Un sito di oltre 480 pagine che descrive tutta l’Isola e che pur non vendendo nulla riceve fino a oltre un migliaio di visitatori ogni giorno

La mia Sardegna

Home page Guest book SOSTIENICI Mappa del sito Scrivici


Pagina precedenteIndice precedenteVisita di una pagina di Cagliari TurismoPagina successiva

Nel centro storico della città di Cagliari visitiamo il quartiere Stampace nel quale si trova la chiesa di Sant’Efisio

In questa tappa del nostro viaggio, proseguiremo la visita dal centro storico della città di Cagliari dove vedremo tutto ciò che si trova all’interno del suo quartiere Stampace, che si trova nella sua zona a nord est.

Il quartiere Stampace

Cagliari-I quattro quartieri del centro storico di Cagliari oggiIl quartiere Stampace è il quartiere più antico della città, ed è stata la zona residenziale per le famiglie benestanti della città di Cagliari fino dal periodo medievale. Il suo nome deriva dalla frase Sta in pace, dato che in questo quartiere si trovava il percorso dalla strada che portava al colle di Buoncammino sul quale si effettuavano le esecuzioni capitali (che poi il cammino verso il patibolo fosse buono è tutto da dimostrare...). Delle sue strade, ciascuna con la sua chiesa, se ne ha notizia a partire dall’undicesimo secolo. Il quartiere di Stampace, sorto a ovest di Castello per accogliere i profughi di Santa Igia, era il quartiere anticamente caratterizzato da numerose botteghe di artigiani e artisti. Cagliari-Il quartiere StampaceDa sempre legato a Sant’Efisio e ai festeggiamenti di maggio, per la presenza della chiesa, sorta secondo la tradizione sopra il carcere del Santo. Nel quartiere sorgono anche le importanti chiese barocche di San Michele e Sant’Anna. Dall’espansione di Stampace si sono gradualmente formati i quartieri moderni della zona ovest di Cagliari. Il quartiere è noto anche per aver ospitato la cosiddetta Scuola di Stampace, che trae il nome dal quartiere dove la famiglia dei Cavaro ha tenuto la sua bottega per diverse generazioni, tra il quindicesimo ed il sedicesimo secolo, e che è stato il più importante movimento artistico del Rinascimento in Sardegna i cui pittori hanno creato grandiosi retablos, ossia grandiose pale d’altare.

In largo Carlo Felice si trova il palazzo Accardo

Cagliari-Palazzo Accardo lungo il largo Carlo Felice dietro la facciata posteriore del palazzo CivicoPer effettuare la nostra visita del quartiere Stampace, dalla destra del palazzo Civico prendiamo, verso nord est, il largo Carlo Felice che ci porta, in leggera salita, fino alla piazza Yenne. All’inizio del largo Carlo Felice, alla sinistra al civico numero 13, all’angolo con la via Crispi, in posizione limitrofa alla facciata posteriore del palazzo Civico, si trova il Palazzo Accardo, eretto tra il 1899 e il 1901 secondo il progetto dell’architetto Dionigi Scano nato a Sanluri. L’edificio presenta uno stile eclettico, dato che nella sua costruzione sono stati impiegati materiali differenti come pietra, cemento e cotto. Le aperture del piano terra sono contraddistinte da volte allineate alle finestre dei tre piani sovrastanti, ciascuno riccamente decorato e con balconi in parte sporgenti, in parte a filo delle facciate. Quest'ultime sono caratterizzate da lesene a fasce con capitello ionico. La fascia decorativa in cotto posizionata al di sotto del cornicione sporgente presenta elaborate decorazioni, quali ovoli, dentelli e figure femminili.

La cripta dove erano custodite le spoglie di Sant’Agostino che viene definita il suo Santuario

Dall’androne del palazzo Accardo, tramite una scala a chiocciola si accede alla cripta di Sant’Agostino una piccola Cappella ipogeica. Viene definita il Santuario di Sant’Agostino, essendo un luogo ritenuto sacro dalla tradizione religiosa, dato che costituisce ciò che resta della chiesa e del Convento degli Agostiniani, eretti nel luogo in cui, secondo la tradizione, dal 504 sarebbero state custodite le spoglie di Sant’Agostino di Ippona. Le ha portate a Cagliari il monaco San Fulgenzio di Ruspe, che, insieme ad altri vescovi del nord Africa, era stato esiliato in Sardegna dal Re vandalo Trasamondo, e vi rimangono fino al 722, quando vengono traslate a Pavia per volere del Re longobardo Liutprando, allo scopo di preservarle dalle scorrerie dei Saraceni.

Cagliari-cripta di Sant’Agostino: ingresso Cagliari-cripta di Sant’Agostino: scala di accesso Cagliari-cripta di Sant’Agostino: l’altare dedicato al Santo Cagliari-cripta di Sant’Agostino: il particolare dell’altare dedicato al Santo Cagliari-cripta di Sant’Agostino: il particolare dell’altare dedicato al Santo

Nella seconda metà del Cinquecento, la chiesa ed il Convento, che sorgevano extra moenia ossia al di fuori delle mura cittadine, vengono demoliti per il riammodernamento della cinta muraria della città, voluto da Filippo II di Spagna, che finanzia la costruzione della nuova chiesa dedicata al Santo, che viene eretto Intra moenia ossia entro le mura cittadine, nel quartiere Marina, e che abbiamo già descrtta. Dell’antica chiesa viene lasciata in piedi solo una piccola cappella, che alla fine dell’ottocento, per la sistemazione del largo Carlo Felice, viene demolita per far posto al palazzo Accardo, e di essa rimane solo l’antica cripta.

Ci rechiamo in piazza Yenne per iniziare la visita del quartiere Stampace

Iniziata la nostra visita del quartiere Stampace, passato il palazzo Accardo proseguiamo verso nord est lungo il largo Carlo Felice, il bel viale alberato che ci porta, in leggera salita, fino alla grande piazza Yenne, nella quale troviamo la statua di Carlo Felice, il Re di Piemonte e Sardegna, votata nel 1827 dagli stamenti, uno dei tre bracci dell’antico Parlamento sardo, per volontà dello stesso sovrano. La statua bronzea in stile neoclassico, alta quattro metri, rappresenta il Re nelle vesti di un soldato romano, con elmo in testa, corazza e rivestito da una toga, è stata disegnata dall’architetto Gaetano Cima e realizzata in bronzo dallo scultore sassarese Andrea Galassi nel 1833, alla cui fusione hanno collaborato gli artiglieri guidati dal colonnello Carlo Boyl. La statua è stata collocata nella piazza San Carlo, vecchio nome che aveva quella che è l’attuale piazza Yenne, nel 1860, completata dal basamento progettato da Gaetano Cima. Nei quattro lati del basamento, alto circa il doppio della statua, sono poste le epigrafi con l’iscrizione redatta dallo storico cagliaritano Pietro Martini.

>Cagliari: veduta del largo Carlo Felice Cagliari: veduta della piazza Yenne Cagliari-In piazza Yenne la statua di Carlo Felice il Re di Piemonte e Sardegna che ha fatto realizzare la SS131 di Carlo Felice Cagliari-La pietra miliare che segna il punto di inizio della SS131 di Carlo Felice che è la principale arteria sarda

In Sardegna questo sovrano è ricordato soprattutto per aver approvato il progetto dell’ingegner Carbonazzi che ridisegnava il tracciato della strada statale che collegava Cagliari con Sassari e poi Porto Torres, che ha preso il suo nome diventando la SS131 di Carlo Felice. Nel montaggio della statua viene, però, commesso un errore, dato che la statua doveva essere montata in modo che arrivando da mare si vedesse in volto del sovrano, ed il suo braccio destro rivolto verso nord ovest avrebbe indicato l’inizio della strada. La statua viene invece sistemata al contrario, ed arrivando dal mare si vedono le spalle del sovrano, quindel dito del Re punta in direzione contraria a quello che è l’inizio della strada, dato che punta verso sud est mentre la strada si dirige verso nord ovest. La SS131 di Carlo Felice parte proprio dalla piazza, dato che pochi metri più avanti, non lontano dalla statua, è presente un obelisco con la pietra miliare posta dal viceré marchese di Yenne nel 1822, che segna il punto di inizio di quella che è stata ed è ancora oggi la principale arteria sarda.

Lo storico Francesco Cesare Casula, nel suo libro Carlo Felice e i tiranni Sabaudi, definisce Carlo Felice come Il peggiore fra i sovrani Sabaudi, da vicerché come da Re fu crudele e feroce, famelico, gaudente e ottuso, e documenta come Carlo Felice abbia incaricato il giudice Giuseppe Valentino di innalzare in tutti i paesi della Sardegna centinaia di forche per impiccare i seguaci di Giovanni Maria Angioy, protagonista dei moti rivoluzionari sardi contro il sistema feudale. Per questo è stata proposta nel 2021 una mozione per l’installazione di pannelli esplicativi, almeno in tre lingue, sardo, italiano ed inglese, in armonia con i caratteri storico-Culturali e urbanistici presenti nel largo Carlo Felice, finalizzati a illustrare la figura dell’omonimo re, quel Carlo Felice Tiranno feroce, ed a spiegare, altresì, cosa comportò il suo governo per il popolo sardo, citando le vittime illustri durante il suo Regno.

Vicino alla piazza del Carmine nella via Sassari si trova il ristorante Josto

Dall’estremo settentrionale della piazza Giacomo Matteotti, all’altezza della facciata della Stazione ferroviaria, prendiamo a destra la via Sassari, già via San Nicolò, che è parallela al largo Carlo Felice, e la seguiamo per poche decine di metri fino a vedere aprirsi sulla sinistra l’ampia piazza del Carmine. Proprio alla fine della piazza, si vede alla destra una traversa che viene considerata una continuazione della via Sassari, e alla sinistra della quale, in un ex deposito di legname al civico numero 25 della via Sassari, si affaccia il ristorante Josto.

Consigliato dalla Guida MichelinDue Forchette del Gambero RossoCagliari-Il ristorante JostoNel centro di Cagliari, vicino alla suggestiva piazza del Carmine, si trova il ristorante Josto, segnalato dalla Guida Michelin per la sua buona cucina, ed al quale il Gambero Rosso ha assegnato le Due Forchette con un punteggio di 81 su 100. Lo chef è Pierluigi Fais, promettente già da giovanissimo nel ristorante Josto al Duomo dell’albergo di famiglia ad Oristano. Dopo avere traslocato a Cagliari ed avere aperto la pizzeria Framento, che in pochi mesi ha codificato una delle migliori pizze d’Italia, alla fine è tornato in cucina. I mobili di design delle due piccole sale allietano la sosta armonizzandosi perfettamente con la cucina dello chef, che si vuole moderna, sebbene ispirata a radici ed ingredienti sardi. L’obiettivo è proporre piatti dallo stile molto personale, che traggono spunto dagli ingredienti e le materie prime più caratteristici della cucina sarda. E giungono a rielaborazioni e abbinamenti guidati dalle acidità, sempre presenti e ben calibrate, vere protagoniste della cucina di Pierluigi Fais.

Cagliari-Ristorante Josto: ingresso Cagliari-Ristorante Josto: into

Proseguendo lungo la via Sassari si trova il ristorante Sa Domu Sarda che offre i piatti tipici della tradizione sarda dell’interno

Passata la piazza del Carmine, proseguiamo lungo la via Sassari e dopo una cinquantina di metri, alla destra in corrispondenza del civico numero 51, si affaccia l’ingresso del ristorante Sa Domu Sarda, segnalato dalla Guida Michelin per la sua buona cucina.

Consigliato dalla Guida MichelinCagliari-Il ristorante Sa Domu SardaAl civico numero 51 della via Sassari si trova il ristorante Sa Domu Sarda, segnalato dalla Guida Michelin per la sua buona cucina. A pochi passi dal centro, offre una cucina sincera che attinge dalla tradizione sarda e mediterranea, utilizzando ingredienti di livello provenienti da piccole produzioni locali. Benché isolana, la cucina sarda tradizionale è in prevalenza di terra e in questo ristorantese ne trovano alcuni dei più significativi esempi. Il successo di questo indirizzo storico della ristorazione cagliaritana è testimoniato dall’apertura di una seconda sede a Pula. In sale semplici con qualche tipica decorazione locale sono serviti piatti come il casu furriau, i culurgiones, la capra allo zafferano di San Gavino, la cordula di agnello con piselli, il porchetto da latte da allevamenti bradi. Altri piatti sono caratterissati dai nomi evocativi, come le sitzigorrus cun bagna ossia le lumache in salsa di pomodoro, le bombas ossia polpette di bue rosso, le straordinarie paste sarde, e per finire le seadas.

Cagliari-Ristorante Sa Domu Sarda: ingresso Cagliari-Ristorante Sa Domu Sarda: into

In via Sassari il ristorante Ammentos che offre anch’esso i piatti tipici della tradizione sarda dell’interno

Passata la piazza del Carmine, seguiamo la via Sardegna fino quasi in fondo, dove sboccherà sul corso Vittorio Emanuele II, che parte a sinistra dalla piazza Yenne. Qui, alla sinistra della via Sassari, al civico numero 120, si trova il ristorante Ammentos, un piccolo ristorante che offre i piatti tipici della tradizione sarda.

Cagliari-Il ristorante AmmentosIn un ambiente raccolto, con solo una decina di tavoli, rustico ed accogliente, il ristorante Ammentos, ossia Rammentaci o Ricordaci, che offre i piatti tipici della tradizione sarda dell’interno dell’isola dato che i proprietari sono di Gergei, nel Sarcidano tra il Campidano e la Barbagia. L’attesa è minima, il personale molto disponibili a spiegare i piatti, la gestione familiare. Con ottimi ingredienti semplici e genuini, da Ammentos è possibile assaggiare tutti quei piatti che rendono unica la cucina sarda in Italia. Propone antipasti di terra, culurgiones e malloreddus, macarrones de busa conditi con sugo di pomodori e salsiccia, ossia i tipici maccheroni dalla forma allungata ottenuti mediante l’uso del ferretto che le donne anticamente utilizzavano per fare la maglia, ed inoltre arrosti di carne, il porceddu ossia il maialetto sardo arrosto, la pecora in cappotto, i dolci tipici sardi accompagnati dal moscato.

Cagliari-Il ristorante Ammentos: la sala interna Cagliari-Il ristorante Ammentos: antipasti Cagliari-Il ristorante Ammentos: antipasti Cagliari-Il ristorante Ammentos: macarrones de busa Cagliari-Il ristorante Ammentos: il porceddu arrosto Cagliari-Il ristorante Ammentos: dolci sardi con il moscato

Le pietanze sono accompagnate da un buon vino rosso della casa e, a fine pasto, da moscato e filu ’e ferru, la tipica acquavite sarda.

In corso Vittorio Emanuele II si trovava il ristorante Su Tzilleri in Sa Bucca ’e Sa Nassa

Arrivati alla piazza Yenne, prendiamo a sinistra il corso Vittorio Emanuele II, a piedi dato che è una strada che per il primo tratto è isola pedonale. La seguiamo per centoventi metri e, alla destra della strada in corrispondenza del civico numero 57, si trovava dal luglio 2021 il caratteristico ristorante Su Tzilleri in Sa Bucca ’e Sa Nassa, che oggi ha chiuso definitivamente dato che il suo chef Claudio Ara ha trasferito all’attività a Quartu Sant’Elena, nel lungomare del Poetto presso lo stabilimento balneare Blue Sky che si trova in corrispondenza della postazione 14.

Cagliari-Il ristorante Su Tzilleri in Sa bucca ’e Sa nassaCagliari-Lo chef Claudio Ara del ristorante Su Tzilleri in Sa bucca ’e Sa nassaNel quartiere Castello, di fronte all’ingresso della chiesa di San Giuseppe Calasanzio, sull’altro lato della piazza San Giuseppe, si trovava il caratteristico ristorante Su Tzilleri ’e Su Doge, che dal luglio 2021 ha trasferito la sua attività nel caratteristico ristorante Su Tzilleri in Sa Bucca ’e Sa Nassa, ossia l’Osteria della bocca della nassa, in corrispondenza del civico numero 57 del corso Vittorio Emaniele II. L’attività era abilmente gestita da Claudio Ara, che si definisce Chef d’essai, nella sua storia partita all’età di tredici anni lavando piatti, e che oggi fa parte della Alleanza tra i Cuochi, determinati a sostenere i presidi Slow Food e piccoli produttori locali custodi della biodiversità. Archeologia della cucina, improvvisazione e sperimentazione, fanno parte della sua idea di cucina, basata sulla ricerca della materia prima, dei piatti tipici nelle sue ricette originali, capirne il valore storico, e proporle nella loro veste originale, o riproporle in chiave moderna rispettandone le caratteristiche.

Il caratteristico ristorante Su Tzilleri in Sa Bucca ’e Sa Nassa, però, oggi ha chiuso definitivamente dato che il suo chef Claudio Ara ha trasferito l’attività a Quartu Sant’Elena, nel lungomare del Poetto presso lo stabilimento balneare Blue Sky che si trova in corrispondenza della postazione 14.

Oggi al civico numero 57 del corso Vittorio Emanuele II si trova una delle sedi della Locanda Caddeo, il cui forte sono le soffici focacce, il cui impasto viene prodotto seguendo un’antica ricetta da una cinquantina di anni, super segreta e perfetta. Ma questa è solo una delle sue tante specialità, dato che da una quindicina di anni si è specializzata in piatti artigianali, genuini e deliziosi, tra abbondanti taglieri di salumi e formaggi saporiti, le famose polpette di Mamma teresa e tanto altro...

In corso Vittorio Emanuele II si trova anche la pizzeria Framento premiata con i Tre Spicchi dal Gambero Rosso

Proseguendo, passiamo il punto dove arriva da sinistra la via Sassari subito dopo che abbiamo trovato il ristorante Ammentos, proseguiamo e vediamo subito alla sinistra della strada, al civico numero 74 del corso Vittorio Emanuele II, la macelleria Etto, ossia l’Antica Macelleria Moderna, aperta da Pierluigi Fais e, poco dopo, al civico numero 82, la Pizzeria Framento, anch’essa aperta da Pierluigi Fais, che viene generalmente considerata una delle migliori pizzerie della Sardegna.

Tre Spicchi del Gambero RossoCagliari-La pizzeria FramentoIn corso Vittorio Emanuele II, al civico numero 82, si trova la Pizzeria Framento di Pierluigi Fais, nella quale la tradizionalità porta ad utilizzare il lievito madre, chiamato in sardo Su Frammentu, per la preparazione degli impasti, che vengono lasciati lievitare per un lungo tempo, in modo tale da garantire una digeribilità rapida e indolore. La sua pizza è una delle quattro in Sardegna premiate con i Tre Spicchi nella sezione della pizza all’italiana, per la quale questa pizzeria ha ottenuto con un punteggio di 92 punti su 100. Si tratta del riconoscimento che la Guida alle pizzerie d’Italia 2026 del Gambero Rosso ha assegnato alle pizze ritenute migliori dai giudici dopo averne esaminato lievitazione, farine usate per impasto, selezione della materia prima cottura, la cottura e soprattutto il sapore.

La chiesa di Santa Chiara con i resti dell’adiacente Convento

Cagliari-Chiesa di Santa ChiaraCagliari-Chiesa di Santa Chiara: internoDa piazza Yenne prendiamo in direzione nord est, verso le scalette di Santa Chiara, e, dopo una cinquantina di metri, arriviamo alla chiesa di Santa Chiara inizialmente intitolata a Santa Margherita, che si affaccia su una piazzetta quadrangolare, cinta da un cancello in ferro. La chiesa, con l’adiacente Convento claustrale delle Clarisse, sono stati fondati tra la fine del tredicesimo e l’inizio del quattordicesimo secolo per accogliere una comunità di monache clarisse, che continueranno ad abitare il Convento sino alla fine del diciannovesimo secolo. L’attuale chiesa, in stile barocco, risale alla fine del diciassettesimo secolo. Il complesso viene gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1943, rendendo necessario l’abbattimento del Convento, del quale oggi non rimangono che pochi ruderi, e parte dell’area del Convento, dal 1957, è stata destinata al vicino mercato rionale di Santa Chiara, ancora in attività. Dalla piazzetta si accede, oltre che alla chiesa, anche all’area dei ruderi del monastero, dove è stato collocato un ascensore, che consente di salire alla via Cammino Nuovo evitando la lunga gradinata delle scalette Santa Chiara, progettate da Gaetano Cima nel 1858 per unire questa zona di Stampace al quartiere Castello. Vicino all’ascensore si trova il campanile a vela della chiesa, che dipende dalla parrocchia di Sant’Anna di Stampace.

Cagliari-La lunga gradinata delle scalette Santa Chiara progettate da Gaetano Cima Cagliari-l’ascensore che consente di salire alla via Cammino Nuovo Cagliari-Chiesa di Santa Chiara: campanile a vela

La chiesa parrocchiale Collegiata di Sant’Anna di Stampace

Da piazza Yenne prendiamo verso nord ovest la via Domenico Alberto Azuni e troviamo subito, dopo appena una cinquantina di metri, sulla destra della strada, la chiesa Collegiata di Sant’Anna di Stampace, edificata in stile tardo barocco Piemontese a partire dal 1785, ed aperta al pubblico nel 1818, dopo trentatreanni di lavori per le molteplici difficoltà sorte soprattutto per la mancanza di fondi. È stata edificata nel punto in cui originariamente sorgeva un piccolo tempio di epoca pisana, che è stato demolito per cedere il posto alla costruzione della nuova struttura. L’imponente struttura è preceduta da un’ampia scalinata e presenta una facciata in stile barocchetto Piemontese e due alti campanili dietro i quali si ergono tre cupole di varie dimensioni. All’interno vi è un’unica navata molto vasta e luminosa, quasi ovale nel mezzo della quale si innalza una cupola ottagonale, che forma poi la crociera. La navata è circondata da quattro cappelle laterali, un bellissimo altare in marmo policromo e l’altare maggiore che ospita una statua in marmo di Sant’Anna. L’edificio viene gravemente danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, per poi essere ricostruito e reso fruibile ai fedeli.

Cagliari-Chiesa di Sant’Anna Cagliari-Chiesa di Sant’Anna: interno Cagliari-Chiesa di Sant’Anna: altare maggiore Cagliari-Chiesa di Sant’Anna: la Cappella del Beato Amedeo nonno Duca di Savoia

Dalla parrocchia di Sant’Anna di Stampace, che ha sede nella chiesa parrocchiale Collegiata di Sant’Anna, dipedono diverse chiese del centro storico di Cagliari-Chiesa di Sant’Efisio in via Sant’Efisio, la chiesa di Santa Restituta in via Sant’Efisio, la chiesa di San Michele in via Ospedale, la chiesa di Sant’Antonio da Padova in viale frà Ignazio da Laconi, la Cappella dell’Istituto Salesiano in viale frà Ignazio da Laconi, la chiesa di Santa Chiara sulle scalette di Santa Chiara, la chiesa ed oratorio di San Giuseppe in via Santa Margherita.

Le cerimonie della Settimana Santa che coinvolgono la chiesa di Sant’Anna

Imponenti sono, a Cagliari, i Riti della Settimana Santa, che coinvolgono fedeli e turisti. La Domenica di Pasqua si svolge il rito de S’Incontru, ossia il ricongiungimento delle due processioni con i simulacri del Cristo Risorto e della Madonna, che, provenedo da direzioni opposte, si ritrovano uno di fronte all’altro, ed i simulacri si salutano con un triplice inchino tra gli applausi della folla, e quindi, affiancati, fanno rientro nella chiesa dove viene celebrata la messa solenne. Cagliari-La processione de S’Incontru di StampaceLa suggestiva cerimonia viene celebrata a cura delle tre parrocchie storiche di Villanova, Stampace e Marina. Quella che si svolge nella parrocchia di Sant’Anna a Stampace vede la statua della Madonna, trasportata dalla Congregazione degli Artieri, uscire dalla chiesa di Sant’Anna velata di nero, mentre contemporaneamente quella di Cristo lascia la chiesa di Sant’Efisio in spalla ai Confratelli del Gonfalone. L’incontro avviene nel corso Vittorio Emanuele all’altezza del punto in cui, un tempo, sorgeva la chiesa di San Francesco, antico teatro di tutte le cerimonie della Settimana Santa del quartiere di Stampace. Qui la Madonna smette il velo nero e cinge una corona imperiale d’argento, in segno di giubilo. Fatte le solite riverenze e posti fianco a fianco, i due simulacri marciano, quindi, verso la parrocchiale di Sant’Anna.

La chiesa di Santa Restituta

Cagliari-Chiesa di Santa RestitutaLa strada che fiancheggia sulla sinistra la chiesa di Sant’Anna è la via Sant’Efisio. Dalla via Domenico Alberto Azuni, prendiamo a sinistra la via Sant’Efisio e, dopo una quarantina di metri, troviamo alla sinistra della strada la piazza Santa Restituta, una stretta piazza rettangolare che si sviluppa tra la via Sant’Efisio e la via Santa Restituta, che è parallela alla via Sant’Efisio. Sulla piazza Santa Restituta, alla destra, si affaccia la chiesa dedicata a Santa Restituta. La chiesa è stata costruita nel diciassettesimo secolo grazie al lascito di Salvatore Mostallino, protomedico del Regno di Sardegna, sopra un vasto ambiente ipogeico, che oggi ne costituisce la cripta. La facciata si presenta con terminale a doppio inflesso, detto a cappello di carabiniere, tipico di molte chiese barocche, ed il portale è sormontato da un timpano curvo spezzato. L’interno si presenta a navata unica, voltata a botte, con tre cappelle per lato e presbiterio rialzato. La chiesa dipende dalla parrocchia di Sant’Anna di Stampace.

La cripta di Santa Restituta definita il suo Santuario

Cagliari-Santuario di Santa Restituta: ingresso della criptaLungo la via Sant’Efisio, poco prima di arrivare alla piazza Santa Restituta, alla sinistra al civico numero 8, si trova il portone che permette di accedere alla cripta di Santa Restituta. Viene definita il Santuario di Santa Restituta, luogo ritenuto sacro dalla tradizione religiosa per l’avvenuto rinvenimento al suo interno delle reliquie della Santa. Si tratta di una grotta utilizzata come luogo sacro già in epoca preistorica, con testimonianze tardo puniche del terzo secolo avanti Cristo, romane, paleocristiane, bizantine, basso medioevali e barocche. La cripta è stata, dai primi secoli del cristianesimo, una chiesa rupestre, e la tradizione popolare identifica nella cripta il luogo di prigionia e martirio di Santa Restituta, madre di Sant’Eusebio, vescovo di Vercelli, martirizzata sotto Diocleziano. Il suo culto sarebbe nato in Africa, e le sue reliquie sarebbero state portate nell’isola nel quinto secolo e raccolte in un vaso di terracotta, per essere rinvenute nel 1614 nella cripta, dove ora sono conservate.

Cagliari-cripta di Santa Restituta: interno Cagliari-cripta di Santa Restituta: interno Cagliari-cripta di Santa Restituta: interno Cagliari-cripta di Santa Restituta: interno Cagliari-cripta di Santa Restituta: interno

Nella cripta di Santa Restituta, visitabile, si possono ammirare una statua raffigurante la Santa, databile intorno al quinto secolo, tracce di un affresco medievale raffigurante San Giovanni Battista, e alcuni altari scavati nella roccia. Durante la seconda guerra mondiale, la cripta di Santa Restituta è stata utilizzata come rifugio antiaereo.

La chiesa di Sant’Efisio

Cagliari-La via Sant’EfisioDalla via Domenico Alberto Azuni, prea a sinistra la via Sant’Efisio e passata la piazza Santa Restituta, proseguendo per poco meno di un centinaio di metri lungo la via Sant’Efisio, si costeggia il fianco sinistro della chiesa di Sant’Efisio e si arriva alla piazza Sant’Efisio, che si trova alla sinistra della strada. Nella piazza, sulla sinistra si vede la facciata della chiesa di Sant’Efisio, mentre a destra rispetto alla facciata della chiesa si affaccia il palazzo che ospita la sede della Arciconfraternita di Sant’Efisio, chiamata dopo l’aggregazione con quella romana del Gonfalone della Santissima Vergine del Riscatto anche Arciconfraternita del Gonfalone della Santissima Vergine del Riscatto sotto l’invocazione di Sant’Efisio Martire. Nel palazzo che ospita l’Arciconfraternita viene conservato il tesoro del Santo, costituito dai numerosi ex voto lasciati dai fedeli.

La chiesa Sant’Efisio ha origini antichissime, è infatti già presente in documenti del 1263, ed è stata realizzata sopra la grotta dove fu incarcerato il Santo guerriero. La chiesa attuale è stata costruita nel 1780 in stile barocco Piemontese, ed è stata riedificata sopra una costruzione del 1538 quando è stata affidata all’appena nata Arciconfraternita di Sant’Efisio, a sua volta edificata su una precedente chiesa duecentesca. oggi la chiesa di Sant’Efisio dipende dalla parrocchia di Sant’Anna di Stampace. È dotata di una facciata modesta, caratterizzata da tre ordini di lesene in stile ionico, con al centro il portone ligneo, inquadrato da una cornice e sormontato da un timpano curvilineo, cui corrisponde, nell’ordine superiore, la finestra della cantoria. Il terminale della facciata A cappello di carabiniere è un elemento presente in diverse chiese della Sardegna a partire dal Cinquecento, in questo caso arricchito da volute e altre decorazioni tipiche dello stile Piemontese del settecento. Il campanile, con sezione quadrata, risale alla ristrutturazione cinquecentesca dell’edificio.

Cagliari-Il cortile con la chiesa di Sant’Efisio e la sede dell’Arciconfraternita Cagliari-Chiesa di Sant’Efisio: facciata

L’interno è a navata unica, voltata a botte, scandita da paraste e trabeazioni di gusto classico. Sui lati si aprono tre cappelle per parte. L’ampio presbiterio si innalza di qualche gradino rispetto al pavimento dell’aula, coperto da una cupola ottagonale su tamburo, ed è chiuso da una balaustra marmorea. Sulla parete di fondo si innalza l’imponente altare maggiore, in marmi policromi, dove, in una nicchia entro un reliquiario ligneo, sono conservate le reliquie del martire Efisio. All’interno dell’edificio sacro sono conservati tre simulacri del Santo protettore della città. La più antica, cinquecentesca, è chiamata Sant’Efis Sbagliau, ossia Sant’Efisio sbagliato, in quanto porta la palma del martirio nella mano destra anziche nella sinistra. La seconda, posta nella seconda Cappella a destra ossia nella Cappella di Sant’Efisio, è la statua seicentesca del Santo che ogni anno viene portata in processione da Cagliari a Nora, lungo il percorso del martirio. La terza statua, settecentesca e attribuita a Giuseppe Antonio Lonis, viene custodita nella nicchia presente in Sa Coccera, la stanza in cui è conservato tutto l’anno il cocchio dorato che accompagnerà il simulacro del Santo nel suo lungo pellegrinaggio fino alla spiaggia di Nora dove è stato martirizzato.

Cagliari-Chiesa di Sant’Efisio: interno durante la preparazione della festa Cagliari-Chiesa di Sant’Efisio: altare maggiore Cagliari-Chiesa di Sant’Efisio: cocchio dorato che accompagnerà il Santo in processione fino a Nora Cagliari-Chiesa di Sant’Efisio: statua del sedicesimo secolo chiamata Sant’Efis Sbagliau ossia Sant’Efisio sbagliato Cagliari-Chiesa di Sant’Efisio: statua attribuita a Giuseppe Antonio Lonis Cagliari-Chiesa di Sant’Efisio: statua del diciassettesimo secolo che viene portata in processione fino a Nora

La statua di Sant’Efisio ogni anno viene portata in processione nella più significativa manifestazione religiosa di tutta la Sardegna, la Festa di Sant’Efisio che abbiamo descritto nella pagina precedente, istituita dopo un’epidemia di peste che aveva colpito la città tra il 1652 ed il 1655 ed in poco tempo aveva ucciso più di 10mila persone, e che, secondo la tradizione, per intercessione del Santo, sarebbe cessata come per miracolo. Da allora, nel 1657, la città organizza la Sagra che si svolge dal primo al 4 maggio, in onore del suo Santo protettore.

La cripta chiamata il Carcere di Sant’Efisio e definita il suo Santuario

Cagliari-Santuario di Sant’Efisio: ingresso della cripta chiamata il Carcere di Sant’EfisioLungo la fiancata sinistra della chiesa, al cui civico numero 34 della via Sant’Efisio, si trova il portone che permette di accedere alla cripta detta anche il Carcere di Sant’Efisio, un ipogeo scavato in profondità nella roccia calcarea. Viene definita il Santuario di Sant’Efisio, luogo ritenuto sacro dalla tradizione religiosa dato che, secondo la tradizione, sarebbe il carcere dove il Santo guerriero sarebbe stato torturato prima di essere decapitato a Nora il 15 gennaio del 286 o del 303. L’ipogeo è situato a nove metri sotto il livello stradale, e vi si accede mediante una ripida scalinata. L’ambiente sotterraneo ha pianta quadrangolare, di dimensioni irregolari, il soffitto è retto al centro da due pilastri. All’interno si trova una colonna di marmo, chiamata la Colonna del martirio di Efisio, su cui è ancora presente l’anello in metallo in cui veniva agganciata la catena che lo imprigionava. In epoca moderna, l’ipogeo è stato utilizzato dai Cagliaritani come rifugio per sfuggire ai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale.

Cagliari-cripta di Sant’Efisio: scala di accesso Cagliari-cripta di Sant’Efisio: interno Cagliari-cripta di Sant’Efisio: interno Cagliari-cripta di Sant’Efisio: interno

Nel 1616 nella cripta è stata rinvenuta una sepoltura scavata nel pavimento di terra battuta, con uno scheletro che i confratelli attribuirono al martire Edizio, soldato al seguito di Sant’Efisio, identificazione confermata dal rinvenimento di un’iscrizionesu una lastrina marmorea che recitava B.M. EDITIUS, ossia Bonae Memoriae Editius.

Sant’Efisio width=Ma è realmente esistito Sant’Efisio? Efisio, Efis come viene chiamato in lingua sarda, viene considerato il principale e più venerato Martire sardo ed il Santo protettore della Sardegna. La sua vicenda non è comunque storicamente accertata. Di lui parla un codice vaticano latino del dodicesimo secolo, che ne racconta la nascita a Gerusalemme, chiamata allora elia Capitolina, una città nei pressi di Antiochia in Asia minore. Morto il padre, viene condotto dalla madre da Diocleziano che, colpito dalle sue doti, gli concede onori e ricchezze ed affida il comando di una spedizione in Italia per reprimere le comunità cristiane. Ma, lungo il Viaggio, ad Efisio appare tra le nubi una croce lucente ed una voce lo chiama ad accettare la verità cristiana. Sconfitti i Saraceni, sbarca in Sardegna presso Arborea, reprime la Barbarica quaedam gens ed assoggetta l’isola. A Cagliari inizia un’opera di proselitismo e finisce per confessare l’avvenuta conversione alla madre ed a Diocleziano, che invia nell’isola il suo ufficiale Iulciò con l’incarico di assumere il governo dell’isola e di riportare Efisio alla fede dei padri. Al rifiuto di Efisio di abiurare la fede cristiana, Iulciò lo sottopone a tortura, scatenando le ire divine. Il tempio di Apollo, nel quale Efisio è imprigionato, crolla con tutti i suoi idoli, e Iulciò cade vittima di una febbre che lo costringe a lasciare l’isola. Il suo sostituto Flaviano, vista inutile il tentativo di farlo abiurare, lo fa decapitare, il 15 gennaio 303, Apud Caralitanorum civitatem in loco qui dicitur Nuras, ossia non lontano da Cagliari in un luogo chiamato Nora. Sul luogo dell’esecuzione viene edificata una Cappella con una cripta, dove Efisio viene sepolto, ed a Cagliari viene edificata la chiesa sotto la quale si trova la cella dove è stato segregato. Il corpo di Sant’Efisio viene traslato a Pisa nel 1088, e nel 1886 alcune sue reliquie ossee vengono restituite a Cagliari.

L’Arciconfraternita di Sant’Efisio Martire e le cerimonie della Settimana Santa

La Confraternita di Sant’Efisio, con l’impegno dei confratelli e delle consorelle nella custodia e promozione del culto del Santo protettore, è un antico sodalizio che ha sempre avuto sede nella chiesa di Sant’Efisio a Stampace, nella quale nel 1538 è stata eretta canonicamente da papa Paolo III. In seguito la Confraternita di Sant’Efisio viene aggregata a quella romana del Gonfalone della Santissima Vergine del Riscatto, e nel 1621 elevata a Confraternita del Gonfalone della Santissima Vergine del Riscatto sotto l’invocazione di Sant’Efisio Martire. Nel 1796 viene elevata con bolla papale del pontefice Pio VI al rango di Arciconfraternita, con facoltà di aggregare altre confraternite devote a Sant’Efisio. Nei secoli passati ha beneficiato dell’adesione di personaggi illustri, tra cui i sovrani Sabaudi Carlo Emanuele IV, Vittorio Emanuele I, Carlo Felice e le rispettive consorti. A Cagliari il 15 gennaio si svolge la Processione del martirio di Sant’Efisio, detto anche Passio Sancti Ephisi, che viene organizzata proprio nella data in cui, secondo la tradizione, il Santo Guerriero patrono della Sardegna venne martirizzato a Nora nel 303 dopo Cristo Successivamente, il lunedì di Pasqua, si svolge la Processione di Sant’Efisio, quando, per sciogliere un antico voto, la statua del Santo viene portata in processione in cattedrale, per poi ridiscendere alla piccola chiesa di Stampace, in una scampagnata attraverso gli scenari di una Cagliari spopolata dall’esodo di Pasquetta, un evento di forte suggestione emotiva e di genuina devozione popolare. Ma la commemorazione più significativa si tiene l’1 maggio di ogni anno, dal lontano 1657, ed è la Festa di Sant’Efisio, che abbiamo già descritta, con la quale Cagliari gli rende omaggio nella Festa religiosa più imponente e amata della Sardegna, con il simulacro del Santo che viene portato in processione da Cagliari a Nora, dove è avvenuto il suo martirio, in ringraziamento al Santo che, invocato oltre tre secoli fa, ha liberato la città da una terribile pestilenza.

Cagliari-La Vestizione a lutto della Madonna Addolorata a cura dell’Arciconfraternita del GonfaloneImponenti sono, a Cagliari, i Riti della Settimana Santa, che coinvolgono fedeli e turisti. Il pomeriggio del Mercoledì Santo, l’Arciconfraternita effettua la Vestizione a lutto della Madonna Addolorata nella chiesa di Sant’Efisio a Stampace. Le consorelle estraggono dalla sua nicchia la statua della Madonna Addolorata, che indossa sempre vesti nere le quali, impolverandosi ogni anno, vengono cerimoniosamente mutate, ed un’ampia raggiera semicircolare in argento viene posta ad ornamento del capo. contemporaneamente, i confratelli collocano nella lettiga processionale un grande simulacro del Cristo Morto, e a vestire a lutto la celebre statua di Sant’Efisio scolpita da Giuseppe Antonio Lonis, al quale viene fatto indossare un mantello di seta nera, mentre sull’elmo il solito vaporoso cimiero di piume a vivaci colori viene sostituito con un altro, a sua volta nero. Cagliari-La processione delle Sette chieseIl Giovedì Santo, in serata, al lume delle fiaccole, si svolge la Processione delle Sette chiese, nella quale il simulacro di Sant’Efisio, listato a lutto, col pennacchio nero, viene portato in processione dalla chiesa di Sant’Efisio nelle chiese di Sant’Antonio, delle Monache Cappuccine, San Giovanni, oratorio dell’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso, Santa Rosalia, Sant’Anna, per fare poi ritorno a Sant’Efisio. Il cerimoniale prevede che la statua del Martire venga introdotta in ciascuna chiesa e posta in adorazione, mentre i fedeli ascoltano una breve omelia proposta dal sacerdote accompagnatore. Cagliari-La processione del Venerdì Santo organizzata dall’Arciconfraternita del GonfaloneLe celebrazioni più suggestive e commovente si svolgono il Venerdì Santo, con la rappresentazione del funerale di Cristo. In città si svolgono tre processioni, una delle quali parte dalla chiesa di Sant’Efisio in serata, al lume delle fiaccole, portando a spalla la lettiga di legno laccato e dorato in cui giace il grande Crocifisso a braccia snodabili, parzialmente rivestito dei lini funebri. Segue l’Addolorata, accompagnata anche in questo caso di due bambini che simboleggiano San Giovanni e Maria Maddalena. Cagliari-La processione votiva dedicata a Sant’Efisio organizzata dall’Arciconfraternita del GonfaloneIl corteo, in un suggestivo e commovente gioco di luci, percorre le principali vie del quartiere prolungandosi fino a notte inoltrata, per fare poi ritorno alla chiesa di Sant’Efisio. Il Lunedì dell’Angelo si svolge la processione votiva dedicata a Sant’Efisio per lo scioglimento del voto a questo Santo, come anticipazione della Festa di maggio in onore del Martire patrono della Sardegna. Il corteo accompagna, dalla chiesa di Sant’Efisio fino alla cattedrale, la statua del Santo, scolpita da Giuseppe Antonio Lonis, vestito con un manto rosso e l’elmo decorato da piume di struzzo, per poi tornare nella sua chiesa. Secondo la tradizione il Santo viene portato in processione in ricordo della sua intercessione, nel 1793, quando le navi francesi che attaccavano Cagliari vennero portate via da un vento impetuoso.

La chiesa di San Michele

Ritornati alla chiesa di Sant’Anna, riprendiamo la via Domenico Alberto Azuni, la percorriamo fino in fondo e, dopo circa centotrenta metri, la strada ci porta di fronte alla grande chiesa di San Michele.

Cagliari-Uno sguardo indietro da via Domenico Alberto Azuni fino a piazza Yenne Cagliari-La via Domenico Alberto Azuni verso la chiesa di San Michele Cagliari-La via Domenico Alberto Azuni ci porta alla chiesa di San Michele

La grande chiesa Di San Michele viene officiata ancora oggi dai Gesuiti. L’edificio sacro, per le sue linee architettoniche, per l’apparato decorativo e per le opere scultoree e pittoriche che custodisce, rappresenta la principale testimonianza di arte barocca, in stile rococò, presente in città. La Compagnia di Gesù, presente in Sardegna dal 1559, arriva a Cagliari nel 1564. Nello stesso anno i Gesuiti fondano un collegio presso la chiesa della Santa Croce, nel quartiere Castello, mentre all’anno 1584 risale la fondazione della casa del Noviziato, nel quartiere Stampace, sul luogo dove sorgeva un oratorio dedicato a Sant’Egidio e a San Michele Arcangelo. La costruzione della chiesa della casa del Noviziato, edificata grazie al lascito testamentario dell’avvocato Francesco Angelo Dessì, inizia dopo la morte del benefattore nell’anno 1674, e viene probabilmente completata nell’anno 1712, quando nel presbiterio viene eretto il mausoleo di Francesco Angelo Dessì. La nuova chiesa, che viene dedicata a San Michele Arcangelo, viene consacrata nel 1738, come riportato nella lapide a destra del portale. Ha un bel portico nella parte inferiore della facciata, ed è notevole all’interno il pulpito cinquecentesco, che si trovava nella chiesa San Francesco in Stampace prima della sua demolizione ad opera del Comune nel 1875. La chiesa dipende dalla parrocchia di Sant’Anna di Stampace.

Cagliari-Chiesa di San Michele Cagliari-Chiesa di San Michele: la cupola maiolicata Cagliari-Chiesa di San Michele: ingresso alla chiesa Cagliari-Chiesa di San Michele: interno della chiesa di San Michele dominato dall’imponente altare maggiore Cagliari-Chiesa di San Michele: l’imponente altare maggiore Cagliari-Chiesa di San Michele: Cappella di sinistra Cagliari-Chiesa di San Michele: Cappella di destra

Dall’ultima Cappella a sinistra si accede alla Sagrestia nella quale si trovano molti interessanti dipinti del seicento e del settecento, oltre ad arredi marmorei e lignei.

Cagliari-Chiesa di San Michele: la sagrestia Cagliari-Chiesa di San Michele: la sagrestia Cagliari-Chiesa di San Michele: la sagrestia Cagliari-Chiesa di San Michele: la sagrestia Cagliari-Chiesa di San Michele: soffitto della sagrestia

Nella sagrestia della chiesa vengono conservati i sette simulacri lignei popolarmente chiamati Sacri Misteri, Che rappresentano episodi della passione di Cristo, cinque dei quali scolpiti nel 1750 circa dall’artista sardo Giuseppe Antonio Lonis, dei quali sei rappresentano la Preghiera nell’orto dei Getsemani, la Cattura, la Flagellazione, l’Ecce Homo ossia la Coronazione di spine, la Salita al Calvario, la Crocifissione, mentre la settima rappresenta la Madonna Addolorata.

Cagliari-Chiesa di San Michele: la Preghiera nell’orto dei Getsemani Cagliari-Chiesa di San Michele: la Cattura Cagliari-Chiesa di San Michele: la Flagellazione Cagliari-Chiesa di San Michele: l’Ecce Homo o la Coronazione di spine Cagliari-Chiesa di San Michele: la Salita al Calvario Cagliari-Chiesa di San Michele: la Crocifissione Cagliari-Chiesa di San Michele: la Madonna Addolorata

La Congregazione Mariana degli Artieri di San Michele e le cerimonie della Settimana Santa

Nella chiesa di San Michele ha sede la Congregazione Mariana degli Artieri di San Michele sotto l’invocazione di Maria Bambina ossia Degli Artisti, fondata dai padri Gesuiti nell’anno 1586, che aveva sede nella chiesa della Santa Croce nel quartiere di Castello, in seguito alla soppressione dell’ordine dei Gesuiti, nel 1773, si trasferisce nella chiesa della Speranza sotto la direzione dei Minori Osservanti, dopo breve tempo passa ai padri Domenicani della chiesa di San Domenico, per stabilirsi infine in questa chiesa nel 1795.

Cagliari-La processione dei Santi Misteri di StampaceImponenti sono, a Cagliari, i Riti della Settimana Santa, che coinvolgono fedeli e turisti. Il Martedì Santo, partendo dalla chiesa di San Michele, si svolge la Processione dei Misteri di Stampace, organizzata della Congregazione Mariana degli Artieri di San Michele dal 1670, e che è stata ripristinata nel 2005, dopo che non si era svolta dal 1969. Il corteo prende avvio nel pomeriggio, quando i sette simulacri vengono portati in spalla ed al loro trasporto lungo le vie cittadine collaborano le arciconfraternite del Gonfalone, della Solitudine e del Santo Cristo, cui fanno capo anche le masse corali di accompagno. Con alla testa i tamburini, la Croce dei misteri o Degli attrezzi e gli elementi del coro, la processione tocca le sette chiese di Sant’Anna, della Vergine della Pietà, nella cattedrale, San Giacomo, Sant’Agostino, Sant’Efisio, per tornare, infine, a San Michele, che simboleggiano le sette stazioni della via Crucis, intonando un canto corale a quattro voci tramandato oralmente. In questa processione, in ciascuna chiesa entra uno dei sei simulacri di Gesù, seguiti da un penitente che impersona il Cireneo trasportando a spalla una grande croce nuda di legno nero, insieme all’Addolorata, che è preceduta nella processione dal corteo delle consorelle del Santo Cristo che inalberano la loro particolare croce di penitenza, e si svolge una breve predica.

L’Ospedale Civile San Giovanni di Dio con la chiesa parrocchiale omonima

Cagliari-l’Ospedale Civile San Giovanni di DioAlla destra della chiesa di San Michele, parte la via Ospedale. La seguiamo per duecentocinquanta metri, e troviamo alla sinistra della strada l’Ospedale Civile San Giovanni di Dio. Il progetto dell’Ospedale viene commissionato dalle autorità cittadine all’architetto Gaetano Cima, che lo elabora nel 1842, alla posa della prima pietra si procede nel 1844, e l’edificio, seppure non ancora definitivamente completato, comincia a funzionare nel 1848. È il presidio più antico della città di Cagliari, infatti, costituisce un patrimonio della città non solo per il ruolo che da più di un secolo svolge nel garantire l’assistenza ai cittadini, ma anche per il suo radicamento nella comunità e nel tessuto urbano. Dotato di 360 posti letto, più 50 in regime di day hospital, è il presidio attualmente più grande dell’Azienda Ospedaliero Universitaria. All’Ospedale è annessa una Cappella chiamata con il nome di chiesa di San Giovanni di Dio. In essa è conservato un quadro che rappresenta la Vergine della Salute. La chiesa, nel 1944, è stata eretta a parrocchia, con il nome di parrocchia di San Giovanni di Dio. La parrochia ha la sua sede proprio nella Cappella dell’Ospedale Civile San Giovanni di Dio.

Cagliari-l’Ospedale Civile: ingresso della chiesa di San Giovanni di Dio Cagliari-l’Ospedale Civile: interno della chiesa di San Giovanni di Dio

L’Ospedale Militare nell’ex casa del Noviziato dell’ex Convento di San Michele

Cagliari-l’arco che porta in via Sant’Ignazio da LaconiCagliari-l’Ospedale Militare ex Convento di San MicheleAlla sinistra della chiesa di San Michele, passati sotto un arco, arriviamo in via Sant’Ignazio da Laconi, dove si trova l’ex casa del Noviziato dei Gesuiti, che oggi ospita l’Ospedale Militare. La facciata del complesso monumentale appartiene alla ex casa del Noviziato, non alla chiesa che è stata edificata in epoca posteriore, e costituisce l’ingresso dell’Ospedale Militare ex Convento di San Michele che vi ha sede fino dalla metà dell’ottocento. Alla sinistra della chiesa di San Michele, passati sotto l’arco, abbiamo trovato la via Sant’Ignazio da Laconi, la quale sale verso il colle del Buoncammino. La seguiamo per poco meno di duecento metri, e troviamo alla sinistra della strada la via Palabanda.

Il portico dei Patrioti sardi dedicato ai martiri di Palabanda

Cagliari-Portico dei Patrioti sardi dedicato ai martiri di Palabanda visto dalla via Vittorio EmanueleDalla via Sant’Ignazio da Laconi, presa la via Palabanda, in centocinquanta metri arriviamo al portico dei Patrioti sardi dedicato ai martiri di Palabanda, al quale si poteva arrivare anche da piazza Yenne, seguendo per quattrocentocinquanta metri la corso Vittorio Emanuele II, in direzione nord ovest. Il portico ricorda con una lapide gli eventi del 1812, anno ancora oggi ricordato come Su Famini de S’Annu Doxi, ossia la fame dell’anno dodici, quando Cagliari e la Sardegna sono colpiti da una grande siccità, che provoca una carestia con una epidemia di vaiolo. Nel capoluogo si trova in esilio dal Piemonte occupato dai Francesi il Re Vittorio Emanuele I, e sui Sardi si abbattono nuove tasse per le spese della corte. Il popolo esasperato decide di ribellarsi, i congiurati si riuniscono in un podere di proprietà dell’avvocato Salvatore Cadeddu segretario dell’Università, situato nella località di Palabanda, nella zona in cui oggi sorge l’Orto Botanico, e danno inizio all’insurrezione chiamata la Congiura di Palabanda fissata per il 30 ottobre. Cagliari-Lapide commemorativa dei martiri di Palabanda all’interno dell’Orto BotanicoQuesta congiura prevede l’assalto alla caserma della real Marina, per entrare in Castello occupando i luoghi più strategici, arrestare Giacomo Pes di Villamarina, comandante militare della città, ed espellere i cortigiani e i funzionari pubblici proteggendo il Re e la sua famiglia. Ma la notizia della cospirazione arriva al re, ed il colonnello allerta i militari che arrestano quasi tutti i congiurati. Una lapide commemorativa della congiura è conservata nella piazzetta centrale dell’Orto Botanico, e ricorda che dei congiurati Raimondo Sorgia e Giovanni Putzolo vengono arrestati e impiccati; Gaetano Cadeddu, Giuseppe Zedda, Francesco Garau e Ignazio Fanni, Giudicati in contumacia, subiscono la stessa condanna; a Giovanni Cardeddu e ad Antonio Massa viene comminato l’ergastolo; Giacomo Floris e Pasquale Fanni vengono condannati al remo a vita; gli altri congiurati vengono banditi dall’isola o esiliati all’interno; ed infine Salvatore Cadeddu, catturato nell’Iglesiente, viene impiccato il 2 settembre 1813 nella vicina piazza d’Armi.

A ricordo di questi fatti, è stata proposta nel 2021 una mozione per l’installazione di pannelli esplicativi, almeno in tre lingue, sardo, italiano ed inglese, in armonia con i caratteri storico-culturali e urbanistici presenti nel corso Vittorio Emanuele II, affinché venga illustrata la storia dell’Arco o Porta di Palabanda e dell’omonima congiura, citando essenzialmente cosa accadde, effettivamente, in quel contesto sconosciuto ai più.

In corso Vittorio Emanuele II si trova il ristorante ChiaroScuro

Dalla piazza Yenne, percorsi quattocenticinquanta metri lungo il corso Vittorio Emanuele II in direzione nord ovest, eravamo arrivati a vedere il portico dei Patrioti sardi dedicato ai martiri di Palabanda. Proseguendo lungo il corso Vittorio Emanuele II, dopo altri circa duecento metri vediamo alla sinistra della strada, in corrisponednza del civico numero 380, l’ingresso del ristorante ChiaroScuro.

Segnalato con il riconoscimento <em>Bib Gourmand</em> per il suo ottimo rapporto tra la qualità ed il prezzo Cagliari-Il ristorante ChiaroScuroAl civico numero 380 del corso Vittorio Emanuele II si trova il ristorante ChiaroScuro di Marina Ravarotto, premiato dalla Guida Michelin con il Bib Gourmand che segnala i ristoranti con un'ottima cucina e un eccellente rapporto tra la qualità ed il prezzo. In questo piccolo ristorante di quartiere, la chef Marina rende omaggio ai piatti iconici della sua isola, come Su Filindeu, un tipo di pasta in brodo formata da fili sottilissimi il cui nome starebbe ad indicare i fili di Dio, sovrapposti in tre strati incrociati, secondo una preparazione complessa che richiede grande maestria. Originaria del nuorese, la proposta di questa brava cuoca è incentrata soprattutto sui piatti della Barbagia, nonostante recentemente la chef abbia deciso di omaggiare lo splendido territorio che la ospita inserendo all’interno di ogni capitolo un omaggio al Golfo degli Angeli, che è un piatto a base di pesce locale per ringraziare la città di Cagliari che la ha accompagnata nel suo percorso creativo.

Cagliari-Ristorante ChiaroScuro: interno Cagliari-Ristorante ChiaroScuro: Su Filindeu

L’Orto Botanico dell’Università

Tornati sulla via Sant’Ignazio da Laconi, proseguiamo per una cinquantina di metri da dove era partita la via Palabanda, e troviamo, alla destra della strada, l’ingresso dell’Orto Botanico dell’Università un grande giardino all’aperto nel quale sono raccolte oltre 3.000 specie vegetali sia autoctone che importate dai paesi più diversi, alcune rare anche nelle località di origine. Sorto nel 1851 su iniziativa del professore di storia naturale Giovanni Meloni Baille ed inaugurato nel 1866, l’Orto Botanico si sviluppa in un’area di cinque ettari situata al centro dell’antica città romana, compresa fra l’Anfiteatro romano e la villa di Tigellio, che visiteremo tra breve. Al suo interno sono presenti cisterne puniche e resti romani tra i quali un pozzo che ha garantito fin da subito una facile irrigazione.

Cagliari-l’Orto Botanico dell’Università Cagliari-l’Orto Botanico dell’Università Cagliari-l’Orto Botanico dell’Università Cagliari-l’Orto Botanico dell’Università

La villa di Tigellio

Quasi di fronte all’ingresso dell’Orto Botanico, un’ottantina di metri più avanti, sulla sinistra della via Sant’Ignazio da Laconi parte via Tigellio, che si sviluppa verso sud est in direzione dell’antica necropoli punica occidentale, e che ci porta alle rovine della villa di Tigellio un’area signorile romana di epoca imperiale. È un complesso di tre abitazioni che dovevano far parte di un unico quartiere. I resti più interessanti appartengono alla Casa del Tablino, così chiamata per gli affreschi che ornavano le pareti del tablino, ossia della sala adibita ai ricevimenti, ed alla Casa degli Stucchi, che deve il suo nome alle decorazioni che la abbellivano. Si vedono anche pochi resti di una terza abitazione. La tradizione porta a ritenere che una delle ville sia appartenuta al musico, poeta e cantante sardo Tigellio, protetto da Cesare ma fortemente osteggiato, per la sua origine sarda, da Cicerone e da Orazio. È detto Cicerone odiasse la Sardegna, che bollava come Mala Insulla, e nella difesa del governatore corrotto Scauro, trasformò il processo in un’accusa ai sardi, la lui chiamati Latrones Mastuccatos, ladroni vestiti con la mastrucca, l’indumento di pelle che i pastori sardi hanno usato fino a pochi anni fa. Tigellio però gli rispondeva con le sue liriche e non mancava di deriderlo ad ogni occasione, ottenendo in cambio pessime citazioni da Cicerone in alcune sue lettere. Ed anche il poeta Orazio lo descrisse come avvezzo ai lussi e alla vita sfarzosa e sfrenata, dando voce alle maldicenze del tempo secondo le quali la gente era disposta a spendere due sesterzi per sentirlo cantare e tre perché stesse zitto.

Cagliari-Villa di Tigellio Cagliari-Villa di Tigellio Cagliari-Villa di Tigellio Cagliari-Villa di Tigellio Cagliari-Villa di Tigellio

L’Anfiteatro romano

Dopo aver visitato la villa di Tigellio, torniamo sulla via Sant’Ignazio da Laconi, che riprendiamo a percorrere e sale verso la collina. Percorsi circa trecentocinquanta metri, troviamo alla destra della strada l’ingresso, attraverso il quale si accede all’Anfiteatro romano. L’Anfiteatro romano di Cagliari è il più imponente monumento romano in Sardegna, edificato tra il I e secondo secolo dopo Cristo, era per metà scavato nella roccia e per metà costruito in blocchi di calcare bianco locale, con una monumentale facciata che raggiungeva i 20 metri d’altezza. In grado di contenere più di diecimila spettatori, nel quale sono ancora oggi visibili la cavea, la fossa per le belve, i sottopassaggi sotterranei e le imponenti gradinate. Gli spettacoli che vi si svolgevano erano combattimenti di gladiatori, lotte tra belve o tra uomini e belve, esecuzioni di sentenze capitali. Lungo l’arena era scavato il corridoio dove trovavano posto le gabbie per gli animali, mentre al di sotto delle gradinate erano ricavati numerosi corridoi e ambienti di servizio. Tutto il monumento era rivestito di materiali pregiati, come mostra la grande quantità di sottili lastrine di marmo rinvenute negli scavi ottocenteschi ad opera di Giovanni Spano. Anche oggi, restaurato e riportato alla sua funzione originale, accoglie in un ambiente suggestivo numerosi spettacoli e manifestazioni.

Cagliari-Anfiteatro romano: lavori di allestimento per uno spettacolo teatrale Cagliari-l’Anfiteatro romano: dopo l’allestimento per uno spettacolo teatrale Cagliari-l’Anfiteatro romano: ricostruzione dell’Anfiteatro romano

La chiesa dei Cappuccini intitolata a Sant’Antonio da Padova con il Santuario di Sant’Ignazio da Laconi

Cagliari-Chiesa di fra IgnazioDi fronte all’ingresso dell’Anfiteatro romano, percorsa una sessantina di metri, troviamo alla sinistra della strada la chiesa dei Frati Cappuccini. La chiesa è stata costruita nel 1591, dopo l’arrivo dei Frati Francescani in Sardegna, sopra un probabile edificio paleocristiano, e ritoccata più volte nel secolo scorso. Intitolata a Sant’Antonio da Padova, la Cappella della navata di sinistra è dedicata a Sant’Ignazio da Laconi, edificata in onore di questo Santo nel ventesimo secolo. La chiesa di Sant’Antonio da Padova dipende dalla parrocchia di Sant’Anna di Stampace. E proprio all’interno di questa chiesa, si trova il Santuario di Sant’Ignazio da Laconi più conosciuto in tutta l’isola come frà Ignazio, luogo ritenuto sacro dalla tradizione religiosa dato che, proprio sull’altare della sua cappella, in un urna custodita e sorvegliata da angeli di marmo, si trovano le reliquie di frà Ignazio, santificato pochi anni or sono da papa Giovanni Paolo II. Il Santuario di Sant’Ignazio da Laconi di Cagliari è affidato all’ordine francescano dei frati Cappuccini. Il Santuario è stato dedicato a questo Santo a motivo della sua presenza e della sua permanenza proprio in suddetto luogo. Sant’Ignazio da Laconi è assai venerato, e ogni anno un gran numero di fedeli assiste ai riti religiosi che vengono celebrati in questa chiesa in sua commemorazione.

Cagliari-La Convento dei CappucciniAccanto alla chiesa si trova il Convento dei Frati Cappuccini che dopo aver fondato, sulla collina ad ovest dell’anfiteatro,su un antico sito pagano sul colle di Buoncammino, il loro primo Convento sardo, lo avevano dotato di un vasto terreno adibito ad orto, che si trova sul suo retro. All’interno del Convento è possibile inoltre vedere la cella dove alloggiò Ignazio nel periodo in cui predicò a Cagliari. Sotto il Convento ci sono le famose grotte puniche trasformate dai Romani in cave di pietra per costruire l’anfiteatro, al quale esse sono collegate da un cunicolo sotterraneo. Recenti ritrovamenti hanno messo in luce un graffito importante per la presenza di martiri Cristiani nelle grotte e per la datazione dell’evangelizzazione della Sardegna. Nel secolo diciassettesimo i Frati Cappuccini avevano adibito il Convento a Ospedale, e seppellivano nelle grotte le vittime della peste.

La chiesa di San Lorenzo

Cagliari-Chiesa di San Lorenzo intitolata anche a San Pancrazio e alla Madonna del Buon CamminoPassata la chiesa di Cappuccini, la strada arriva a un bivio, dritta si sviluppa la via Aurelio Nicolodi, mentre verso destra la via frà Nicolò da Gesturi. Prendiamo quest'ultima, che curva verso destra passando sul retro dell’Anfiteatro romano, dopo poco più di duecento metri la strada sbocca sulla via dell’Anfiteatro, che prendiamo verso sinistra, dopo una cinquantina di metri questa via sbocca sul viale del Buoncammino, in corrispondenza di uno slargo al centro del quale si trova un parcheggio. Dall’altro lato della strada, parte verso nord la via dei Santi Lorenzo e Pancrazio, una strada in salita che, in centotrenta metri, porta nella piazza sulla quale si affaccia la chiesa di San Lorenzo. Eretta dai monaci Vittorini di Marsiglia nel dodicesimo secolo, la chiesa è intitolata anche a San Pancrazio e alla Madonna del Buon Cammino, dato che si chiamava, in origine, chiesa di San Brancatius, ossia San Pancrazio, dando il nome all’omonima Torre pisana, ed, in periodo aragonese e spagnolo, ha preso il nome di chiesa della Madonna di Buon Cammino. Si trova sulla cima del colle di Buon Cammino ed è raggiungibile praticando una salita che, dal viale omonimo, conduce allo spiazzo panoramico dove prospetta la chiesa, presenta un impianto con due navate absidate. La chiesa dipende dalla Cattedrale di Santa Maria.

Verso sinistra lungo il viale del Buoncammino si trova l’ex casa Circondariale di Cagliari

Preso il viale del Buoncammino verso sinistra, ossia in direzione nord ovest, si costeggia sulla destra l’edificio che ha ospitato fino al 2014 la Ex casa Circondariale di Buon Cammino. Quello di Buoncammino era uno dei carceri più vecchi d’Italia, è una bellissima struttura architettonica ed è ancora arredato. Ha dei sotterranei e dei documenti storici preziosissimi che verranno salvaguardati, catalogati e archiviati in locali idonei che verranno predisposti nella nuova Casa Circondariale Ettore Scalas di Uta. Attualmente la struttura è ancora nella disponibilità del Ministero di Grazia e Giustizia e al momento si pensa che alcuni uffici vengano utilizzati dal Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria.

Cagliari-l’ex casa Circondariale di Cagliari Cagliari-l’ex casa Circondariale di Cagliari Cagliari-l’ex casa Circondariale di Cagliari

La ex caserma Carlo Alberto ed il palazzo che ospita la Prefettura di Cagliari

Cagliari-La ex caserma Carlo Alberto ed il palazzo della PrefetturaCagliari-Palazzo della Prefettura ex Tribunale Militare di CagliariPreso il viale del Buoncammino, invece, verso destra, ossia in direzione sud est, si costeggia alla sinistra della strada l’edificio che ospita il complesso di alloggi che erano di pertinenza dell’ex caserma Carlo Alberto che si trova alla sua sinistra, tra i quali è compresa anche la ex colombaia, costituita da grandi gabbie che ospitavano gli storici piccioni viaggiatori. Dietro alla struttura più grande vi sono altre sei palazzine più piccole rispetto alla principale, che sono occupate da personale militare. La caserma è stata anche sede alla Biblioteca militare di Presidio di Cagliari, fondata nel 1856, e, da oltre cinquantaanni, è stata dismessa dall’Esercito, ed ospita, oggi, un’agenzia del Demanio. Più avanti, sempre alla sinistra della strada, si trova il palazzo che ospita la Prefettura di Cagliari, ossia l’ex Tribunale Militare della città.

La prossima tappa del nostro viaggio

Il viale del Buoncammino ci porta ad uscire dal quartiere Stampace, e, presa sulla sinistra la via Ubaldo Badas, possiamo entrare nello storico quartiere fortificato denominato il quartiere Castello.  Nella prossima tappa del nostro viaggio, proseguiremo quindi la visita dal centro storico della città di Cagliari dove vedremo nei dettagli tutto ciò che si trova all’interno del quartiere Castello.


Pagina precedenteIndice precedenteSostieniciPagina successiva

Tutte le foto e riprese sono state effettuate a scopo amatoriale per uso personale senza fini di lucro. Alle nostre foto se ne aggiungono altre inviateci da amici ed alcune tratte da Internet. Libri e filmati sono riprodotti per farli conoscere ma non è consentita la riproduzione delle foto di terzi, dei libri, dei filmati e di altro materiale non realizzato dall’autore. È vietato qualsiasi utilizzo commerciale del materiale in assenza di apposita autorizzazione.

  

© Claudio de Tisi 2002-2026 - Codice Fiscale DTSCLD44M23F132W