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Ilbono patria dell’importante pittore Andrea Lusso nei cui dintorni si trovano il Monte Tarè ed il sito archeologico di Scerì

In questa tappa del nostro viaggio, da Lanusei ci recheremo a Ilbono patria dell’importante pittore Andrea Lusso, che visiteremo con il suo centro ed i dintorni con il Monte Tarè ed i siti archeologici che ci si trovano tra i quali i principali sono quello  di quello di Tèxere e quello di Scerì con i reperti in esso rinventi.

La Regione storica dell’Ogliastra

L’OgliastraL’Ogliastra è una Regione centrale della Sardegna orientale, sconosciuta al turismo di massa fino a pochi decenni fa, che affascina ancora oggi per la sua natura selvaggia e per le sue spiagge. I comuni che ne fanno parte appartengono tutti alla Provincia di Nuoro, e sono: Arzana, Bari Sardo, Baunei, Cardedu, Elini, Gairo, Girasole, Ilbono, Jerzu, Lanusei, Loceri, Lotzorai, Osini, Perdasdefogu, Talana, Tertenia, Tortolì, Triei, Ulassai, Urzulei e Villagrande Strisaili. Le sue spiagge sono alternate a piccole cale dalle acque di cristallo, contornate da scogliere di granito che, nella parte alta della Regione, diventano di porfido rosso. Si tratta di una Regione dal paesaggio aspro e selvaggio, dove rilievi e tavolati si alternano a gole profonde.

In viaggio verso Ilbono

Dal centro di Lanusei, prendiaimo la via Roma verso nord, poi a destra la via Umberto che diventa la via Ilbono e ci fa imboccare la SS198 di Seui e Lanusei, la quale si dirige verso nord e, dopo meno di tre chilometri, ci porta all’interno dell’abitato di Ilbono. Dal Municipio di Lanusei a quello di Ilbono si percorrono 3.5 chilometri.

Il Comune chiamato Ilbono

Ilbono-Veduta dell’abitatoIlbono-Stemma del ComuneIl Comune di Ilbono (nome in lingua sarda Irboni, altezza metri 400 sul livello del mare, abitanti 1.977 al 31 dicembre 2021) è un centro agropastorale situato nella parte sud orientale della Provincia di Nuoro, nell’entroterra costiero, sull altopiano dell’Ogliastra. è facilmente raggiungibile con la SS198 di Seui e Lanusei, il cui tracciato ne attraversa il territorio, e che prosegue oltre Ilbono, verso est, e porta fino alla costa a Tortolì. Il territorio comunale ha un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche molto accentuate, che vanno da un minimo di 40 a un massimo di 900 metri sul livello del mare. Il paese chiamato di ilbono fa parte della Associazione nazionale delle Città dell’Olio.

Questo paese fa parte dell’Associazione nazionale delle Città dell’Olio

Questo paese fa parte dell’Associazione delle Città dell’OlioQuesto paese fa parte della Associazione nazionale Città dell’Olio, che ha tra i suoi compiti principali quello di divulgare la cultura dell’olivo e dell’olio di oliva di qualità, tutelare e promuovere l’ambiente ed il paesaggio olivicolo, diffondere la storia dell’olivicoltura, e garantire il consumatore attraverso le denominazioni di origine. Le Città dell’Olio in Sardegna sono ad oggi Alghero, Berchidda, Bolotana, Bosa, Cuglieri, Dolianova, Escolca, Genuri, Gergei, Giba, Gonnosfanadiga, Ilbono, Ittiri, Masainas, Olbia, Oliena, Orgosolo, Orosei, Osini, Riola Sardo, Samatzai, Santadi, Seneghe, Sennori, Serrenti, Siddi, Sini, Uri, Usini, Ussaramanna, Vallermosa, Villacidro, Villamassargia.

Origine del nome

Qualcuno ha messo il nome in relaziono con gli Ilienses, esuli da Troia, altri con il termine sardo Irvone, ossia cin il cinghiale. Secondo il linguista Massimo Pittau sarebbe da accostare ad altri nella zona ed anche all’appellativo erbuzu, ebrulla, abrulla ad indicare erbaggio non coltivato o erbe mangerecce dei campi, e da confrontare col latino herba che indica l’erba, è di origine ignota, comunque prelatino. Ilbono, dunque, probabilmente trae la sua denominazione dalla circostanza che in origine il sito in cui il villaggio è sorto sarà stato particolarmente ricco di erba. Le sue pi antiche attestazioni risalgono quando compare fra le parrocchie della diocesi di Suelli che nella met del quattrordicesimo secolo versavano le decime alla curia romana. È citato anche nella Chorographia Sardiniae di Giovanni Francesco Fara come oppidum Ilboni.

La sua economia

Ilbono-La coltivazione delle oliveSi tratta di un Comune collinare, la cui economia ha affiancato alle tradizionali attività agricole e zootecniche una discreta produzione industriale. Il settore primario è presente con la coltivazione di cereali, frumento, ortaggi, foraggi, agrumeti, viti e altri alberi da frutta, e sopratutto ulivi dato che a Ilbono è significativa la produzione dell’olio di oliva extravergine. Si pratica, inoltre, l allevamento di bovini, suini, ovini, caprini e avicoli. L industria, discretamente sviluppata, è costituita da imprese che operano nei settori alimentare, della lavorazione del legno, dei materiali da costruzione, dei laterizi, della fabbricazione di mobili ed edile. Ilbono-Il produzione di pizzi e ricamiGli abitanti di Ilbono sono bravissimi ed abili artigiani come dimostrano i numerosi laboratori in cui si lavora artisticamente il ferro e la pietra, e l artigianato, è specializzato nella produzione di ceramiche, pizzi e ricami eseguiti con Su vrevolitè, che è un antico attrezzo sardo. Seguendo le antiche tradizioni, in paese si producono delle vere e proprie specialità alimentari di grande piacevolezza, come il Pistoccu e i culurgiones. Il terziario non assume dimensioni rilevanti. Sebbene non sia una delle mete di maggior afflusso turistico, Ilbono offre a quanti vi si rechino la possibilità di effettuare delle piacevoli escursioni nell’incontaminato ambiente circostante e di visitare i numerosi resti di passate civiltà situati sul suo territorio. Le strutture ricettive offrono possibilità di ristorazione ma non di soggiorno.

Brevi cenni storici

Il suo insediamento fu abitato sin dall’età preistorica, largamente attestato è il Neolitico recente, periodo nel quale sono stati ricondotte Domus de Janas e Menhir, e del periodo nuragico. Le testimonianze continuano in età romana e bizantina. In epoca medievale appartiene al Giudicato di Càralis e fa parte della curatoria dell’Ogliastra. Alla caduta del Giudicato nel 1258, passa sotto il dominio dei Pisani, e successivamente nel 1324 degli Aragonesi, che lo incorporarono nella Contea di Quirra, formatasi nel 1363 e data in feudo dal Re d’Aragona Pietro IV il cerimonioso a Berengario Carroz. Al sedicesimo secolo risalirebbe l’arrivo prodigioso dal mare, della statua della Madonna delle Grazie. Nel 1603 la Contea viene trasformata in Marchesato e data in feudo ai Centelles e successivamente agli Osorio de la Cueva, ai quali viene riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale e diviene un Comune autonomo. La sua storia successiva non mostra avvenimenti di particolare rilievo. Del Comune di Ilbono nel 1927, dopo la creazione della Provincia di Nuoro, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, alla neonata Provincia di Nuoro. Successivamente nel 2003, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Nuoro a quella nuova dell’Ogliastra, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, ritorna ad appartenere alla Provincia di Nuoro. In seguito, nel 2025 torna nella ripristinata Provincia di Ogliastra.

Personaggi nati a Ilbono

A Ilbono si ritiene sia nato l’importante pittore Andrea Lusso, considerato uno tra i maggiori esponenti del Manierismo in Sardegna. Vi è nato anche Giovanni Usai, un poeta neoclassico del Novecento, al quale è stata intestata la Biblioteca Comunale di Ilbono.

A Ilbono nasce nel 1575 il pittore Andrea Lusso considerato tra i maggiori pittori del Manierismo in Sardegna. Della sua infanzia e della sua giovinezza si sa poco, solo che la trascorre nel paese natale, all’età di quindici anni parte alla volta del nord Sardegna, e lì prende gli insegnamenti pittorici, probabilmente di fronte alle opere del Maestro di Castelsardo, morto già da tempo. È risaputo che nella formazione è solito prendere spunto dai modelli dei libri di stampa, che in quei tempi giungevano dal continente presso le Città maggiori dell’isola. Nel 1595 è la sua prima opera pittorica su committenza Miracolo di San Pantaleo che guarisce un paralitico davanti agli occhi dell’Imperatore Diocleziano per la pala di altare della Chiesa omonima di Martis, l’anno successivo realizza la pala di altare raffigurante l’Assunzione della Vergine oggi nell’oratorio della Santa Croce e un tempo collocata nell’altare maggiore della parrocchiale di Calangianus, e nel 1597, realizza la Trasfigurazione di Raffaello per la Chiesa di Sant’Andrea di Sedini. Nel 1599 torna in Ogliastra, a Lotzorai, nel rione di donigala, e gli viene commissionata l’opera La circoncisione per la Chiesa di Baunei, che riesce a completare solo nel 1601. A lui si deve anche la Pala d’altare di San Biagio, del 1613, oggi conservata nel Duomo di Sassari, proveniente dalla distrutta Chiesa dedicata al Santo che era ubicata in porta Sant’Antonio. Vengono attribuiti a lui persino gli affreschi murales, I martiri turritani, sul transetto della Cattedrale di Sant’Antonio Abate a Castelsardo, e anche l’opera Il perdono dell’adultera presso l’Episcopio di Nuoro sempre degli inizi del Seicento.

Martis-Chiesa parrocchiale di San Pantaleo: il miracolo di San Pantaleo che guarisce un paralitico davanti agli occhi dell’Imperatore Diocleziano di Andrea Lusso Sedini-Chiesa parrocchiale di Sant’Andrea: la Trasfigurazione di Raffaello di Andrea Lusso Baunei-Chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari: la Circoncisione di Andrea Lusso Sassari-Cattedrale di San Nicola da Bari: retablo di San Biagio di Andrea Lusso Castelsardo-Cattedrale di Sant’Antonio Abate: affreschi murales che rappresentano I martiri turritani attribuiti ad Andrea Lusso

Sposatosi a Lotzorai nel 1598, qui muore nel 1627. Molti capolavori del pittore sono andati perduti, i sopra elencati sono i più importanti, ed oggi Andrea Lusso è considerato uno tra i maggiori pittori del Manierismo in Sardegna.

Ilbono-Il poeta Giovanni UsaiA Ilbono nasce nel 1904 Giovanni Usai, che rappresenta un caso abbastanza singolare all’interno del panorama poetico del Novecento isolano e nazionale. La sua poesia, tutta e rigorosamente in italiano, infatti, si esprime secondo le forme ed i metri tipici della tradizione classica come il sonetto, l’ode e la ballata, generalmente dismessi dalle avanguardie del tempo, ma ad esse tuttavia si raccorda potentemente nell’individuazione dei temi. Alle radici di questo dire poetico si trova, infatti, una desolata ricerca del proprio io e dei patimenti della propria anima, il supplizio per non sentirsi pienamente uomo tra gli altri uomini, la tragedia del sentirsi solo e senza altro miraggio se non quello di sconfinare nella pura idealità del sogno. Un poeta che sa essere classico e, insieme, nuovo, anche in quel suo costante riferirsi ai valori più antichi e più veri dell’uomo, in particolare a quelli della pace e della tolleranza, dell’amore e del rispetto.

Il progetto ProgeNIA per lo studio delle basi biologiche dell’invecchiamento

Insieme a Lanusei, anche Ilbono è patria dei cinquemila volontari sotto osservazione nell’ambito del progetto ProgeNIA, che è lo studio della Genetica ed Epidemiologia di tratti associati all’invecchiamento nella popolazione Sarda, avviato nel 2001 e condotto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche in collaborazione con il National Health Institute statunitense, focalizzato sull’identificazione dei geni responsabili dell’invecchiamento e delle patologie correlate, anche di quelli che causano l’ictus e arteriosclerosi. Coinvolge migliaia di volontari dell’Ogliastra, in Sardegna, sfruttando l’omogeneità genetica della popolazione locale per studiare oltre 300 tratti quantitativi.

Le principali feste e sagre che si svolgono a Ilbono

A Ilbono sono attivi il Gruppo Folk di Ilbono, associazione storica registrata che rappresenta il paese in rassegne folkloristiche e processioni religiose, i cui componenti si esibiscono nelle principali feste e sagre che si svolgono nel Comune ed anche in altre località, durante le quali è possibile ammirare il costume tradizionale; il Gruppo Folk Amistade, che fa parte dell’Associazione culturale Tradizioni Popolari Amistade di Ilbono, molto attivo nelle sfilate regionali; ed anche il Gruppo Organettisti di Ilbono, fondamentale per l’accompagnamento musicale dei balli sardi durante le feste di piazza.

Ilbono-Sfilata del Gruppo Folk di Ilbono Ilbono-Il Gruppo Folk Amistade di Ilbono Ilbono-Esibizione del Gruppo Organettisti di Ilbono

Tra le principali feste e sagre che si svolgono a Ilbono, si segnalano il 17 gennaio la Festa di Sant’Antonio Abate, con la benedizione e l’accensione del fuoco; il Carnevale, con le maschere tradizionali del paese; il 24 giugno, la Festa di San Giovanni Battista, che è la Festa patronale del paese; il 2 luglio, la Festa in onore della Madonna delle Grazie, una tradizionale celebrazione religiosa; il 28 agosto, la Festa di San Cristoforo, in corrispondenza della quale un tempo si teneva anche una Fiera con la partecipazione di molti forestieri; il 2 novembre, i festeggiamenti per Is Animas; a fine novembre o inizio dicembre, la manifestazione Pane e Olio.

Ilbono-Festa di Sant’Antonio Abate Ilbono-Il Carnevale di Ilbono Ilbono-Festa della Madonna delle Grazie Ilbono-Festa di San Cristoforo Ilbono-I festeggiamenti per Is Animas Ilbono-La manifestazione Pane e Olio

Il Carnevale tradizionale di Ilbono

Nel Carnevale tradizionale di Ilbono rivivono due tra le più arcaiche espressioni della cultura popolare isolana, ossia il Processo a Su Maymone ed il rituale della Guarigione de S’Argia, che sono il frutto della ricerca portata avanti dall’Associazione Culturale Janas e Amaymonaus, il sodalizio ilbonese che ha riportato alla luce, non solo le maschere tradizionali, che sono S’Ursu, Sa Filongiana e Su Maymone, ma ha riportato alla luce anche i canti, le musiche e le danze che accompagnano la Guarigione de S’Argia, ossia la terapia collettiva contro la puntura velenosa di un ragno.

Ilbono-Le maschere tradizionali di Ilbono Ilbono-Le maschere tradizionali di Ilbono

Ed i seguito Su Maymone viene processato nella piazza Emilio Lussu, con l accusa di aver commesso durante l anno appena trascorso imbrogli e fatti spiacevoli. In quello che ha le caratteristiche di un vero e proprio processo, ci sono il giudice, i testimoni, gli accusatori, difensori, ed, alla fine, Su Maymone viene condannato al rogo e bruciato nella pubblica piazza.

La manifestazione Pane e Olio

A Ilbono, l’ultimo fine settimana di novembre o il primo di dicembre, si svolge la manifestazione Pane e Olio, dedicata alla valorizzazione del comparto dell’olio e del pane locali, ed anche, più in generale, delle tradizioni del territorio. Il programma prevede la dimostrazione e realizzazione di tutti i tipi di pane di Ilbono compresa la molitura del grano, l’apertura delle cantine, ed inoltre esposizioni, convegni, degustazioni, mostre, spettacoli teatrali, visite guidate.

Ilbono-Locandina della manifestazione Pane e Olio Ilbono-La manifestazione Pane e Olio

Durante questa manifestazione si assiste anche alla prima uscita delle maschere tradizionali locali proposte dall’Associazione Culturale Janas e Amaymonaus, che animeranno il Carnevale tradizionale di Ilbono.

Visita del centro di Ilbono

L’abitato, interessato da espansione edilizia, si adagia su una collina ed è circondato da vasti vigneti e uliveti, da cui si gode un bellissimo panorama sulla zona costiera dell’Ogliastra. Provenendo da Lanusei arriviamo da sud con la SS198 di Seui e Lanusei ed, a circa un chilometro dal Cimitero di Lanusei, passiamo il cartello segnaletico che indica l’ingresso nell’abitato, dopo il quale la strada statale assume il nome di via Nazionale.

La Chiesa di San Cristoforo

Entriamo in Ilbono con la via Nazionale, cha attraversa la parte nuova dell’abitato, e dalla quale, dopo un chilometro e duecento metri, parte sulla sinistra, in salita, seguendo le indicazioni, la via San Cristoforo che porterà alla Chiesa omonima. Prendiamo la via San Cristoforo, dopo una cinquantina di metri svoltiamo verso sinistra, dopo quasi centocinquanta metri svoltiamo a destra, proseguiamo per duecento metri ed arriviamo a vedere, alla sinistra, uno slargo sopraelevato di alcuni gradini chiamato Biginau Santu Cristolu, nel quale si affaccia la Chiesa di San Cristoforo, che sovrasta il paese ed è stata di recente restaurata. Questa Chiesa, dedicata al protettore dei pellegrini, risale al diciassettesimo secolo, ed un documento del tempo del Regno di Sardegna la definisce come una Cappella edificata sopra un rialto, a cinque minuti dal paese, il che fa pensare come nell’Ottocento l’abitato di Ilbono fosse raccolto attorno alla Chiesa parrocchiale. Si tratta di una piccola Chiesa campestre con una sola aula rettangolare, all’esterno tre contrafforti lungo i due lati, la facciata con il portone di ingresso sovrastato da un piccolo loculo, il tetto a capanna.

Ilbono-Chiesa campestre di San Cristoforo: arrivo dal retro con la via San Cristoforo Ilbono-Chiesa campestre di San Cristoforo: veduta laterale Ilbono-Chiesa campestre di San Cristoforo: facciata

La piazza davanti alla Chiesa, ai primi di settembre si anima per la Festa di San Cristoforo con i festeggiamenti in onore del Santo. Il 28 di agosto si svolge il virtuale passaggio di consegne tra gli Obrieri dell’anno precedente ed il comitato della leva dell’anno in corso, spetta, infatti ai ventunenni ilbonesi il compito di organizzare tutte le feste paesane fino all’anno successivo, prima fra tutte proprio quella in onore di San Cristoforo.

Ilbono-Festa di San Cristoforo: manifesto Ilbono-Festa di San Cristoforo: esibizione dei fucilieri Ilbono-Festa di San Cristoforo: la processione Ilbono-Festa di San Cristoforo: cerimonie religiose nella Chiesa di San Cristoforo

Da non perdere, il sabato la suggestiva processione serale a piedi ed a cavallo, con il simulacro del Santo accompagnata dalla Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista alla piccola piccola Chiesa campestre di San Cristoforo, e il giorno successivo la processione di ritorno verso la Chiesa parrocchiale con gli immancabili cavalieri e i vestiti tradizionali di Ilbono e di altri paesi.

Il Municipio di Ilbono

Da dove avevamo preso la via San Cristoforo, proseguiamo con la via Nazionale che, dopo centosettanta metri, sbocca su una trasversale e continua verso destra con il nome di via Roma, mentre a sinistra parte la via Elini. Percorso appena un centinaio di metri lungo la via Elini, vediamo, alla sinistra della strada, le scalinate che conducono all’edificio situato al civico numero 5 della via Elini, che ospita il Municipio di Ilbono, nel quale si trovano la sua sede e gli uffici in grado di fornire i loro servizi ai cittadini.

Ilbono-Arrivo al Municipio di Ilbono Ilbono-Il Municipio di Ilbono

Si tratta degli uffici che appartengono alle due aree di competenza. L’Area Amministrativa ed Economico-finanziaria comprende: l’Ufficio Affari Generali, Segreteria, Contratti, Protocollo, Archivio; l’Ufficio Biblioteca, Cultura, Sport, Spettacolo; l’Uffico Bilancio e Trattamento economico del personale; l’Ufficio Economato e provveditorato, Inventario, Gestione tributi; l’Ufficio Socio assistenziale; e l’Ufficio Stato civile, Anagrafe, Leva, Elettorale. L’Area Tecnica e Tecnico-manutentiva comprende: l’Ufficio Lavori pubblici, Protezione civile, Sicurezza sul lavoro; l’Ufficio Polizia Municipale; e l’Ufficio Urbanistica, Edilizia privata, Manutenzioni.

Sulla facciata laterale della Scuola Primaria si trova la lapide commemorativa dei caduti della prima guerra mondiale

All’altro lato della via Elini, di fronte al Municipio al civico numero 2, è presente l’edificio che ospita la Scuola Primaria che fa parte dell’Istituto Comprensivo Grazia Deledda. Alla destra di questo edificio si sviluppa la piazzetta della Scuola Primaria nella quale, sulla parete laterale destra dell’edificio della Scuola, si trova la Lapide commemorativa dei caduti della prima guerra mondiale, realizzata tra il 1920 ed il 1925. Si tratta di una lapide in marmo bardiglio con decorazioni e iscrizioni a incisione. La parte superiore della lapide, a guisa di fastigio, dominata dalla figura di un aquila come allegoria della Vittoria, la quale reca sul becco un bastone cerimoniale ornato da mostrine, mentre sul fianco sinistro del rapace riportato un ramo di quercia.

Ilbono-La piazzatta della Scuola Primaria Ilbono-La lapide commemorativa dei caduti della prima guerra mondiale Ilbono-Lapide commemorativa dei caduti della prima guerra mondiale: particolare

La Biblioteca Comunale di Ilbono intestata a Giovanni Usai

Sempre al’altro lato della via Elini, di fronte al Municipio, accanto alla scuola Primaria, si trova anche la Biblioteca Comunale di Ilbono, che ospitata in un edificio dalle linee molto moderne e risponde ai bisogni di lettura, di studio e di svago della comunit . Organizza eventi culturali, presentazioni di libri, animazione alla lettura per bambini, spettacoli teatrali. Organizza corsi gratuiti di informatica di base per gli alunni della scuola primaria in orario curricolare. In essa presente una sala consultazione, una sala dedicata alla sezione sarda dove sono presenti numerose postazioni informatiche a disposizione degli utenti, una sala dedicata alla narrativa e una sezione ragazzi.

Ilbono-La Biblioteca Comunale di Ilbono Ilbono-La Biblioteca Comunale di Ilbono

La Biblioteca è intestata a Giovanni Usai, spesso descritto attraverso la lente della critica, come una figura di spicco della poesia di stampo neoclassico nel contesto letterario del Novecento, come documentato dagli studi di Tonino Loddo che ne ha curato un’antologia pubblicata dalle Edizioni Grafica del Parteolla.

Il Cimitero Comunale di Ilbono

Presa la via Elini e passato l’edificio che ospita il Municipio, proseguiamo lungo questa strada che uscirà dall’abitato verso nord ovest con il nome di SP23, ossia Strada Provinciale Elini, e che si dirige appunto verso l’abitato di Elini. Percorsi circa cinquecento metri dal Municipio, vediamo, alla sinistra della strada, il muro di cinta e le scalinate che portano all’ingresso del Cimitero Comunale di Ilbono.

Ilbono-Il Cimitero di Ilbono Ilbono-Il Cimitero di Ilbono

La Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista

Ilbono-La Chiesa parrocchiale di San Giovanni BattistaTorniamo al Municipio, riprendiamo indietro la via Elini e torniamo sulla via Roma. Procediamo verso est e, dopo centocinquanta metri, svoltiamo a sinistra nella via San Giovanni. Dalla via San Giovanni, dopo una cinquantina di metri, svoltiamo a destra in via Francesco Crispi, che ci porta in poche decine di metri in piazza San Giovanni, di fronte alla Chiesa intitolata a San Giovanni Battista che è la parrocchiale di Ilbono e si trova all’interno del centro storico, nella parte bassa del paese. La Chiesa sorge sulle rovine di un precedente edificio probabilmente romanico, del quale probabilmente ha mantenuto l’impianto. All’esterno l’ampio portone è incorniciato e sovrastato da una finestra su cui poggia un timpano triangolare. Il campanile a base quadrata è ornato da delle cornici aggettanti che lo fasciano su tre livelli, concludendosi sulla cuspide piramidale che sovrasta la cella campanaria.

Ilbono-Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista: veduta da sinistra Ilbono-Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista: facciata Ilbono-Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista: il portale di ingresso Ilbono-Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista: la finestra sopra il portale di ingresso

l’interno della Chiesa presenta tre navate, con quella centrale piuttosto ampia ed accogliente, mentre quelle laterali, più semplici, si articolano su grossi pilastri che sostengono degli archi romanici. All’interno è possibile ammirare un’acquasantiera a fusto con basamento, e la vasca del battistero, che è un vecchio fonte battesimale in disuso con intarsi marmorei policromi che richiamano un genere molto in uso nelle decorazioni marmoree del Settecento.

Ilbono-Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista: interno Ilbono-Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista: altare maggiore Ilbono-Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista: l’acquasantiera Ilbono-Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista: la vasca del battistero

Sono presenti, inoltre, anche alcuni marmi dell’antica Chiesa che sono stati utilizzati per abbellire la nicchia che accoglie la statua della Madonna delle Grazie, di fattura tardo rinascimentale di ambito spagnoleggiante, che è stata recentemente restaurata. Questa statua viene conservata insieme alla cassa nella quale, secondo la leggenda, sarebbe stata rinvenuta sulla spiaggia di Cea. Grande sarebbe stata la sorpresa dei contadini provenienti dai vari paesi della zona, che non sarebbero riusciti a mettersi d’accordo sul paese in cui portarla. Si sarebbe, così, deciso di collocarla su un carro trainato da buoi, con l’accordo che il simulacro sarebbe diventato proprietà della Chiesa del paese in cui il loro viaggio fosse terminato. Fu così che, misteriosamente, la statua sarebbe giunta ad Ilbono dove fu immediatamente venerata per i suoi prodigi.

Ilbono-Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista: verso la navata sinistra Ilbono-Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista: statua di San Giovanni Battista Ilbono-Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista: statua di San CristoforoIlbono-Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista: statua della Madonna delle Grazie Ilbono-Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista: la cassa nella quale   stata rinvenuta la statua della Madonna delle Grazie

A Ilbono ogni anno, il 24 giugno, si svolge la Festa di San Giovanni Battista, che è la Festa patronale del paese, caratterizzata dalla messa, da cerimonie religiose e dalla processione con il simulacro del Santo per la vie dell’abitato, seguite da manifestazioni civili, tra le quali nel campetto vicino alla Chiesa balli sardi, l’accensione del falò sul quale i giovani si esibiscono saltando il fuoco per dimostrare il proprio coraggio, competizioni del gioco della morra, e a gara di traduzione poetica dall’italiano al sardo.

Ilbono-Festa di San Giovanni Battista: manifesto Ilbono-Festa di San Giovanni Battista: la processione Ilbono-Festa di San Giovanni Battista: il persone impegnate nel ballo sardo Ilbono-Festa di San Giovanni Battista: salto del falò

Ma è più importante, la prima domenica di luglio, la Festa della Madonna delle Grazie, una celebrazione solenne che si ripete da secoli. Si apre con un vespro, cui partecipano anche tante persone di fuori, ed il culmine della manifestazione è la processione, che parte dalla piazza di Chiesa col simulacro addobbato di oggetti d’oro o argento che sono stati offerti per grazie richieste o ricevute. La Madonna viene trasportata su un carro a buoi, anch’esso abbellito da drappeggi e fiori. Precedono il simulacro persone vestite con il tradizionale costume sardo e con torte o dolci, che, dopo la processione, vengono offerti. Il percorso è allietato da canti, preghiere e fuochi d’artificio. La processione si conclude alla Chiesa, dove viene celebrata la messa, poi si rientra a casa per festeggiare, più tardi ci si ritrova al campetto vicino alla Chiesa dove, al suono della fisarmonica, si balla il ballo sardo.

Ilbono-Festa della Madonna delle Grazie: manifesto Ilbono-Festa della Madonna delle Grazie: la processione Ilbono-Festa della Madonna delle Grazie: la processione Ilbono-Festa della Madonna delle Grazie: la processione

La piazza Andrea Lussu

Ilbono-Un evento nella piazza Andrea LussuArrivati nella piazza San Giovanni, prendiamo la prosecuzione della via San Giovanni che è la via Regina Elena, lungo la quale dopo una cinquantina di metri se vede alla destra, più in basso, la grande piazza Andrea Lussu, alla quale è possibile accedere con diverse scalinate.  La piazza è un punto di ritrovo locale, e viene utilizzata per vari eventi della comunità, come sagre paesane, concerti e varie attività culturali, organizzate spesso in collaborazione con la Pro Loco di Ilbono. In questa piazza si svolgono, tra gli altri, anche tutti i riti del Carnevale tradizionale di Ilbono, compreso il processo a Su Maimmone e la sua condanna al rogo, riti ai quali fanno seguito l’esecuzione di balli sardi da parte dei gruppi folk e della popolazione.

Il Centro di Aggregazione Sociale

Ilbono-Il Centro di Aggregazione SocialeDalla piazza Andrea Lussu, proseguiamo con la via Regine Elena e, dove questa termina, svoltiamo a sinistra sulla via Regina Margherita che, dopo una tentina di metri, sbocca sulla via della Circonvallazione. Presa la Circonvallazione verso sinistra, passata la Scuola dell’Infanzia, dopo un centinaio di metri vediamo alla sinistra, sopra un rialzo, l’edificio che ospita il Centro di Aggregazione Sociale di Ilbono. Si tratta di un luogo di aggregazione della popolazione gestito dalla Cooperativa La Rondine, un luogo d’incontro polifunzionale volto a prevenire isolamento ed emarginazione attraverso attivit ricreative, culturali, sociali e sportive per l’intera comunit . Offre spazi per la socializzazione, laboratori creativi, supporto scolastico e valorizzazione delle tradizioni popolari, coinvolgendo attivamente bambini, giovani e anziani.

Il murale che rappresenta un interno con figure femminili che ricamano

Torniamo a dove dalla via Roma partita verso sinistra la via San Giovanni, che ci ha portati a visitare la Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista. Proseguiamo lungo la via Roma e, dopo centottanta metri, svoltiamo tutto a sinistra e prendiamo la via Principe Amedeo, percorsa un’ottantina di metri prendiamo a destra la via Fontana. Ilbono-Il murale che rappresenta un interno con figure femminili che ricamanoDopo una sessantina di metri prendiamo a sinistra la via Umberto e, percorsa una cinquantina di metri, alla sinistra della strada si vede l’edificio al civico numero 46B, sul cui propetto laterale sinistro, affacciato sulla via Umberto, è presente il murale che rappresenta un interno con figure femminili che ricamano, realizzato nel 2007 dall’artista Antonio Aregoni, nato a Lanusei nel 1960. L’opera consiste nella raffigurazione di un grande quadro appeso nel quale sono ritratte due donne sedute davanti ad un camino intente a ricamare e cucire stoffe. La poetica di Antonio Aregoni, cantore della sua terra come l’ha definito Tonino Loddo, nasce dal profondo ed appassionato radicamento nella propria terra che si traduce in vivaci e concrete immagini popolate da donne e uomini dai gesti semplici e quotidiani, depositari di valori autentici ed universali.

Il murale intitolato Irbono labriosu che rappresenta figure maschili e femminili che lavorano

Da dove dalla via Roma è partita tutta a sinistra la via Principe Amedeo, proseguiamo verso sud con la via Roma e, dopo appena una cinquantina di metri, parte alla destra della strada la via Felice Cavallotti. Sul prospetto laterla sinistra dell’edificio al civico numero 78, affacciato sulla via Felece Cavallotti, è presente il murale intitolato Irbono labriosu, che rappresenta figure maschili e femminili che lavorano, realizzato nel 2007 dall’artista Antonio Aregoni, nato a Lanusei nel 1960. L’opera, inquadrata da una cornice centinata, raffigura su registri sovrapposti, dall’alto verso il basso, le varie attività legate alla coltivazione e lavorazione delle olive. In basso a sinistra della corice centinata è presente una scritta a pennello di un testo sempre di Antonio Aregoni, con le parole Irbono labriosu/ Labriosa/ sa tua gente/ aicci ogniunu/ t'ada tenne mente in/ passau commente/ in presente./ cun "PANI E OllU"/ solidale/ in saludi e/ mai porte male/ Aicci immoe/ appu pensau/ cun profumu/ as toccau,/ custu ciai/ d’appu imparau/ pintande su murale.

Ilbono-Il murale intitolato Irbono labriosu che rappresenta figure maschili e femminili che lavorano Ilbono-Il murale intitolato Irbono labriosu che rappresenta figure maschili e femminili che lavorano

Come già detto, la poetica di Antonio Aregoni, cantore della sua terra come l’ha definito Tonino Loddo, nasce dal profondo ed appassionato radicamento nella propria terra che si traduce in vivaci e concrete immagini popolate da donne e uomini dai gesti semplici e quotidiani, depositari di valori autentici ed universali.

Impianti sportivi

Da dove era paertita a destra la via Felice Cavallotti, proseguiamo con la via Roma, la seguiamoverso est e poi verso sud per circa seicento metri, fino ad arrivare nella piazza Bau Carrus, al centro della quale si trova una rotonda. Prendiamo la prima uscita, che è la via Giovanni Pascoli, e, dopo circa cinquecento metri, arriviamo in località Ulestri, dove troviamo l’ingresso degli Impianti sportivi Ulestri di Ilbono.

Ilbono-Impianti sportivi Ulestri: ingresso Ilbono-Impianti sportivi Ulestri: Campo da Calcio

All’interno di questi impianti, è presente un Campo da Calcio, con fondo in erba artificiale, dotato di tribune in grado di ospitare un centinaio di spettatori. Qui gioca le sue partite casalinghe la principale squadra di calcio della città, ossia il Gruppo sportivo Ilbono calcio, che milita nel girone A sardo di Prima Categoria.

Ilbono-Impianti sportivi Ulestri: Campo da Calcetto ossia da Calcio a cinque Ilbono-Impianti sportivi Ulestri: Campo da tennis Ilbono-Impianti sportivi Ulestri: il Percorso Pedonale

Accanto al Campo da Calcio, sono presenti anche un Campo da Calcetto, ossia da Calcio a cinque, anch’esso con fondo in erba sintetica, e due Campi da Tennis, che non sono dotati di tribune per gli spettatori. È presente anche un Percorso Pedonale, con fondo in materiali asfaltoidi, nel quale è possibile praticare attività ginnico motorie.

Visita dei dintorni di Ilbono

Il paese di Ilbono fu frequentato fin dall’antichità, come testimonia la presenza di diversi siti archeologici fra cui il più importante è quello dell’area archeologica di Scerì. Per quanto riguarda le principali ricerche archeologiche effettuate nei dintorni di Ilbono, sono stati portati alla luce i resti dell’insedimento protostorico di Salassu che dalle fonti più antiche era menzionato come Nuraghe ma secondo Ricci si tratterebbe di un bastione terrazzato che ingloba la roccia naturale, delle Domus de Janas di Perda Carcina I, Perda Carcina II, Perda Carcina III, Perda Carcina IV, S'Abba 'e Sa Murta, Scerì I, Scerì II. Tèxere I, e Tèxere II; delle Tombe di Giganti di Monte Forru, Perda Carcina I, Perda Carcina II, e Tèxere; dei Nuraghi complessi di Monte Forru, Sa Campana, Scerì, e Teddiso; dei Nuraghi semplici di Elurci, Mattale, Perda Carcina, Piranseri, Sartalai, e Tedili; ed anche del Nuraghe Semida di tipologia indefinita. Vediamo ora che cosa si trova di più sigificativo nei dintorni dell’abitato che abbiamo appena descritto.

La Cooperativa COSPAT

Dalla Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, prendiamo la continuazione della via San Giovanni, che è la via Regina Elena. La seguiamo per poco meno di centocinquanta metri, poi svoltiamo a sinistra e, dopo una trentina di metri, svoltiamo a destra e prendiamo la via Circonvallazione, che prendiamo verso sud est, la quale prosegue diventando la via Aldo Moro, e che in circa un chilometro ci porta nell’area industriale di Ilbono in localtà Giralecce, dove, alla sinistra della strada, ai lotti 12 e 13, si trova l’edificio che ospita la Cooperativa Cospat.

Ilbono-Il prodotti della Cooperativa C.O.S.P.A.T.La Cooperativa C.O.S.P.A.T. si dedica da oltre trent’anni con passione a diffondere e promuovere nel territorio isolano e in quello nazionale le eccellenze culinarie tradizionali della parte orientale della Sardegna, l’Ogliastrache per il suo ancestrale isolamento geografico, ha mantenuto più di ogni altra area della Sardegna, le sue intense e autentiche tradizioni.. Ricercando nel tempo la qualità in ogni aspetto della produzione, dalle materie prime ai macchinari, dal confezionamento alla distribuzione, alla formazione del personale, la Cooperativa riesce a mantenere intatti i tradizionali sapori e profumi dei suoi prodotti, tra i quali vanno citati i culurgiones d’Ogliastra, le Sebadas, le Pardulas, il pane Pistoccu.

I ruderi della Chiesa campestre di San Rocco

Ilbono-Resti della Chiesa campestra di San RoccoDalla via Roma presa verso sud, arriviamo in piazza Bau Carrus, al centro della quale si trova la rotonda, prendiamo la prima uscita, che è la via Giovanni Pascoli, la quale, dopo gli impianti sportivi, esce dall’abitato verso sud est. Seguiamo la via Pascoli per ottocentocinquanta metri, poi prendiamo verso sinistra la via Ulestri, dopo una settantina di metri svoltiamo leggermente a destra, proseguiamo per un centinaio di metri, poi svoltiamo a sinistra, proseguiamo per centoventi metri e vediamo, alla sinistra della strada, i pochi resti della Chiesa campestre di San Rocco di cui rimangono, purtroppo, soltanto i ruderi. Si tratta di una Chiesa il cui impianto originario risalirebbe, probabilmente, al periodo bizantino, come dimostrato da studi molto recenti. Un tempo, presso questa Chiesa, si svolgeva la Festa di San Rocco, che, benché sentita religiosamente dalle persone, si riduceva alla celebrazione della messa campestre, seguita da balli sul sagrato.

I resti della Chiesa campestre di San Pietro

Ilbono-Resti della Chiesa campestra di San PietroDalla via Roma presa verso sud, arriviamo in piazza Bau Carrus, al centro della quale si trova la rotonda, prendiamo la seconda uscita, che è la continuazione della via Roma. La seguiamo per ottocento metri, e raggiungiamo il punto dove arriva da sinistra la via Aldo Moro. Passato questo incrocio, prendiamo verso destra la stretta continuazione della via Aldo Moro, e, percorsi altri quattrocentocinquanta metri, vediamo,su un’altura alla destra della strada, i resti della Chiesa campestre di San Pietro di cui rimangono, purtroppo, soltanto i ruderi. Si tratta di un’altra Chiesa il cui impianto originario risalirebbe, probabilmente, al periodo bizantino, come dimostrato da studi molto recenti. Un tempo, anche presso questa Chiesa, si svolgeva la Festa di San Rocco, che, benché sentita religiosamente dalle persone, si riduceva alla celebrazione della messa campestre, seguita da balli sul sagrato.

Il sito paesaggistico ed archeologico del Monte Tarè

Ilbono-Veduta del Monte TarèProseguiamo lungo la strada che ci ha portati alla Chiesa campestre di San Pietro, che attraversa la Parendaddai, la zona dove si concentrano i siti archeologi più importanti del Comune di Ilbono. Percorsi circa tre chilometri, vediamo alla destra della strada la zona più importante, sotto l’aspetto naturalistico, nei dintorni di Ilbono, ossia quella del Monte Tarè, che è un interessante sito paesaggistico e archeologico ai confini tra l’area comunale di Loceri, di Lanusei e di Ilbono. Il Monte Tarè ha un’altezza di 547 metri, presenta zone scoscese e irte, ed è caratteristico per il colore rossiccio del porfido di cui è costituito. L’area del Monte Tarè, vasta 77 ettari, è interessante per la fauna e la vegetazione, in prevalenza lecci, con all’interno due belle sorgenti, una delle quali, Intramontes, nasce proprio tra i due monti, dando anche il nome alla località.

Ilbono-Le falesie del Monte Tarè Ilbono-Le vie di arrampicata sul Monte Tarè

Il Monte Tarè è una falesia di riferimento per gli appassionati dell’arrampicata. Con una ventina di vie dal 5b al 7b, tracciate sul ruvido granito, offre spide apprezzate dai climber più esperti, in cerca di emozioni e panorami mozzafiato.

L’area archeologica di Tèxere

Dalla via Roma presa verso sud, arriviamo in piazza Bau Carrus, al centro della quale si trova la rotonda, prendiamo la seconda uscita, che è la continuazione della via Roma. La seguiamo per ottocento metri, e raggiungiamo il punto dove arriva da sinistra la via Aldo Moro, dopo la quale la strada esce dall’abitato verso est con il nome di SS198 di Seui e Lanusei. Percorsi poco più di cinque chilometri, subito prima del cartello segnaletico che indica il chilometro 102, prendiamo la deviazione a destra seguendo l’indicazione per il parco archeologico di Scerì, dopo trecentocinquanta metri svoltiamo di nuovo a destra, percorriamo seicento metri e troviamo un sentiero sulla destra, che porta all’area archeologica di Tèxere. Nell’area archeologica di Tèxere si attesta la presenza antica di due ambiti culturali, ossia Neolitico e Nuragico. Il primo esprime una valenza cultuale funeraria con i suoi Menhir e le Domus de Janas, il secondo è testimoniato dalla presenza di una Tomba dei Giganti.

Nell’area archeologica di Tèxere sono presenti diversi Menhir, edificati in granito a 130 metri di altezza, associati ad una domus de janas, dei quali alcuni blocchi con coppelle sono stati riutilizzati nella tomba di giganti. Il Menhir Tèxere I, di tipo aniconico, è attualmente atterrato e in gran parte interrato, pertanto di difficile lettura. Il Tèxere II, di tipo aniconico, è quasi totalmente interrato. Il Tèxere III, di tipo protoantropomorfo in granito, è attualmente abbattuto, ha una forma ogivale con sezione piano convessa e con la sommità arrotondata. Oltre a questi tre Menhir, è presente il probabile Tèxere IV, di tipo imprecisato e parzialmente interrato, che è rastremato verso un’estremità dove manca una parte, che in un lato scarsamente lavorato presenta due fossette ellittiche ed è di dubbia autenticità per cui non è sicuro si tratti di un Menhir. Nell’area archeologica di Tèxere, oltre ai quattro Menhir qui descritti, pare che ve ne siano anche degli altri, per arrivare probabilmente ad un totale di sette.

Nell’area archeologica di Tèxere sono presenti due Domus de Janas, situate a una certa distanza l’una dall’altra. La Domus de Janas Tèxere I, edificata a 154 metri di altezza, è una tomba monocellulare tagliata in un masso isolato di granito attraversato da un filoncello di quarzo, alla quale si accede tramite un portello quadrangolare. Nel sito non è stata rinvenuta alcuna traccia di elementi di cultura materiale. Ed anche la Domus de Janas Tèxere II, edificata a 150 metri di altezza, è una tomba monocellulare scavata in un blocco sferoidale di granito, alla base del quale si intravede un gradino che precede il portello. Al cattivo stato di conservazione si aggiungono varie fenditure create forse dall’uso dell’ipogeo in tempi moderni, infatti era utilizzato come forno per la cottura dei fichi secchi.

Ilbono-Area archeologica di Tèxere: la prima Domus de Janas di Tèxere Ilbono-Area archeologica di Tèxere: la seconda Domus de Janas di Tèxere

La Tomba dei Giganti di Tèxere appartiene al complesso archeologico omonimo. Situato su un piccolo rialzo granitico, sotto alcuni alberi di olivo, a 158 metri di altezza. Il corpo tombale della lunghezza di sedici metri, disposto lungo l’asse de nord est a sud ovest, con ingresso a nord est, non appare leggibile nel perimetro esterno. L’esedra, del tipo a ortostati e con la stele centinata, è stata edificata con enormi blocchi di granito a profilo piano convesso, con faccia a vista ben lisciata. L’ala sinistra, della quale si conservano sei ortostati, è slittata in avanti così come quella destra, della quale se ne individuano tre, uno dei quali in situ, e si tratta di uno dei due ortostati prossimi alla stele, perfettamente sagomati per adattarsi al profilo della lastra centrale. Di questa rimane buona parte del riquadro inferiore, marginato dalla consueta cornice in rilievo. A sinistra dell’ingresso si rinviene, spezzata, la sommità dello spartito centinato.

Ilbono-Tomba dei Giganti di Tèxere: veduta dall’ingresso Ilbono-Tomba dei Giganti di Tèxere: ingresso Ilbono-Tomba dei Giganti di Tèxere: la camera funeraria vista dall’alto

La camera funeraria, con il vano tombale ancora parzialmente integro, presenta pianta rettangolare a sezione trapezoidale, edificata con grandi conci poliedrici, sormontati da filari di blocchi di dimensioni minori messi in opera con l’ausilio di materiale di rincalzo. Al centro, sono sovrastati da due grandi lastroni di copertura, mentre altri tre giacciono accanto al monumento. Meritano un breve cenno alcuni blocchi usati nel paramento interno, dei quali due presentano una coppella ovale nella faccia a vista, gli altri due una coppia di incavi che sarebbero stati occlusi dai blocchi che li sormontavano.

Ilbono-Tomba dei Giganti di Tèxere: veduta dell’interno Ilbono-Tomba dei Giganti di Tèxere: coppella ovale in uno dei blocchi del paramento interno

Ciò attesta un semplice reimpiego di elementi che originariamente avevano un’altra valenza, ed i blocchi con coppella erano probabili parti dei Menhir presenti nella zona. Nell’area sono inoltre presenti dei massi decorati da incisioni e coppelle.

Ilbono-Tomba dei Giganti di Tèxere: veduta dei massi decorati Ilbono-Tomba dei Giganti di Tèxere: massi decorati da incisioni e coppelle

L’area archeologica di Scerì

Ilbono-Area archeologica di Scerì: cartello indicatoreDalla via Roma presa verso sud, arriviamo in piazza Bau Carrus, al centro della quale si trova la rotonda, prendiamo la seconda uscita, che è la continuazione della via Roma. La seguiamo per ottocento metri, e raggiungiamo il punto dove arriva da sinistra la via Aldo Moro, dopo la quale la strada esce dall’abitato verso est con il nome di SS198 di Seui e Lanusei. Percorsi poco più di cinque chilometri, subito prima del cartello segnaletico che indica il chilometro 102, prendiamo la deviazione a destra seguendo l’indicazione per il parco archeologico di Scerì, dopo trecentocinquanta metri svoltiamo di nuovo a destra, percorriamo ottocento metri, ed arriviamo dove, alla sinistra della strada, si sviluppa l’area archeologica di Scerì nella quale si trova un importante insediamento di epoca nuragica. Il complesso archeologico di Scerì sorge in un contesto collinare, all’interno di un avvallamento interessato dalla presenza di un imponente torrione granitico circondato da un ruscello. Il sito comprende emergenze archeologiche di due ambiti culturali, ossia Neolitico e Nuragico. Si tratta, in particolare, di un Nuraghe di tipo complesso e del sottostante Villaggio nuragico, e di due Domus de Janas, ubicati rispettivamente alla sommità e alla base del lato occidentale del torrione suddetto. All’interno dell’area sono presenti anche alcune panchine dove è possibile trovare refrigerio sotto le chiome degli alberi.

Situata su uno spuntone granitico in posizione panoramica da cui si intravede il mare d’Ogliastra, l’area archeologica di Scerì si trova un importante insediamento di epoca nuragica. L’insediamento comprende l’imponente Nuraghe complesso di Scerì, situato su un torrione granitico nel punto più alto della collina dove sorge l’insediamento. Il Nuraghe, del tipo a tholos, che mostra una particolare cura nella realizzazione, è stato edificato in granito a 108 metri di altezza ed è interamente costruito in blocchi poligonali di granito locale, ed è costituito da una torre principale cui si addossa, nei lati settentrionale, orientale e meridionale, un corpo aggiunto, e residuano anche tracce di un probabile antemurale. La torre principale, a pianta circolare, svetta a poco più di quattro metri e mezzo di altezza. Ha ingresso di luce trapezoidale, architravato e orientato a sud est, che immette in un andito di pianta rettangolare e sezione ogivale, nella cui parete sinistra si apre il vano scala. Questa, attualmente non agibile a causa dei crolli, è individuabile anche allo svettamento. La camera, eccentrica rispetto al perimetro esterno della torre, si conserva fino a circa due metri dall’originaria copertura a tholos. Il corpo aggiunto ha l’ingresso rivolto a nord, architravato, che immette in un corridoio ad andamento curvilineo, quasi interamente occluso dai crolli e forse parzialmente adibito a vano scala. Nella parete destra, a quasi tre metri e mezzo dall’ingresso principale, è individuabile un ulteriore ingresso a un corridoio, pure impraticabile, ma verosimilmente comunicante con un vano di disimpegno e, più a nord ovest, con un’altra torre non individuabile con sicurezza a causa dei crolli. Intorno al monumento, a una quota sensibilmente più bassa, sono leggibili alcuni tratti di un antemurale, in pessimo stato di conservazione, che doveva saldarsi a sud al corpo aggiunto e raccordava, integrandole, le emergenze rocciose naturali, e che aveva funzione di terrazzamento e consolidamento. L’ingresso, ipotizzabile nel lato orientale, appare attualmente pressoché distrutto. Nella roccia granitica del torrione su cui si eleva il nuraghe si aprono, inoltre, tre cavità naturali che appaiono ritoccate e, almeno in un caso, integrate con muratura dai costruttori nuragici, Una di queste, ubicata a nord ovest, si estende in parte sotto la torre principale.

Ilbono-Area archeologica di Scerì: il Nuraghe di Scerì Ilbono-Area archeologica di Scerì: il Nuraghe di Scerì Ilbono-Area archeologica di Scerì: il Nuraghe di Scerì Ilbono-Area archeologica di Scerì: il Nuraghe di Scerì Ilbono-Area archeologica di Scerì: il Nuraghe di Scerì Ilbono-Area archeologica di Scerì: il Nuraghe di Scerì

A nord est, tra il corpo aggiunto e l’antemurale, si individua parte del perimetro murario di una capanna, ed in tutta l’area si rinviene abbondante materiale fittile in stato frammentario, tra cui tegami, olle globulari, ciotole e tazze carenate. Nella zona più in piano, infatti, si trova il Villaggio nuragico, nel quale sono state messe in luce numerose capanne circolari destinate ad uso abitativo e produttivo, delle quali solo alcune sono state interessate da indagini scientifiche.

Ilbono-Area archeologica di Scerì: resti del villaggio nuragico Ilbono-Area archeologica di Scerì: resti del villaggio nuragico Ilbono-Area archeologica di Scerì: resti del villaggio nuragico Ilbono-Area archeologica di Scerì: resti del villaggio nuragico

Nell’area di Scerì sono presenti anche abbondanti tracce di epoca neolitica, testimoniata in primo luogo dalla presenza, nel lato occidentale dell’emergenza granitica su cui svetta il monumento nuragico, di due Domus de Janas edificate a 114 metri di altezza, datate al Neolitico Recente. Si tratta di sue tombe a pianta monocellulare, che sono state scavate in due grandi massi erratici isolati di granito distanti un paio di metri l’uno dall’altro. La Domus de Janas Scerì I presenta una cella del tipo a forno, a pianta oblunga trasversale rispetto all’ingresso che, sopraelevato di quasi un metro rispetto al piano di campagna, è di forma trapezoidale, orientato a sud e leggermente rincassato. Nell’area antistante sono stati rinvenuti alcuni frammenti di una lastra di granito accuratamente lavorata, e si ritiene si possa trattare, forse, dei resti del chiusino del portello. Della Domus de Janas Scerì II, appena abbozzata ed in pessimo stato di conservazione a causa della fessurazione della roccia che ha determinato lo stacco della parte anteriore e il crollo del soffitto, è leggibile un’originaria pianta monocellulare, con ingresso sopraelevato orientato a ovest, mentre il portello, privo di rincasso, manca dello stipite destro, attualmente visibile alla base del masso. La cella di questa secoda tomba presenta pareti e pavimento accuratamente levigati.

Ilbono-Area archeologica di Scerì: l’emergenza granitica su sui svetta il Nuraghe Ilbono-Area archeologica di Scerì: l’emergenza granitica su sui svetta il Nuraghe Ilbono-Area archeologica di Scerì: le Domus de Janas di Scerì Ilbono-Area archeologica di Scerì: la prima Domus de Janas di Scerì Ilbono-Area archeologica di Scerì: la seconda Domus de Janas di Scerì

La statuetta della Dea Madre rinveuta a Scerì

Ilbono-La statuetta della Dea Madre rinveuta a ScerìLe prime indagini di questo complesso nuragico risalgono al 1994, ed un recente intervento di scavo è stato condotto nel 2003. E proprio nella campagna di scavi in quest’ultimo sito, risalente al 1994, ai piedi della Domus de Janas numero 1, tra i reperti fittili e gli oggetti a corredo della deposizione datata al Neolitico Medio, è stato trovato l’antico idoletto miniaturistico in osso che evoca la divinità femminile. Del manufatto è stata rinvenuto solo la testa, ma in esso è importante la caratteristica lavorazione stilistica tipica degli idoletti del periodo di Bonu Ighinu, in particolare il caratteristico copricapo a tamburello. Il reperto archeologico attualmente è custodito nel Museo Archeologico di Nuoro. Le indagini archeologiche hanno portato alla luce abbondanti materiali di questo periodo, forse collegati alla frequentazione a scopo funerario del sito che è sicuramente uno dei più interessanti della zona e che attende ancora di essere compiutamente esplorato.

Sa Perda ’e Is Cincu Coros

Ilbono-Area archeologica di Scerì: Sa Perda ’e Is Cincu CorosNei terreni circostanti di proprietà privata è stata recentemente scoperta una misteriosa stele dove sono incise undici spirali. Si tratta di un grosso masso granitico, noto ai contadini con il nome di Sa Perda ’e Is Cincu Coros, che attualmente si trova semidisteso sul terreno. Il masso ha una base regolare tale da far pensare ad una posizione eretta al momento della sua lavorazione. Sul blocco, che è una vera e propria stele, e che misura circa 135 per 195 centimetri, sono presenti undici motivi geometrici costituiti da cerchi concentrici. Alcuni di questi terminano verso il basso con un’appendice acuta, come in una goccia, e in almeno tre casi è presente il motivo della linea retta che parte dalla coppella centrale e termina nella parte apicata, in modo assai simile a quanto riscontrato un analoghe steli rinvenute in territorio di Sedilo e di Mamoiada. Questo motivo, presente in tre di queste gocce, si era ritenuto fosse presente in cinque di esse, dato che il nome della stela indica appunta la pietra dei cinque cuori. Sull’interpretazione dei simboli rappresentati nella stele sono state avanzate diverse ipotesi, ma la momento nessuna di esse sembra sufficientemente attendibile.

Ilbono-Area archeologica di Scerì: Sa Perda ’e Is Cincu Coros Ilbono-Area archeologica di Scerì: Sa Perda ’e Is Cincu Coros

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, da Ilbono raggiungeremo Elini il più piccolo Comune dell’Ogliastra che visiteremo con il suo centro ed i dintorni dove si trova la Chiesa campestre della Madonna del Carmine.


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