, e domina la composizione richiamando la figura materna o la donna anziana del nucleo familiare. Una donna pi giovane appare nell’ombra dell’ingresso, suggerendo un interno domestico protetto. Ai lati, due bambini o due adolescenti in abiti tradizionali completano la scena, uno appoggiato al muro, l’altro con le braccia incrociate. L’insieme evoca un momento di vita quotidiana, tipico dei paesi del Nuorese, con la famiglia raccolta davanti alla casa, tra attesa, osservazione e socialit . Il murale celebra la memoria domestica, la solidariet femminile e la continuit delle tradizioni. Ignoriamo il nome dell’autore di questo murale.

Dorgali-Il murale che potremmo intitolare La donna con la broccaEd alla destra, dopo la frase trascritta sul muro Dorgali ai tempi della Beata, è presente il quarto murale che potremmo intitolare La donna con la brocca. Il murale raffigura una figura femminile in abito tradizionale, ritratta in piedi accanto all’ingresso di una casa. La donna indossa una lunga gonna, un grembiule e un copricapo, e porta una grande brocca sulla testa, secondo un gesto tipico della cultura rurale sarda, legato al trasporto dell’acqua o di altri contenitori domestici. La postura, con una mano sul fianco e l’altra vicina alla vita, comunica fierezza, stabilit e autonomia, caratteristiche spesso attribuite alle donne dei paesi del Nuorese. La scena resa in bianco e nero, con forte attenzione ai chiaroscuri e alla texture del muro, creando un effetto di fotografia d’epoca trasformata in immagine murale. Accanto alla figura si nota una porta lignea e un vaso con pianta, elementi che radicano la scena nella quotidianit domestica. Il murale, firmato G. Mulas, stato realizzato nel 2016 e riporta l’indicazione Leva 66. Si tratta quindi di uno dei rari murali dorgalesi con autore identificabile direttamente sull opera.

I resti del palazzo del Balivo

Dorgali-I resti del palazzo del BalivoPassata la piazza Santa Caterina, dalla piazza Rettorale prendiamo la via Montebello, la seguiamo per una quarantina di metri ed arrivamo dove la via Montebello prosegue con la via Quintino Sella, e parte leggermente a sinistra in discesa la stratta via Cagliari che scende fino a sboccare dopo una cinquantina di metri sulla via Roma. Vicino al primo edificio sul lato sinistro quando la via Cagliari sta per confluire sulla via Roma, un edificio con tetto rosso scuro esattamente tra le due vie nel punto in cui si avvicinano, sono ancora oggi presenti i resti del palazzo del Balivo, del tredicesimo secolo, che comprendono anche un breve tratto delle mura nella via Roma al quale sono addossati. Fungeva da sede e residenza del Balivo, che era il capo locale dell’Ordine Ospedaliero Antonita. Nei sotterranei del palazzo del Balivo vi era una cella di sicurezza con una cavigliera, il famoso anello in ferro usato per legare i piedi ai prigionieri. E da questa cella partiva un sottopassaggio che portava fino alla chiesa di Sant’Antonio Abate.

Stemma dei canonici regolari di Sant’Antonio di VienneVerso il 997 un nobile francese, Jocelin de Chateau Neuf, di ritorno da un pellegrinaggio in Terra Santa, port in Francia le spoglie di Antonio Abate, avute in dono, pare, dall’imperatore di Costantinopoli. Le reliquie vennero lasciate a La Motte Saint Didier, vicino a Vienne, dove gi esisteva un priorato benedettino. Qui nel 1095 sorse la prima comunit laicale con fini ospedalieri in Europa, ed i canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne costituivano un ordine i cui membri, chiamati anche cavalieri del fuoco sacro o del fuoco di Sant’Antonio, si dedicavano alle cure degli ammalati di ergotismo, che si prendeva mangiando pane fatto con farina rovinata da un parassita, i quali cercavano grazia e conforto presso i santuari di Sant’Antonio Abate. I monaci dell’ordine, che aiutavano i pellegrini e i malati in tutta Europa, erano conosciuti anche come i Cavalieri del Tau, dato che indossavano una veste nera con una croce azzurra a forma di tau sul cuore. L’ordine è stato successivamente fuso con quello dei Cavalieri di Malta nel 1776.

La chiesa di Sant’Antonio Abate

Dorgali-La chiesa di Sant’Antonio Abate fotografata qualche anno faPassata la piazza Santa Caterina, dalla piazza Rettorale prendiamo la via Montebello, la seguiamo per una quarantina di metri ed arrivamo dove parte leggermente a sinistra in discesa la stretta via Cagliari mentre la via Montebello prosegue con la via Quintino Sella che, dopo una cinquantia di metri, prosegue con la via Giuseppe Garibaldi. Seguendo la via Giuseppe Garibaldi, a circa centocinquanta metri dalla piazza Rettorale, ad angolo con la via Sant’Antonio, troviamo sulla destra la piazzetta Sant’Antonio, sulla quale si affaccia l’ingresso della chiesa di Sant’Antonio Abate, edificata nel Seicento nel quartiere di Sa Serra nel cuore del paese, e che è poco distante dalla chiesa parrocchiale di Santa Caterina d’Alessandria.

Dorgali-La chiesa di Sant’Antonio Abate oggi Dorgali-Chiesa di Sant’Antonio Abate: il portale di ingresso

All’interno presenta un unica navata divisa in quattro campate, con volta di travi e tavolato di ginepro. La nicchia centrale del presbiterio accoglie due statue di Sant’Antonio Abate, più grande quella centrale e più piccola quella a destra, ed una statua della Madonna.

Dorgali-Chiesa di Sant’Antonio Abate: la statua grande di Sant’Antonio Dorgali-Chiesa di Sant’Antonio Abate: la statua piccola di Sant’Antonio

Dorgali-Il falò per la Festa di Sant’Antonio AbateIl 16 gennaio, alla vigilia della celebrazione del Santo, nella piccola piazza davanti alla chiesa si svolge a Festa di Sant’Antonio Abate. A Dorgali il fuoco di Sant’Antonio viene realizzato quasi interamente con frasche di rosmarino, sistemate in una grande catasta conica realizzata attorno a su pinnone, un tronco d’albero che funge da sostegno della pira, ed in cima al quale viene collocata una croce, anch essa fatta con frasche di rosmarino e decorata con le arance. Immediatamente prima dell’accensione, il prete benedice il fuoco ed impartisce la benedizione alla gente, compiendo con i priori e con i fedeli, tre giri propiziatori intorno alla catasta e recitando le preghiere al Santo. Subito dopo l’accensione del fuoco molti ragazzi salgono sulla sommità dello stesso po che alare sos aranzos, ossia compiendo un rito di grande coraggio, che consiste nella scalata della catasta, ormai quasi totalmente avvolta dal fuoco, sino alla sommità dove sta la croce di rosmarino, staccare le arance benedette e lanciarle verso la gente che assiste allo spettacolo. Davanti al fuoco avviene una distribuzione di pani benedetti e piatti tradizionali a base di fave e dolci di sapa e miele, oltre al dolce della festa, ossia su pistiddu, composto di due sfoglie di pasta con una marmellata derivata dal vincotto. Per l’occasione le cantine del rione si aprono per offrire ai partecipanti il primo vino Cannonau della stagione. Il fuoco brucia tutta la notte, ed il disegno del fumo suggerisce auspici e profezie.

La chiesa della Madonna delle Grazie o della Vergine Assunta

Dorgali-La chiesa delle GrazieProseguendo per centocinquanta metri sulla via Giuseppe Garibaldi arriviamo a vedere, alla sinistra della strada, la piazza delle Grazie, nella quale si trova la chiesa della Madonna delle Grazie, ossia Sa Cresia de Sas Grassias, chiamata anche chiesa della Vergine Assunta. Il doppio nome deriva da una sovrapposizione di due titoli mariani, il titolo di Vergine Assunta, ossia Maria assunta in cielo, con la quale appariva in documenti più antichi o in alcune iscrizioni, ed il titolo di Madonna delle Grazie, ossia Maria dispensatrice di grazie, con il quale appare nel linguaggio locale e nelle mappe più moderne. In periodo medioevale era costituita solo da una piccola Cappella dedicata a Santa Maria, che si trovava all’estremo occidentale della parte fortificata del Castro medioevale di Dorgali. Era conformata a torre, ossia una chiesa torraia, e che era la chiesa della Guardia giudicale. La sua impostazione architettonica è riferibile ai Templari, come attesta anche la sua dedicazione a Santa Maria, un retaggio bizantino confermato nella tradizione templare, ed aveva la facciata rivolta ad ovest con le entrate laterali antiche, oggi murate, rivolte a nord e a sud. La presenza di quest’Ordine religioso era, forse, legato al traffico dell’argento delle miniere di Lula, ed anche la tradizione orafa dorgalese è nata con gli argentieri nel periodo medioevale. La chiesa è stata, poi, ampliata in periodo aragonese sull’edificio preesistente, tanto che sui muri a sud ed a nord si nota l’antica posizione delle porte e delle scale degli edifici medioevali, oggi murate. La chiesa è stata di recente sottoposta ad alcuni importanti interventi di restauro.

Dorgali-Chiesa delle Grazie: facciata Dorgali-Chiesa delle Grazie: veduta laterale

La chiesa delle Grazie è intonacata solo nella facciata, mentre lateralmente affiora la scura pietra basaltica, che ne esalta l’estetica. Fino al diciannovesimo secolo in questa chiesa si sono riuniti i gruppi di difesa civica, prima nel Medioevo la Scolca del Castro di Dorgali, che era un gruppo di uomini armati con a capo un maiore, costituito per difendere un particolare territorio da offesa nemica, ed in ultimo, in epoca moderna, i barracelli.

Dorgali-Chiesa delle Grazie: altare Dorgali-Chiesa delle Grazie: la Cappella dedicata a Santa Maria Dorgali-Chiesa delle Grazie: le statue nella cappella

A questa chiesa è dedicata la Festa più importante del paese, ossia la Festa di Santa Maria Vergine Assunta, che si svolge il 15 di agosto, proprio il giorno in cui si ricorda l’Assunzione della Madonna in cielo, al culmine del Mesaustu Durgalesu, ossia del ferragosto dorgalese.

Di fronte alla chiesa delle Grazie era ubicata la chiesa scomparsa dei Santi Cornelio e Cipriano

Sempre nel quartiere Sa Serra, all’estremità ovest del Castro fortificato medioevale, di fronte alla chiesa delle Grazie, dove oggi si trova il vecchio Campo Sportivo di Dorgali, nel tredicesimo secolo era ubicato il Santuario territoriale scomparso costituito dalla grande chiesa dei Santi Cornelio e Cipriano, ossia di Santu Croneli e Cripiane. Dorgali-Ricostruzione della chiesa dei Santi Cornelio e CiprianoLa chiesa, che era stata la parrocchiale di Dorgali dalla fine del quattordicesimo secolo fino a tutto il sedicesimo secolo. La chiesa dei Santi Cornelio e Cipriano era dotata di un campanile di grandi dimensioni, e ad essa era annesso il vecchio Cimitero del paese. San Cipriano era il patrono di Cartagine, e la dedica ad esso di una chiesa testimonia l’antico legame commerciale e politico tra questa città africana e la costa dorgalese. La sua collocazione indica che il nucleo religioso originario del paese non era dove oggi si trova Santa Caterina, ma pi a nord, nell’area di Sa Serra. All’inizio del diciottesimo secolo questa chiesa divenne troppo piccola e inadatta per la popolazione in crescita, venne quindi abbandonata e sostituita quando si decise di ampliare la preesistente chiesetta di Santa Caterina, trasformandola nella nuova grande parrocchiale inaugurata nel 1745. La costruzione della nuova chiesa di Santa Caterina segn quindi la fine della funzione parrocchiale dei Santi Cornelio e Cipriano. Di essa oggi non rimane alcun elemento visibile, e la sua esistenza è ricordata solo nelle descrizioni storiche delle altre chiese del paese. I due Santi sono, però, ancora i compatroni del paese e le loro statue sono conservate nel transetto sinistro della chiesa parrocchiale, vicino all’altare secondario dedicato ai Santi patroni.

Vessillo dei Santi Cornelio e CiprianoIl presbitero Cornelio, nato da nobile famiglia a Roma nel 180 circa, per la sua bont , prudenza e umilt venne eletto papa nel 251. Prima di lui, in un tempo di sede vacante, aveva retto la Chiesa il dotto presbitero Novaziano, il quale era stato il primo teologo romano a usare la lingua latina, e che aspirava ad accedere al vescovato. Quando fu eletto Cornelio, Novaziano lo contrast e si autoproclamò papa, scatenando uno scisma rigorista nel quale accusava il legittimo papa di cedimento verso i lapsi, in latino i caduti, quei cristiani che, durante le persecuzioni del terzo secolo nell’Impero Romano, avevano rinnegato la propria fede. Frattanto Tascio Cecilio Cipriano nato a Cartagine verso il 210, avvocato di professione, si convert al cristianesimo nel 246 e, nel 249, fu eletto vescovo della sua citt . Condividendo l’atteggiamento misericordioso di Cornelio verso chi era caduto nell’apostasia, Cipriano si schier in difesa del legittimo papa contro coloro che minavano l’unit della Chiesa. Per evitare mali maggiori, Cipriano a Cartagine e Cornelio a Roma, sancirono con un concilio la condanna dei fautori della discordia. Sotto la persecuzione di Valeriano, Cipriano si ritir per non esporsi alla morte, nella sua casa di campagna, dirigendo da l’ la comunit , ma nella primavera del 251 ritorn a Cartagine assumendo in modo scoperto la sua responsabilit di vescovo. Cornelio mor in esilio a Civitavecchia nel 253, durante la persecuzione di Gallo e, nel 258, il suo corpo fu traslato a Roma e sepolto nelle catacombe di San Callisto. Il vescovo Cipriano, venne preso a Cartagine nel 258, processato e decapitato davanti ai suoi fedeli.

Dorgali-Festa dei Santi Cipriano e CornelioLa Chiesa associa, nella prima preghiera eucaristica, Cornelio di Roma e Cipriano di Cartagine per il loro comune martirio e per il loro comune amore per l’unità della Chiesa. A Dorgali la prima settimana di settembre di forte coinvolgimento è la Festa di San Cornelio e Cipriano, rispettivamente il Santo copatrono di Dorgali e il Santo papa che lo ha santificato, che oggi si svolge nel centro del paese, mentre una volta si svolgeva presso la chiesa, oggi scomparsa, a loro dedicata. La festa viene celebrata con funzioni religiose dopo la processione in costume per le vie del quartiere Sa Serra. E, in occasione di questa Festa, per un’intera settimana, la sera si balla il tradizionale ballo sardo, davanti alla casa del priore.

Prosecuzione della visita dell’abitato uscendo dl centro storico

Da piazza delle Grazie proseguiamo verso sud ovest, ed arriviamo nella via Roma, che prendiamo verso destra. La via Roma sbocca sul corso Umberto I, che seguiamo fino a che questo arriva a una rotonda dove incrocia il viale John Fitzgerald Kennedy, che costituisce la circonvallazione di valle di Dorgali.

Il Palazzetto dello Sport chiamato anche complesso sportivo di Mes’Austu

Prendiamo il viale John Fitzgerald Kennedy verso destra, ossia verso nord ed, in una settantina di metri, troviamo alla destra della strada il viottolo in salita, che ci porta sulla sommità della collina, dove si trova il Palazzetto dello Sport di Dorgali, inaugurato nel 2007, chiamato anche Complesso Sportivo di Mes’Austu dato che nello spazio antistante si svolge la maggior parte delle manifestazioni del ferragosto dorgalese.

Dorgali-Il palazzetto dello Sport affacciato sullo spiazzo nel quale si celebrano le manifestazioni del ferragosto Dorgali-Il palazzetto dello Sport Dorgali-Il palazzetto dello Sport Dorgali-Il palazzetto dello Sport: interno

Il palazzetto è affacciato sullo spiazzo che ospitava il vecchio Campo Sportivo, realizzato dove un tempo sorgeva la chiesa scomparsa dei Santi Cornelio e Cipriano, e nel quale si celebra gran parte delle manifestazioni del ferragosto.

Il Cimitero Comunale di Dorgali

Dorgali-Cimitero Comunale di Dorgali: ingressoPassata la rotonda all’incrocio con il viale John Fitzgerald Kennedy, proseguiamo lungo la prosecuzione del corso Umberto I che ci porta al di fuori dell’abitato di Dorgali in direzione ovest. Percorsi circa duecento metri, vediamo alla sinistra della strada l’ingresso del grande Cimitero Comunale di Dorgali. Questo Cimitero è stato edificato dopo la demolizione dell’antico Cimitero, che era collocato nei pressi della chiesa dei Santi Cornelio e Cipriano, nel luogo dove, in seguito, è sorto il vecchio Campo Sportivo, e dove oggi si trova il Palazzetto dello Sport. Nel 2018 l’Amministrazione Comunale di Dorgali ha ritenuto importante onorare la memoria e contribuire a tenere vivo il ricordo di Salvatore Fancello, il cui talento è maturato lontano dall’Isola, circondato, sostenuto e molto amato da personalità di rilievo nel mondo dell’arte internazionale e oggi punto di riferimento e fonte di ispirazione per le nuove generazioni. L’artista viene commemorato con un monumento funerario realizzato nella zona riservata alle spoglie di personaggi che hanno dato lustro alla comunità dorgalese, nell’area verde sita ad est del camminamento retrostante la Cappella del Cimitero Comunale.

Dorgali-Cimitero Comunale: monumento funeriario di Salvatore Fancello Dorgali-Cimitero Comunale: monumento funeriario di Salvatore Fancello

La chiesa di Nostra Signora d’Itria con i resti del monastero annesso

Dal corso Umberto I, preso il viale John Fitzgerald Kennedy verso sud, lo seguiamo per trecentocinquanta metri poi svoltoamo a sinistra e prendiamo la Vittorio Emanuele, dopo un centinaio di metri vediamo alla sinistra una traversa che è la piccola via d’Itria, mentre troviamo alla sinistra della strada la fiancata laterale della chiesa di Nostra Signora d’Itria chiamata Nuestra Senora de Orito in periodo spagnolo, che si trovava nel quartiere di Gorito. Edificata, probabilmente, nel Quattrocento come chiesa campestre ed inglobata successivamente nel tessuto urbano, la chiesa è stata ristrutturata nel Seicento, ed è stata di recente sottoposta ad alcuni importati interventi di restauro. Si tratta di una bella chiesetta, molto ben restaurata, peccato che non sia spesso aperta. La facciata della chiesa si affaccia sulla la piccola via d’Itria, e date le diffficoltà di accesso dal portone principale in una via molto stretta, solitamente l’ingresso nella chiesa avviene dal portoncino laterale sulla via Vittorio Emanuele.

Dorgali-Fiancata destra della chiesa di Nostra Signora d’Itria Dorgali-Facciata della chiesa di Nostra Signora d’Itria con i resti del monastero annesso Dorgali-Portale di ingresso sulla fiancata destra della chiesa di Nostra Signora d’Itria

La chiesa di Nostra Signora d’Itria è composta da un’unica navata centrale con tre campate, e con volta a botte. In essa è presente sull’altare maggiore una scultura che rappresenta la Madonna coronata con Bambino, figure laterali, fondo policromo e dedica votiva, secondo la tradizione iconografica della Madonna d’Itria e con la pratica, molto diffusa in Sardegna, di custodire statue in teche lignee illuminate. Nell’altare maggiore, accanto alla statua della Santa titolare, si trova anche la statua di Sant’Agostino.

Dorgali-<strong>La chiesa di Nostra Signora d’Itria con i resti del monastero annesso</strong> Dorgali-Chiesa di Nostra Signora d’Itria: crocifisso ligneo di Santu Gristos ossia del Cristo Salvatore

Questa è l’unica chiesa documentata come sede congiunta di più simulacri appartenenti a Santi non mariani, tra cui quelli di Sant’Anna presente in una nicchia laterale, di Sant’Efisio con iconografia da miles, di Santu Gristos ossia del Cristo Salvatore, e di Santo Stefano. La chiesa d’Itria di Dorgali è infatti nota per custodire un gruppo eterogeneo di simulacri provenienti da epoche diverse, spesso legati alle confraternite locali e alle processioni storiche del paese.

Il simulacro della Vergine d’ItriaIl nome d’Itria è la contrazione di Odigitria, parola che significa Colei che indica la via. Veniva così chiamato il tempio che si trovava a Costantinopoli, eretto per custodire ed onorare un quadro che raffigurava la Madonna. La tradizione popolare vuole che il culto alla Vergine d’Itria si sia propagato in Sardegna grazie ai tonnarotti che durante una mattanza, trovarono tra le reti una misteriosa cassa di cedro che issarono sulla barca, e la portarono sigillata a Su Pranu, nella tonnara di Portoscuso, dove finalmente aprirono la cassa e trovarono un quadro raffigurante una Madonna con due moretti ai suoi piedi. Il culto è attestato fino dal 1630, ed il sito attuale nel quale sorge la chiesa di Portoscuso dovrebbe corrispondere a quello, dove, nel 1655, il marchese Vivaldi Pasqua fece costruire una piccola chiesa col medesimo titolo. Il quadro raffigurante la Madonna d’Itria, secondo una tradizione popolare, era stato portato nella chiesa dove, durante un’incursione saracena, venne colpito da alcuni proietili. Dopo molti anni, il proprietario della tonnara lo portò a Genova per farlo restaurare, ma da dove il quadro non fece più ritorno a Portoscuso, ed in sua sostituzione, vi venne portato il simulacro che riproduceva la Santa.

La chiesa di Nostra Signora d’Itria era nata inizialmente come chiesa di un Convento di frati, arrivati nel quattordicesimo secolo per introdurre la Cristianizzazione. Le celle dei frati del Convento, che è stato smembrato nell’Ottocento, si trovavano nella sezione sovrastante il presbiterio della stessa chiesa, al quale si accede da una scalinata. Oggi, dopo il restauro, sono state riaperte le due uniche celle che si sono salvate dalla distruzione.

La chiesa di Nostra Signora del Carmelo

Dorgali-Sul colle del CarmeloDal corso Umberto I, preso il viale John Fitzgerald Kennedy verso sud, lo seguiamo per poco più di un chilometro, ed arriviamo allo svincolo con la SS125 Orientale Sarda, che, a destra, porta fuori dall’abitato in direzione di Cala Gonone e poi verso Baunei, mentre a sinistra diventa la via Enrico Fermi, che è la circonvallazione di Monte di Dorgali. Prendiamo quest’ultima e, dopo un centinaio di metri, troviamo sulla sinistra la strada che, in trecentocinquanta metri, sale sopra il colle sul quale si trova il parco pubblico del Carmelo. Sulla sommita del colle si trova una statua del Cristo Redentore, passata la quale si arriva alla piccola chiesa di Nostra Signora del Carmelo. Edificata nel Seicento sulla collina omonima, offre una splendida vista panoramica sul paese e sulla vallata. La chiesa si presenta come un Santuario, che conserva le cellette del Convento dei Frati situato nel quartiere di Gorito, uno dei quartieri pi antichi e autentici dell’abitato, che si trova nella zona collinare del paese. L’aspetto attuale dell’edificio è il risultato di diverse ristrutturazioni, che ne hanno modificato nel tempo l’assetto originario.

Dorgali-La statua del Cristo Redentore Dorgali-La piccola Chiesa di Nostra Signora del Carmelo DorgaliChiesa di Nostra Signora del Carmelo: facciata

La piccola chiesa dispone di una sola navata, in fondo alla quale è presente il presbiterio con l’altare dedicato alla Madonna del Carmelo, mentre nella chiesa è presente anche una piccola cappella dedicata San Francesco di Assisi.

Dorgali-Chiesa di Nostra Signora del Carmelo: interno verso il presbiterio Dorgali-Chiesa di Nostra Signora del Carmelo: l’altare centrale con la statua della Madonna del Carmelo Dorgali-Chiesa di Nostra Signora del Carmelo: la cappella dedicata a San Francesco di Assisi

Dal piazzale antistante la piccola chiesa si ha una veduta del paese, splendida di giorno ed ancora più affascinante di notte, quando si accendono tutte le luci del paese sotto la volta stellata.

La chiesa di San Lucifero vescovo e di Santa Maria Maddalena

Percorsi ottanta metri sulla via Enrico Fermi, prendiamo sulla sinistra la via Giosuè Carducci, che, in duecentocinquanta metri, ci porta davanti alla chiesa di San Lucifero vescovo e di Santa Maria Maddalena, che si trova sulla piazza alla sinistra della strada, ed appartiene al quartiere di Sa Madalena ei Sa Chejedda, il cuore storico di Dorgali le cui stradine ripide e lastricate in pietra conservano l’aspetto tipico di un antico borgo montano, dominato dalla vista sul maestoso Supramonte. Costruita nel dodicesimo secolo, era dedicata a Santa Maria Maddalena, e con questo nome appariva in documenti più antichi. La parte medioevale più antica è quella posteriore, quando la chiesa era a metà lunghezza, dove era collocato il precedente frontale pisano del quale resta solo un pezzo conformato a contrafforte. La parte anteriore è stata aggiunta con l’ampliamento del 1645 in stile barocco sardo, quando a Dorgali c'era il forte desiderio di istituire una nuova diocesi e la chiesa fu rinnovata e dedicata al Santo sardo, una figura molto venerata in Sardegna e la chiesa stata tradizionalmente identificata con lui, con il quale appare nel linguaggio locale e nelle mappe più moderne. All’esterno, solo sul lato sinistro, la struttura della chiesa è sostenuta da quattro contrafforti.

Dorgali-La chiesa di San Lucifero vescovo e Santa Maria Maddalena Dorgali-Chiesa di San Lucifero vescovo e Santa Maria Maddalenaa: la fiancata destra senza contrafforti Dorgali-Chiesa di San Lucifero vescovo e Santa Maria Maddalenaa: la fiancata sinistra con quattro contrafforti

All’interno, l’unica navata di tre campate ha la volta restaurata in muratura. L’altare è il più bello, tra tutti quelli delle piccole chiese dorgalesi, e su di esso sono presenti il simulacro della Madonna dei Miracoli, e quelli di due Santi gesuiti, Sant’Ignazio di Loyola e San Francesco Saverio.

Dorgali-Chiesa di San Lucifero vescovo e Santa Maria Maddalena: interno Dorgali-Chiesa di San Lucifero vescovo e Santa Maria Maddalena: simulacri presenti sopra l’altare maggiore Dorgali-Chiesa di San Lucifero vescovo e Santa Maria Maddalena: statua di Sant Ignazio di Loyola Dorgali-Chiesa di San Lucifero vescovo e Santa Maria Maddalena: statua di San Francesco Saverio

San LuciferoSan Lucifero è vescovo di Cagliari nel quarto secolo ed alla sua figura è collegato il cosiddetto scisma luciferiano. Nel 354 Lucifero viene inviato da papa Liberio, insieme ad Eusebio vescovo di Vercelli ma anch’egli sardo di nascita, presso l’Imperatore Costanzo per contrastare l’eresia di Ario sostenuta da Costanzo. Secondo Ario solo il Padre e non il Figlio può essere considerato veramente Dio, non generato e di conseguenza non creato, in contrasto con quanto sostenuto dai vescovi d’occidente nel concilio di Nicea del 325. Nel 355 l’Imperatore Costanzo convoca un concilio a Milano, nel quale ribalta i risultati di Nicea e fa condannare all’esilio il vescovo di Alessandria Atanasio, appoggiato da Lucifero e Eusebio, che vengono processati ed esiliati. Alla morte di Costanzo nel 361 gli succede Giuliano l’Apostata che ritorna su posizioni ortodosse e richiama gli esuli. Lucifero è però intransigente con i vescovi che si erano schierati contro Atanasio, che si possono perdonare, ma debbono abbandonare la cattedra. Nel 362 il Sinodo di Alessandria decide, invece, il loro reintegro nella dignità episcopale, ed attorno a Lucifero si stringono i vescovi che avevano subito persecuzioni e ne deriva lo scisma detto luciferiano. Lucifero muore a Cagliari nel 370, e secondo la tradizione sarebbe stato sepolto prope ecclesiam calaritanum e sub illius'invocatione templum constructum, ossia vicino alla chiesa di Cagliari e sotto la sua invocazione viene costruito un tempio. Le sue reliquie sono state rinvenute nel 1623, nel terzo degli ambienti funerari del terzo e quarto secolo dell’attuale chiesa di San Lucifero, trasformati poi in sepolture cristiane ed utilizzate come tali sino al sesto e settimo secolo.

Nella chiesa sono presenti, sui pilastri, due simboli grafici di probabile origine templare, con la croce con quattro cerchi, simili come impostazione ai quattro Mori, probabilmente ripresi dal verso del croat, la moneta catalana d’argento creata il 1285 da Pietro il Grande, che nel quattordicesimo secolo era utilizzata in Sardegna.

Dorgali-Chiesa di San Lucifero vescovo e Santa Maria Maddalena: uno dei due simboli grafici di probabile origine templare Dorgali-Chiesa di San Lucifero vescovo e Santa Maria Maddalena: l’altro dei due simboli grafici di probabile origine templare

La chiesa di San Lussorio

Ritornati sulla via Enrico Fermi, proseguiamo per trecentocinquanta metri e prendiamo a sinistra la via Bardia che seguiamo per circa duecento metri, poi la strada sfocia sulla via Catte, che prendiamo verso sinistra, costeggia la fiancata e ci porta in piazza San Lussorio, sulla quale si affacccia la chiesa di San Lussorio, una delle chiese più antiche e caratteristiche del borgo, costruita nel diciassettesimo secolo. La chiesa si trova nel quartiere di Gonare, una delle zone pi antiche e caratteristiche dell’abitato che si trova vicino al centro storico, famoso per le case tradizionali in pietra locale, le botteghe artigiane e la vicinanza alla storica chiesa di Santa Lucia e al monastero benedettino delle suore di clausura. Si tratta di un edificio costruito nel diciassettesimo secolo, a pianta rettangolare con una navata unica e con suggestivi contrafforti laterali.

Dorgali-La chiesa di San Lussorio Dorgali-Chiesa di San Lussorio: facciata

Ha un interno a navata unica, con volta a travi che sembrano sostenere il solaio, che è stato rimodernato in muratura sostituendo l’antico tavolato. Il presbiterio è sopraelevato rispetto al pavimento e ha la volta a botte.

Dorgali-Chiesa di San Lussorio: interno Dorgali-Chiesa di San Lussorio: simulacri presenti sopra l’altare maggiore

San Lussorio o San RossoreSecondo la tradizione, San Lussorio in latino Luxorius o Luxurius, chiamato anche San Rossore dai Pisani, era un soldato pagano che svolgeva l’attività di Apparitor, cioè impiegato del governatore Delfio a Carales, dove si converte al Cristianesimo. Incarcerato durante le persecuzioni di Diocleziano, si rifiuta di abiurare e viene decapitato il 21 agosto di un anno non precisato presso Forum Traiani, oggi Fordongianus. A Fordongianus nel Seicento viene rinvenuta una Cripta absidata del quarto secolo che si ritiene fosse la sua sepoltura, sulla quale viene edificata nell’undicesimo secolo la chiesa di San Lussorio. Si suppone che le reliquie siano state poi traslate a Cagliari, come testimonia un’iscrizione mosaicata che indica una seconda sepoltura. Ma ne rivendicano il possesso anche la chiesa di Pavia, dove le avrebbe portate Liutprando dopo averle acquistate dai Vandali assieme a quelle di Sant’Agostino, e la chiesa di Pisa che se ne sarebbe impadronita nel 1088, insieme con quelle di Sant’Efisio e San Potito, che giacevano a Nora. Forse dopo il trasferimento a Cagliari, parte delle reliquie è rimasta in città, parte traslata a Pavia da Liutprando, ed il resto portato a Pisa.

Presso questa chiesa si celebra il 21 agosto la Festa di San Lussorio di Oroviddo, evento che richiama i fedeli in un momento di forte devozione, unendo i riti religiosi con la vicinanza alla natura. Il nome particolare legato a Oroviddo si riferisce all’antica intitolazione della zona. La ricorrenza si articola in momenti di fede e tradizione molto sentiti dalla comunit locale. La mattina i fedeli si riuniscono nei pressi della chiesa e si svolge una breve processione lungo il boschetto circostante, seguita dalla Santa Messa, in seguito il pomeriggio ha a luogo un continuo e vivace pellegrinaggio dei devoti che si recano a visitare il santuario.La storia: La chiesa originaria risale al Seicento.

La chiesa dell’Angelo e della Madonna di Bonaria

Dalla piazza San Lussorio, prendiamo verso nord ovest la via San Lussorio, che sbocca sull’angusta piazza Gonare, dove si affaccia una chiesa che ha una doppia denominazione popolare, dato che viene chiamata la chiesa dell’Angelo, ossia Cresia de S’Anzelu, ed anche la chiesa della Madonna di Bonaria. Anche questa chiesa, posizionata nella zona orientale del paese, si trova nel quartiere di Gonare, una delle zone più antiche e caratteristiche dell’abitato che si trova vicino al centro storico, famoso per le case tradizionali in pietra locale, le botteghe artigiane e la vicinanza alla storica chiesa di Santa Lucia e al monastero benedettino delle suore di clausura. La chiesa era collegata all’antico monastero di Gonare, situato immediatamente a monte dell’edificio, oggi scomparso ma la cui esistenza attestata da fonti storiche locali e dalla toponomastica. Il monastero era probabilmente legato all’ordine dei Canonici Regolari di San Vittore, come suggerisce la presenza della Madonna del Natale, culto tipico dei monaci vittorini. L’edificio è stato abbandonato tra il diciottesimo ed il diciannovesimo secolo e poi demolito, ed oggi non ne rimane più alcuna traccia. Caratteristica di questa chiesa sono le antiche scalette di un vicolo parzialmente scomparso sul retro, ed i contrafforti posti sui lati.

Dorgali-Chiesa dell’Angelo e della Madonna di Bonaria: facciata Dorgali-Chiesa dell’Angelo e della Madonna di Bonaria: i contrafforti sui lati

Sopra l’altare della chiesa si trova la statua della Vergine, spesso identificata con la Madonna di Bonaria o la Madonna di Gonare, che è affiancata da quella dell’Angelo Custode, spesso identificato di San Raffaele Arcangelo vicino al quale si trova il giovane Tobiolo, il ragazzo che Raffaele guida e protegge come narrato nel Libro di Tobia. San Raffaele era particolarmente venerato nel quartiere Gonare perch considerato protettore dei viandanti e dei giovani.

Dorgali-Chiesa dell’Angelo e della Madonna di Bonaria: interno Dorgali-Chiesa dell’Angelo e della Madonna di Bonaria: l’altare maggiore Dorgali-Chiesa dell’Angelo e della Madonna di Bonaria: simulacri presenti sopra l’altare maggiore

Nella chiesa è presente, tra l’altro, un dipinto devozionalecostituito da una stampa sacra incorniciata che rappresenta la Madonna col Bambino, entrambi coronati in segno di regalit e protezione, con due figure inginocchiate ai lati vestite con abiti a righe che sono i donatori, cio le persone che hanno commissionato l’ex voto. Vi si trova anche una più recente statua che rappresenta Santa Rita da Cascia, e la presenza del crocifisso dietro la figura un indizio del fatto che Santa Rita legata alla Passione di Cristo, e spesso per questo viene spesso collocata vicino a una croce.

Dorgali-Chiesa dell’Angelo e della Madonna di Bonaria: quadro che riproduce la Madonna di Bonaria Dorgali-Chiesa dell’Angelo e della Madonna di Bonaria: simulacro di Santa Rita da Cascia

Presso questa chiesa ogni anno, il 29 del mese di settembre, si svolge la Festa chiamata dell’Angelo, che è la Festa dedicata agli Arcangeli Raffaele al quale è intestata la chiesa, ed anche degli Arcangeli Michele e Gabriele.

La chiesa di Santa Lucia con il monastero annesso

Presa alla sinistra della chiesa dell’Angelo la via Gonare, la seguiamo per sessanta metri, poi prendiamo a sinistra la via Tola, dopo una sessantina di metri a destra la via Gorizia, e poi, subito, a sinistra la via Grazia Deledda. Qui, al civico numero 2 della via Grazia Deledda, si trova la chiesa di Santa Lucia dedicata alla Santa protettrice della vista, che era precedentemente intitolata a Santa Cecilia.

Dorgali-Chiesa di Santa Lucia Dorgali-Ingresso del monastero Benedettino di Santa Lucia

Ristrutturata in parte e intonacata a nuovo, presenta nella parete un grande dipinto dell’artista dorgalese Pietro Mele raffigurante Suor Maria Gabriella Sagheddu, beatificata con solenne cerimonia a Roma, nel 1983. L’immagine mostra l’ascensione verso il cielo della Beata e Dio buon pastore col proprio gregge che simboleggia l’unità dei cristiani. Il presbiterio accoglie due antichi simulacri, la statua di Santa Cecilia, del quattordicesimo o quindicesimo secolo, e quello di San Lamberto di Liegi, in lingua sarda Santu Lumbertu, del quindicesimo secolo, che nella mano teneva la lancia del suo martirio, e sulla cui mitra è rappresentata la croce cistercense luminescente.

Dorgali-Chiesa del monastero Benedettino di Santa Lucia Dorgali-Monastero Benedettino di Santa Lucia: simulacro di Santa Cecilia Dorgali-Monastero Benedettino di Santa Lucia: simulacro di San Lgoldto di Liegi

Sulla sinistra è annesso il Monastero benedettino delle suore di clausura Mater Unitatis, fondato nel 1964 nel quartiere di Gonare per continuare l’opera della Beata Maria Gabriella.

Dorgali-Veduta dall’alto del monastero Benedettino di Santa Lucia Dorgali-La chiesa del monastero Benedettino di Santa Lucia

La domus de janas di Pirisché o Sa Domu ’e Su Re

Torniamo sulla via Enrico Fermi, da dove avevamo preso a sinistra la via Bardia, proseguiamo per trecentocinquanta metri, e prendiamo a destra, seguendo le indicazioni, una strada lastricata in salita. Possiamo arrivare a questa strada lastricata anche direttamente dalla chiesa di Santa Lucia, tornando indietro verso la via Gorizia, prendendo a sinistra la via Pirische, che ci porta sulla via Enrico Fermi un poco più avanti, torniamo indietro per una cinquantina di metri e troviamo sulla sinistra la strada lastricata in salita. Seguiamo per quattrocentocinquanta metri questa strada lastricata, poi svoltiamo tutto a sinistra e prendiamo la strada che, in meno di trecento metri, ci porta a una tra le numerose domus de janas del paese, la domus de janas di Pirisché detta anche Sa Domu ’e Su Re, che è situato sul ciglio della strada. Ricavata da una colata di roccia basaltica, è costituita da un portello rettangolare che immette in una piccola anticella in origine coperta. Segue un portello con quattro riseghe disposte a scaletta per il rincasso del chiusino. La tomba è composta da un unico vano sepolcrale di pianta rettangolare, diviso da una parete ambiente che, attraverso un tratto di parete, porta ad un piccolo vano. Le pareti sono lavorate con cura. Nella piccola anticella, in corrispondenza della parete destra e nel soffitto della sinistra, vi sono resti di ocra rossa che in origine doveva colorare tutto il vano.

Dorgali-domus de janas di Pirische Dorgali-domus de janas di Pirische Dorgali-domus de janas di Pirische

Da questa domus provengono materiali dell’età del rame appartenenti alla Cultura di Monte Claro, che si è sviluppate secondo la cronologia calibrata tra il 2700 ed il 2400 avanti Cristo, e, secondo una datazione più tradizionale, tra il 2400 ed il 2100 avanti Cristo. Gli altri resti archeologici rinvenuti nel territorio verranno illustrati più avanti, nella pagina che descrive i dintorni di Dorgali.

Una fermata in un ottimo ristorante famoso per i piatti tipici della cucina barbaricina

Nella visita a Dorgali ci sembra doverosa una fermata al ristorante Il Colibrì, un ristorante famoso per i piatti tipici della cucina dell’interno della Barbagia. Per arrivarci, torniamo sulla via Enrico Fermi e la seguiamo per un centinaio di metri verso nord ovest, poi, seguendo le indicazioni, prendiamo verso sinistra la via Antonio Gramsci, dove troviamo il ristorante al civico numero 14. C'è un grande parcheggio di fronte per lasciare l’auto, il che è molto utile.

Dorgali-Il ristorante Colibrì: ingresso del ristoranteDorgali-Il ristorante Colibrì: ritratto di Sandro, figlio del titolare, in abito tradizionale dorgaleseIl ristorante Il Colibrì di Dorgali è un locale specializzato nella cucina sarda, che viene servita in un ambiente semplice, e che propone una cucina casalinga fedele ai sapori e alle tradizioni della gastronomia tradizionale dorgalese, accompagnata dalla cordiale ospitalità dei gestori, soprattutto del titolare Alberto Mereu. Pur non trattandosi di un ristorante, ma essendo solo una trattoria a gestione familiare, è stata consigliata alcuni anni fa anche dalla Guida Michelin che aveva suggerito di visitarla per la sua ottima cucina tradizionale. Tra le specialità più invitanti del menu spicca soprattutto l’agnellino da latte in umido, chiamato Saccaju in lingua sarda. Appena entrati nel ristorante, proprio all’ingresso del locale, ci accolgono sul muro un ritratto di Sandro, figlio del titolare, in abito tradizionale dorgalese, ed alcune belle foto di Salvatore, fratello del titolare, che avevo conosciuto anni fa poco più che ventenne, e che ho scoperto essere diventato, dopo aver viaggiato qua e là per il mondo, un apprezzato fotografo professionista.

Dorgali-Il ristorante Colibrì: una bella foto di Salvatore Mereu, fratello del titolare Dorgali-Il ristorante Colibrì: una bella foto di Salvatore Mereu, fratello del titolare

In questo caratteristico ristorante abbiamo potuto apprezzare i piatti tipici della cucina barbaricina, dagli antipasti al pane frattau, dal porcetto, alla capra e alla pecora, dai formaggi ai dolci tradizionali, il tutto accompagnato dal piacevole Cannonau locale giovane, servito freddo nelle caratteristiche bottigliette.

Dorgali-Il ristorante Colibrì: sala interna e veranda Dorgali-Il ristorante Colibrì: beviamo il Cannonau local Dorgali-Il ristorante Colibrì: accompagna il pasto il pane guttiau costituito da pane carasau condito con un filo d’olio, del sale ed infornato per un paio di minuti Dorgali-Il ristorante Colibrì: antipasti tipici sardi Dorgali-Il ristorante Colibrì: il pane frattau costituito da pane carasau, sugo di pomodoro e pecorino, con sopra un uovo in camicia Dorgali-Il ristorante Colibrì: maccarones de punzu Dorgali-Il ristorante Colibrì: il porcetto arrosto con contorno di favette Dorgali-Il ristorante Colibrì: spezzatino di cinghiale Dorgali-Il ristorante Colibrì: dessert di ricotta con il miele e Pane carasau di accompagnamento Dorgali-Il ristorante Colibrì: la seada, un grande raviolo rotondo di pasta fritta ripieno di formaggio filante e ricoperto di miele Dorgali-Il ristorante Colibrì: dolci tipici sardi

Con la visita di questo ristorante, abbiamo concluso la descrizione del centro del paese chiamata Dorgali. Ci recheremo, ora, a visitare la sua costiera con la frazione Cala Gonone, e poi gli importanti siti archeologici nei suoi dintorni.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, dopo aver visto la grotta di Ispinigoli, visiteremo le coste di Dorgali e la sua frazione marina Cala Gonone dalla quale possiamo raggiungere le diverse cale lungo la costa della riserva naturale marina per la protezione della Foca Monaca, che abbiamo già in parte visitato nell’ultima tappa del nostro viaggio in Ogliastra.


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