Cardedu costruito dopo l’alluvione del 1951 e divenuto comune autonomo nel 1984 con la costiera di Marina di CardeduIn questa tappa del nostro viaggio da Gairo ci recheremo sulla costa a visitare Cardedu che vedremo con la visita dei dintorni dove si trovano il Santuario di Nostra Signora di Buocammino e la sua costiera con le spiagge di Foddini e Sa Perda ’e Pera. La Regione storica dell’Ogliastra L’Ogliastra è una Regione centrale della Sardegna orientale, sconosciuta al turismo di massa fino a pochi decenni fa, che affascina ancora oggi per la sua natura selvaggia e per le sue spiagge. I comuni che ne fanno parte appartengono tutti alla provincia di Nuoro, e sono: Arzana, Barì Sardo, Baunei, Cardedu, Elini, Gairo, Girasole, Ilbono, Jerzu, Lanusei, Loceri, Lotzorai, Osini, Perdasdefogu, Talana, Tertenia, Tortolì, Triei, Ulassai, Urzulei e Villagrande Strisaili. Le sue spiagge sono alternate a piccole cale dalle acque di cristallo, contornate da scogliere di granito che, nella parte alta della Regione, diventano di porfido rosso. Si tratta di una Regione dal paesaggio aspro e selvaggio, dove rilievi e tavolati si alternano a gole profonde.
In viaggio verso CardeduDal Municipio di Gairo prendiamo verso sud la SP28, usciamo dall’abitato e, a quattordici chilometri da Gairo, la strada provinciale va ad immettersi sulla SS125 Orientale Sarda e, dopo altri due chilometri e mezzo, arriva nell’abitato di Cardedu, che era un tempo la frazione Gairo Cardedu del comune di Gairo e che, dal 1984, è diventato un comune autonomo. Dal Municipio di Gairo a quello di Cardedu, lungo questa strada si percorrono 17.2 chilometri. Possiamo non seguire questa strada, ma proseguire da Tertenia con la SS125 Orientale Sarda per salire in direzione nord. In pratica, evitando la deviazione all’interno verso Usini e Gairo, sulla SS125 Orientale Sarda, a 10 chilometri da Tertenia, al valico di Genna ’e Cresia incontriamo la deviazione a sinistra sulla SP11, che ci porterebbe a Jerzu, la Città del Vino, che abbiamo già visitato in una precedente tappa. Superata la deviazione per Jerzu, la strada scende verso il mare e ci fa arrivare, dopo 11 chilometri, al paese chiamata Cardedu. Dal Municipio di Tertenia a quelllo di Cardedu, lungo questa strada si percorrono 21.3 chilometri. Il comune chiamato Cardedu Il comune chiamato Cardedu (altezza metri 40 sul livello del mare, abitanti 1.923 al 31 dicembre 2021) nasce come frazione del paese Gairo dopo le alluvioni del 1951 e 1953 che hanno portato gran parte della popolazione a trasferirsi sulla costa, e che verrà separato dal comune di Gairo diventando comune autonomo nel 1984. Situato nella parte sud orientale della provincia di Nuoro, nella piana del torrente Pelau, nell’Ogliastra, è attraversato dalla SS125 Orientale Sarda. Il territorio Comunale, classificato di collina, ricco di vegetazione mediterranea e di boschi secolari, ha un profilo geometrico ondulato, con variazioni altimetriche molto lievi, che arrivano solo a un massimo di 40 metri sul livello del mare. Territorio che si estende su quasi duemila ettari, ricchi di vegetazione mediterranea e di boschi secolari, con fauna e flora unici che formano un complesso naturalistico eccezionale ruotante intorno al Monte Ferru, di circa 875 metri di altezza. Il mare, con fondo sabbioso, e un litorale che alterna piccole insenature a distese di sabbia, scogli, sassi, e porfidi rossi a calette incantevoli, crea un paesaggio vario che sopravvive incontaminato e selvaggio.
Origine del nomeIl suo nome deriva dal latino Cardetum che va inteso come cardeto, ossia il luogo dei cardi, pianta di cui tutta la zona doveva essere assai ricca, prima della nascita dell’insediamento urbano. La sua economia Si tratta di un comune rivierasco, di origine moderna, con un’economia di tipo prettamente agricolo, ma ormai, favorita dalla sua posizione geografica, è sempre più influenzata da un incremento turistico. Nel suo settore economico primario, l’agricoltura conserva un ruolo importante, dato che si producono cereali, ortaggi, foraggi, uva utilizzata per la produzione di vini Doc, olive, agrumi e frutta. Si pratica anche l’allevamento di bovini, suini, ovini, caprini, equini e avicoli. Nel settore secondario, l’industria, poco sviluppata, è costituita da piccole aziende che operano nei comparti estrattivo, lattiero caseario ed edile. Il terziario si compone di una modesta rete commerciale, sufficiente comunque al soddisfacimento delle esigenze primarie della popolazione. Inserita in un territorio incontaminato e selvaggio, al crocevia delle strade che conducono verso il mare, le grotte della valle del Pardu e i boschi di Lanusei, offre uno scenografico paesaggio naturalistico, arricchito da un patrimonio florofaunistico eccezionale. Il mare, con fondo sabbioso, ed il litorale, che alterna piccole insenature a distese di sabbia, scogli, sassi, porfidi rossi e calette incantevoli, hanno comunque avviato lo sviluppo dell’attività turistica grazie alla nascita di strutture alberghiere soprattutto sulla costa. Inoltre, il vento di scirocco, che soffia normalmente tra i dieci ed i quindici nodi, fa sì che sia tra le mete preferite dai surfisti. Poco distanti si stagliano le propaggini del Monte Ferru, da cui si gode di una splendida vista sul Rio Gattìu. L’apparato ricettivo, comprendente varie strutture agrituristiche, offre possibilità di ristorazione ma non di soggiorno.
La devastante alluvione del 1951 Questa parte dell’Ogliastra è stata fortemente colpita dell’alluvione dell’ottobre del 1951, che ha presentato i suoi aspetti di eccezionalità per l’estensione dei fenomeni violenti che hanno flagellato ininterrottamente quasi tutta l’isola. Le stime parlano ottomila chilometri quadrati di territorio alluvionato, ben un terzo della superficie dell’intera Sardegna. Il fenomeno si colloca dopo una serie di annate di scarse precipitazioni, che avevano ridotto al minimo le riserve idriche dell’isola e che provocarono, in quella sola annata, una riduzione del trentacinque per cento la produzione ortofrutticola del Campidano. In particolare la devastante alluvione, dovuta a piogge torrenziali durate ininterrottamente dalla mattina del 14 e protrattasi fino al 19 ottobre, ha avuto come ulteriore conseguenza l’abbandono dei centri abitati di Osini e Gairo, interessati da frane e smottamenti e per questo evacuati dalle autorità. Gairo è stata colpita dall’esondazione del Rio Pardu, un corso d’acqua a carattere torrentizio che scorre a sud ovest del paese e che beneficia delle abbondanti piogge invernali, ma si prosciuga completamente durante la stagione secca. Per i gravi e continui movimenti franosi che si è verificato nel suo territorio, è stato abbandonato l’antico abitato, che oggi è detto Gairo Vecchio, e costruito il nuovo Gairo costituito inizialmente da tre frazioni. Viene costruito a qualche chilometro di distanza verso ovest Gairo Taccu Isaira, chiamato anche Gairo Taquisara, che è un grazioso villaggio famoso per essere una stazione del Trenino Verde; a monte, un chilometro più a nord rispetto al vecchio abitato di Gairo Vecchia, il nuovo centro di Gairo Sant’Elena; mentre parte degli sfollati si porta verso est sulla costa, dove viene realizzato Gairo Cardedu.
Brevi cenni storici Fondato nel 1951 su un territorio abitato, però, fin dalla preistoria, è il comune più giovane dell’Ogliastra. Il suo insediamento si è formato, infatti, in seguito all’alluvione di Gairo, avvenuta in quello stesso anno, che costringe i suoi abitanti a rifugiarsi in pianura. Nel 1966, per venire incontro alle esigenze di alcune famiglie, nasce il borgo di Gairo Cardedu, costituito inizialmente dalla chiesa, la Scuola elementare, la caserma dei carabinieri e gli uffici del Consorzio di bonifica del Pelau Buoncammino. Attorno a questo primo insediamento, chiamato la borgata, vengono in seguito costruite delle abitazioni che una volta finite sono occupate da famiglie provenienti da Gairo. Sorge, dunque, come frazione di Gairo con il nome di Gairo Cardedu, ed in seguito, nel 1984, diviene comune autonomo, come testimonia il numero romano nel capo dello stemma Comunale. Essendo il paese molto recente, non ci sono monumenti storici a parte l’antichissimo Santuario della Madonna di Buoncammino. La sua dinamica demografica è caratterizzata da una crescita eccezionale registrata tra gli ultimi due censimenti del Novecento, sia per il saldo naturale che per quello migratorio, ambedue fortemente attivi. Successivamente nel 2003, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, del comune di Cardedu viene cambiata la provincia da quella di Nuoro a quella nuova dell’Ogliastra, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, ritorna ad appartenere alla provincia di Nuoro. Nel 2025 torna nella ripristinata provincia di Ogliastra.
Le principali feste e sagre che si svolgono a CardeduTra le feste e sagre religiose che si svolgono a Cardedu vanno citate, il 29 giugno, la Festa di San Paolo Apostolo, che è la festa patronale del giovane comune; nella prima settimana di agosto, la Festa della Madonna degli Angeli nella spiaggia di Perd ’e Pera, e durante le giornate dei festeggiamenti è prevista inoltre la Sagra del Dolce e la degustazione di carne arrosto; a metà agosto viene organizzato il Carnevale estivo, in cui sfilano sul lungomare di Museddu numerosi carri allegorici e gruppi mascherati, una manifestazione alla quale è legata anche la Mostra dell’Artigianato, Hobbistica e dei Prodotti Agroalimentari locali; la terza domenica di agosto, gli abitanti di Cardedu sono coinvolti anche nella Festa campestre San Lussorio, presso l’omonimo Santuario che si trova vicino a Gairo, e che è stata descritta nella pagina precedente; a fine agosto si svolge la manifestazione Cardedu Sapori, un evento che è dedicato alla degustazione di prodotti locali, e che prevede che i partecipanti li degustino comodamente seduti nella piazza Giuseppe Garibaldi, sul retro della chiesa parrocchiale; la terza domenica di settembre, la Festa della Madonna del Buon Cammino. 
La manifestazione estiva Insieme a CardeduMerita, inoltre, di essere citata la manifestazione estiva Insieme a Cardedu, il cui programma prevede una serie di spettacoli musicali, teatrali, folkloristici che si svolgono in piazza Gramsci durante tutti i sabati e le domeniche nei mesi di luglio e agosto, ricca di avvenimenti, che cionvolge, in piazza Antonio Gramsci, gruppi di giovanissimi, adolescenti... fino agli anziani, nei tradizionali balli sardi accompagnati dai cantanti e dei suonatori sardi con il classico contorno di bancarelle, assaggi gratuiti di dolci, vino e mirto. Vi è, infatti, la mostra di prodotti artigianali provenienti da tutta l’Ogliastra, ossia di formaggi, vini, miele ed altro, ed esposizioni di vari artisti tra i quali ceramisti, maestri del ferro, ecc. 
Visita del centro di CardeduL’abitato di Cardedu, che si affaccia sulla costa, presenta l’andamento altimetrico tipico delle localtà collinari. Data la giovanissima età del paese, non ci sono monumenti storici, a parte l’antichissima chiesetta campestre della Madonna di Buoncammino. Arriviamo a Cardedu da Gairo o da Tertenia con la SS125 Orientale Sarda, che entra nel paese da ovest, e che poi assume il nome di via Nazionale e costeggia a nord ovest tutto l’abitato. La piazza Antonio Gramsci dove si svolgono gli spettacoli estiviSulla SS125 Orientale Sarda, dal cartello segnaletico che indica l’ingresso nell’abitato prendiamo la via Nazionale e la seguiamo per quattrocento metri, poi prendiamo a destra la via del Mare, che ci porta verso il centro del paese. Seguita la via del Mare per trecentocinquanta metri, svoltiamo a sinistra in via Municipio, la seguiamo verso nord per un’ottantina di metri, poi prendiamo a sinistra la via delle Mimose che, in una sessantina di metri, ci porta nella piazza Antonio Gramsci nella quale si trovano giardini ed un Anfiteatro che ospita gli spettacoli estivi, nel sabato e domenica dei mesi di luglio e agosto. 
In piazza Garibaldi si trova la chiesa parrocchiale di San Paolo ApostoloAll’altro lato della via Municipio, verso destra, si trova la piazza Giuseppe Garibaldi, nella quale si affaccia la chiesa dedicata a San Paolo Apostolo, che è la chiesa parrocchiale di Cardedu. Si tratta di un edificio moderno, con la struttura in cemento armato, edificato nel 1965. Dopo un lavoro di restauro, compiuto nel 2006, la sua fisionomia è stata completamente modificata. Esternamente l’edificio è caratterizzato da una facciata essenziale, di un colore giallo tenue, che ospita il portone ligneo situato in perfetta corrispondenza di un’apertura con arco a tutto sesto e sotto un rosone impreziosito da decorazioni in vetro colorato. L’alleggerimento dei muri laterali è affidato ad alcune aperture fenestrate molto strette, di forma rettangolare.Sul lato destro dell’edificio si erge l’alto campanile a canna quadrata concluso da una cupola cuspidata che sorregge una croce latina. 
All’interno la chiesa di San Paolo Apostolo si propone con una pianta a base rettangolare che si articola in un’unica navata centrale, dalle notevoli dimensioni, che ospita dipinti di Anna Demurtas e Mauro Marongiu. 
Di un certo pregio artistico è una via Crucis donata da Maria Lai, l’artista di Ulassai, realizzate con ciottoli di spiaggia le cui tappe sono commentate in lingua sarda, ed ogni tappa è attorniata da una corda che ricorda una croce. Ed anche di un certo pregio sono le stazioni della una via Crucis donata da Pinuccio Sciola, l’importante artista di San Sperate. 
A Cardedu ogni anno il 29 giugno si svolge la Festa di San Paolo Apostolo, che è la festa patronale del giovane comune, ed è una festa che si protrae per tre giorni, tra tradizione e divertimenti. Il programma religioso prevede una Messa in onore del Santo patrono, seguita da diverse solenni processioni che portano il simulacro del Santo per le vie del paese, con la partecipazione di suonatori di launeddas e dell’organetto, e con la sfilata dei gruppi folk, e che coinvolgono la popolazione e diverse associazioni folk locali. Un rinfresco con prodotti tipici locali è solitamente offerto al termine della processione. Le manifestazioni civili legate alla festa patronale comprendono gare poetiche, accompagnate dai tenores, oltre ad esibizioni di gruppi musicali ed alla esecuzione di balli sardi.
Il piazzale nella piazza Giuseppe Garibaldi sul retro della chiesa parrocchialeLa piazza Giuseppe Garibaldi, nella quale si affaccia la chiesa parrocchiale con la facciata rivolta verso la via Municipio, prosegue anche sul retro della chiesa, con un ampio piazzale, e con bei murales sulle pareti degli edifici che si affacciano sulla piazza. 
Nella piazza Giuseppe Garibaldi si trova anche la Biblioteca Comunale Dalla via Municipio, arrivati in piazza Giuseppe Garibaldi, guardando la facciata della chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo, seguiamo la sua fiancata sinistra, ed arriviamo, in un’ottantina di metri, fino al termine della piazza, dove di fronte a noi vediamo la facciata della Biblioteca Comunale di Cardedu. La Biblioteca è stata fondata nel 1990, e nei suoi locali sono presenti volumi, opuscoli, ed anche materiale multimediale, che vengono messi a disposizione degli abitanti del paese. Oltre alla vasta collezione di volumi, la Biblioteca comunale di Cardedu organizza regolarmente eventi culturali, presentazioni di libri, corsi di formazione e laboratori didattici per coinvolgere attivamente la comunità e stimolare la partecipazione dei cittadini.
La Vitivinicola Alberto LoiDalla chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo, proseguiamo verso nord lungo la via Municipio per quasi duecentocinquanta metri, dove la via Municipio sbocca sulla via Franco Ferrai, la prendiamo verso sinistra, e, dopo un centianio di metri, questa strada sbocca sulla SS125 Orientale Sarda. Proprio a questo punto, di fronte alla via Franco Ferrai, si trova il cancello di ingresso delle Tenute e della Cantina della Vitivinicola Alberto Loi, il cui indirizzo è subito fuori dall’abitato, al chilometro 124.1 della SS125 Orientale Sarda.  Cardedu è nota per la produzione vinicola, principalmente di uva Cannonau, e vi ha la propira sede la Vitivinicola Alberto Loi, un’azienda di antiche tradizione creata nel periodo tra la fine degli anni quaranta ed i primi anni cinquanta del Novecento da Alberto Loi, nato a Jerzu da una famiglia di produttori di Cannonau. La famiglia Loi è uno storico produttore di vini della Sardegna, attiva sin dagli inizi del Novecento. Gli attuali proprietari, i figli di Alberto Loi, costituiscono la terza generazione della famiglia, dedita soprattutto alla produzione del vino Cannonau. La Vitivinicola Alberto Loi produce diversi vini Doc di Sardegna (Cannonau Cardedo, Cannonau Sa Mola Rubia, Cannonau Riserva Alberto Loi, edinoltre Cannonau Rosato, ed anche Vermentino).
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La Palestra ComunaleDalla chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo, proseguiamo verso nord lungo la via Municipio per quasi duecentocinquanta metri, fino a dove la via Municipio sbocca sulla via Franco Ferrai. Prendiamo la via Franco Ferrai verso destra e subito più avanti, alla sinistra della strada, vediamo l’edificio che ospita la Palestra Comunale di Cardedu. 
All’interno della Palestra Comunale, che è dotata di tribune in grado di ospitare un centinaio di spettatori, vendono praticate pallacanestro, pallavolo, e le diverse attività ginnico motorie. L’impianto sportivo Comunale San PaoloPassata la Palestra Comunale, proseguiamo lungo la via Franco Ferrai per un centinaio di metri, poi svoltiamo a sinistra e prendiamo la via Eleonora d’Arborea, e, dopo un altro centinaio di metri, svoltmo a destra nella via Buoncammino. Percorsa per poco più di una cinquantina di metri, arrivati in località San Paolo, si vede, alla sinistra della strada, l’ingresso dell’Impianto sportivo Comunale San Paolo. 
All’interno di questo impianto sportivo è presente un Campo da Calcio, dotato di tribune per circa 500 spettatori, nel quale gioca le sue partite casalinghe il Cardedu, squadra partecipante al campionato di calcio di Prima Categoria, nel girone A della Sardegna. All’interno di questo impianto sportivo sono, inoltre, presenti due Campi da Tennis, uno dei quali dotato di tribune in grado di ospitare un centinaio di spettatori. Il Municipio di Cardedu Lungo la via Municipio, partendo dalla chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo, ci dirigiamo ora invece verso sud, e dopo circa un’ottantina di metri, arriviamo ad incrociare la via del Mare. Passato l’incrocio con la via del Mare, proseguiamo con la via Municipio per una settantina di metri, e vediamo, alla destra della strada, in corrispondenza del civico numero 5, l’edificio nel quale si trova il Municipio di Cardedu, che ospita la sua sede e gli uffici in grado di fornire i loro servizi ai cittadini. Sono gli uffici dell’Area Affari Generali, dalla quale dipendono l’Ufficio Segreteria, l’Ufficio Demografico, l’Ufficio Protocollo, l’Ufficio Commercio e Attività produttive, e l’Ufficio Socio Culturale; dell’Area Economico Finanziaria, dalla quale dipendono l’Ufficio Ragioneria, e l’Ufficio Tributi; dell’Area Tcnica, dalla quale dipendono l’Ufficio Edilizia Privata, l’Ufficio Lavori Pubblici, e l’Ufficio Vigilanza.
Il Cimitero Comunale di CardeduPassato il palazzo del Municipio, proseguiamo verso sud lungo la via Municipio, la quale, dopo cetocinquanta metri. Sbocca ad uno svincolo, dove prendiamo verso destra la via Ogliasta, che si dirige verso ovest. Seguiamo la via Ogliastra che, dopo centottanta metri, prosegue sulla via Cimitero, la seguiamo per un’altra cinquantina di metri, e prendiamo a sinistra la strada che, in una trentina di metri, ci porta di fronte al muro di cinta frontale ed all’ingresso del Cimitero Comunale di Cardedu. 
Visita dei dintorni di Cardedu Per quanto riguarda le principali ricerche archeologiche effettuate nei dintorni di Cardedu, sono stati portati alla luce i resti della tomba di giganti Sa Brocca; dell’insediamento protostorico di Cuguddadas e del pozzo sacro di Cuccuddadas Su Presoni; delle domus de janas di Monte Arista I, Monte Arista II-III, Monte Arista IV, Monte Arista V-VIII, e Monte Arista IX-X; del nuraghe complesso di tipo misto Murcu; dei nuraghi complessi Brocca, Desfollas, Sa Perda 'e S'Obiga, Serra 'e S'Omu, e Su Agedu; dei nuraghi semplici Cardedu, de Perdu, Genna Masoni, Musciu, Su Fraili, e Trunconi; ed anche del nuraghe Campu Mannu che è di tipo non classificato. Vediamo ora che cosa si trova di più sigificativo nei dintorni dell’abitato che abbiamo appena descritto.
La frazione BuoncamminoDal centro del paese di Cardedu, prendiamo la strada che si dirige verso est in direzione della costa, che è la via Buoncammino. Seguendo la via Buoncammino, dopo poco meno di due chilometri, raggiungiamo la frazione Buoncammino (altezza 9 metri, distanza in linea d’aria circa 2.31 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti), la quale assume questo nome per la presenza al suo interno dell’antica chiesa campestre della Beata Vergine del Buoncammino. Il Santuario della Beata Vergine del BuoncamminoArrivati in questa frazione, la via Buoncammino termina su una traversale, dove prendiamo a destra e, dopo centotrenta metri, all’incorcio successivo, troviamo una edicola dedicata alla Madonna e, subito prima, svoltiamo a sinistra sulla strada stretta che in quasi trecento metri ci porta all’antico piccolo Santuario della Beata Vergine del Buoncammino. Questa chiesa è stata costruita tra il 710 e il 1015 dopo Cristo, nella stessa zona nella quale in passato veniva onorato il culto della Madonna presso un’altra chiesa che sorgeva di fronte al mare, più ad oriente rispetto alla posizione attuale, ma le frequenti incursioni di pirati saraceni consigliarono il suo spostamento un pò più all’interno. Nella chiesa è stato trovato, nella seconda metà del Settecento, il cippo terminale lungo quasi un metro e largo circa cinquanta centimetri, che oggi fa parte del muro della chiesa, e che indicava i confini tra gli antichi popoli degli Alticenses e dei Rubrenses. Nel 1801 la chiesa ha subito l’ultima ristrutturazione, ed oggi si presenta con una facciata semplice di colore bianco, un portale in legno per l’entrata ed una piccola finestra presente sopra l’ingresso. Sul tetto della chiesa si trova anche un piccolo campanile con una croce latina seplice in ferro. 
L’interno presenta un’unica navata a pianta rettangolare con il tetto a capanna, caratteristico delle piccole Chiese campestri, con copertura in canne, tegole sarde e travi in legno, La chiesa, che si trova in territorio di Cardedu, appartiene però alla comunità di Gairo, ed è stata un tempo punto di riferimento per i suoi abitanti, che vi trovavano riparo e protezione. 
La chiesa viene definita un Santuario, ossia un luogo ritenuto sacro dalla tradizione religiosa, per la devozione dei fedeli al simulacro della Madonna, chiamata dalla popolazione Sa Santa, che viene oggi custodito nella chiesa parrocchiale di Gairo Sant’Elena, da dove, in occasione della Festa della Beata Vergine di Buoncammino, la terza domenica di settembre, viene accompagnata in processione alla piccola chiesa campestre di Buoncammino. Nel piazzale antistante si svolgono i festeggiamenti in suo onore, che offrono un’occasione di incontro degli abitanti di Gairo con quelli di Cardedu. In passato vi si dormiva per due notti in loggette disposte in due file esternamente alla chiesa. Pertanto, alla festa sono legati alcuni ricordi più cari alle famiglie di Gairo che, anche ai giorni nostri, non mancano di festeggiare degnamente la ricorrenza.
Il promontorio Cuccuru Costa Iba sul quale si trova il Radar Militare in uso al poligono sperimentale del Salto di Quirra Dove la via del Buoncammino termina sulla traversale, prendiamo a destra e, dopo centotrenta metri, svoltiamo a sinistra all’incrocio successivo, sulla strada stretta che porta al Santuario della Beata Vergine del Buoncammino. La seguiamo e, passato il Santuario, al primo incrocio svoltiamo a sinistra su una strada che passa tutto intorno al promontorio chiamato Cuccuru Costa Iba, che raggiunge un’altezza di 106 metri sul livello del mare. La strada che passa intorno al promontorio, percorsa per settecento metri, porta all’ingresso del piccolo Radar Militare in uso al poligono sperimentale del Salto di Quirra, che è stato edificato sulla sommità di questo promontorio.
I resti del nuraghe semplice Genna Masoni Partendo da Cardedu, al termine della via del Buoncammino, svoltiamo a destra sulla strada litoranea verso sud che, dopo circa un chilometro, passato il lungo viadotto sopra il Fiume Pelau, arriva a una rotonda. Qui prendiamo la prima uscita, che porta in una strada che si dirige verso ovest, la seguiamo per circa seicento metri e vediamo, alla sinistra, il sentiero che porta verso i resti del nuraghe Genna Masoni, chiamato anche nuraghe Genna 'e Masoni. Il nuraghe si trova sopra un’altura all’interno di una proprietà privata a una distanza di circa duecento metri. Si tratta di un nuraghe semplice monotorre edificato all’altezza di 78 metri sopra il livello del mare, costruito in porifdo e scisto, anche se nella descrizione che ne aveva fatto Giovanni Lilliu, era stato descritto come costruito in granito. Il nuraghe ha l’ingresso rivolto in direzione sud est.

La piccola frazione Perdu PiliPartendo da Cardedu, al termine della via del Buoncammino, svoltiamo a destra sulla strada litoranea verso sud che, dopo circa un chilometro, passato il lungo viadotto sopra il Fiume Pelau, arriva a una rotonda. Qui prendiamo la prima uscita, la seguiamo per poco più di due chilometri ed arriviamo nella frazione Perdu Pili (altezza 35 metri, distanza in linea d’aria circa 0.46 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti). La frazione Su ScusorgiuSe, invece, alla rotonda, prendiamo la seconda uscita, la seguiamo per circa un chilometro e mezzo, prendiamo a sinistra seguendo le indicazioni, e, dopo seicento metri, arriviamo nella frazione Su Scusorgiu (altezza 40 metri, distanza in linea d’aria circa 0.46 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti), nella quale si trova l’Hotel Resort Tanca de Su Scusorgiu. Il pozzo sacro di Cuccuddadas Su PresoniSe, alla rotonda, prendiamo la seconda uscita, la seguiamo per circa un chilometro e mezzo, invece di prendere a destra per la frazione Su Scusorgiu, prendiamo, invece, a sinistra. Procediamo per poche decine di metri finché non si supera il ponte sul rio Su Scusorgiu, dopo il quale svoltiamo a destra. Dopo circa trecento metri, svoltiamo a sinistra nella sterrata che costeggia la bonifica, e che, dopo sei o settecento metri, ci porta in località Cuguddàdas, alle pendici del monte Arista. Purtroppo non ci sono indicazioni. Nascosto nella fitta boscaglia, si trova l’imponente pozzo sacro di Cuccuddadas Su Presoni, così denominato perché nei secoli scorsi si tramanda fosse usato come carcere. 
Si tratta di un pozzo nuragico con camera voltata a cupola costruito in granito con pietre non levigate a 73 metri di altezza, datato all’Età del Bronzo Finale. In buono stato di conservazione, rimangono ben visibili i muri laterali dell’atrio ad un’altezza residua di più di un metro, la cella del pozzo che conserva integra la copertura ad ogiva, e la scala dove è perfettamente integra la copertura a gradoni. L’importanza di questo pozzo sacro viene elevata dagli splendidi disegni in bassorilievo incisi nell’architrave di accesso alla scala. Arriviamo alla Marina di Cardedu con la sua spiaggia Partendo da Cardedu, al termine della via del Buoncammino svoltiamo a destra sulla strada litoranea verso sud che, dopo un chilometro, passato il lungo viadotto sopra il Fiume Pelau, arriva a una rotonda. Qui prendiamo l’ultima uscita verso sinistra, che è la via del Lungomare e che, seguita per un chilometro, termina sulla costa, alla Marina di Cardedu, un piccolo centro turistico che dispone di una vasta zona costiera caratterizzata da piccole belle spiaggette molto simili tra loro, una la prosecuzione dell’altra. La costiera della Marina di Cardedu, come indicato da un cartello, si sviluppa verso sud con la sua spiaggia che si sviluppa dietro una fila di eucaliptus, e che assume, da nord a sud, diverse denominazioni divenendo prima la spiaggia di Foddini, poi, passata La Scogliera, diviene la spiaggia di Museddu, piu avanti la spiaggia di Sa Perda ’e Pera, ed infine diviene la Spiaggetta. La Marina di Cardedu prosegue, invece, verso nord in una lunga lingua di sabbia fino ad entrare in territorio di Barì Sardo, dove assume il nome di spiaggia di Tramalitza.
La spiaggia di FoddiniPer raggiungere la spiaggia di Foddini, al termine della via del Buoncammino svoltiamo a destra sulla strada litoranea verso sud che, dopo un chilometro, passato il lungo viadotto sopra il Fiume Pelau, arriva a una rotonda. Qui prendiamo l’ultima uscita verso sinistra, che è la via del Lungomare, e che, seguita per poco meno di un chilometro, termina sulla costa, a Marina di Cardedu. Dove con la via del Lungomare siamo arrivati al mare, verso nord si sviluppa la spiaggia di Foddini. La spiaggia di Foddini è caratterizzata da un arenile di sabbia dorata non finissima, con la presenza di ciottoli sparsi, ed alle sue spalle si sviluppa una bella pineta con una fitta vegetazione di macchia mediterranea. La spiaggia si affaccia su un mare verde, profondo, con un fondale sabbioso abbastanza basso in prossimità della riva sabbioso che digrada repentinamente, con acqua trasparente di colore verde azzurro. In questa spiaggia a volte, quando il vento arriva da sud, lo scirocco può arrivare addirittura a quindici nodi, ed è molto apprezzato dai surfisti. La spiaggia, che vicino all’arenile è arricchita dalla presenza di un piccolo lago, è attrezzata, bella e poco frequentata anche in alta stagione, salvo che nei pressi dei posteggi e nei punti di accesso.

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La foce del Rio Pardu e la Scogliera che separa la spiaggia di Foddini da qualle di Museddu Nel tratto meridionale della spiaggia di Foddini si trova la foce del Rio Pardu. È un corso d’acqua a carattere torrentizio, che beneficia delle abbondanti piogge invernali, ma si prosciuga completamente durante la stagione secca. Sorge in territorio di Gairo col nome di Baccu Nieddu, poi, a partire dal ponte della statale 198, assume il nome di Rio Pardu, che mantiene per i successivi dieci chilometri, in territorio di Gairo, Osini, Ulassai e Jerzu. Davanti a quest'ultimo paese, il fiume devia il suo corso in direzione del mare, uscendo così dalla profonda vallata e scorrendo in una pianura alluvionale, dove cambia di nuovo il nome, divenendo il fiume Pelau, e sfociando nella marina di Cardedu, sul mar Tirreno. Il rio Pardu sfocia nel mare poco più a nord della scogliera, dato che la spiaggia di Foddini è separata dalla altre spiagge da una falesia, ossia una costa rocciosa con pareti a picco, alte e continue, che viene comunemente denominata La Scogliera. Dopo la Scogliera si trova la spiaggia di Museddu che si estende per un lungo tratto fino ad arrivare alla spiaggia di Sa Perda ’e Pera, con un litorale assai frastagliato.
La frazione MusedduDa dove, con la via del Lungomare, siamo arrivati al mare, procedendo verso sud dopo circa trecento metri troviamo sulla sinistra delle strada gli edifici della piccola frazione Museddu (altezza 2 metri, distanza in linea d’aria circa 3.67 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti), alla quale si può arrivare anche da sud. La spiaggia di MusedduLa frazione si affaccia sul mare con la spiaggia di Museddu, la quale è separata dalla precedente spiaggia di Foddini dalla falesia, ossia dall’insieme di rocce, che viene chiamata la Scogliera. La spiaggia di Foddini termina con un falesia, chiamata la scogliera, dopo la quale troviamo la spiaggia di Museddu bella e poco frequentata, molto naturale e senza servizi. Ha anch’essa sabbia bianco grigia chiara, abbastanza fine, che si affaccia su un mare verde, profondo. Museddu è anche meta ideale per i surfisti ed è amata da quanti praticano la pesca subacquea. La spiaggia è quasi deserta anche in alta stagione, salvo che nei pressi dei posteggi e nei punti di accesso. La spiaggia di Museddu è costeggiata dalla bella Pineta di Museddu, che si trova sul lungomare, e che nei momenti di massima calura estiva regala un piacevole sollievo. 
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La frazione PerdeperoAl termine della via del Buoncammino svoltiamo a destra sulla strada litoranea verso sud che, dopo un chilometro, passato il lungo viadotto sopra il Fiume Pelau, arriva a una rotonda. Qui prendiamo la terza uscita, che è la via Talacciu, che si dirige verso sud, dopo poco più di un chilometro passiamo il ponte sul rio Su Scusorgiu, proseguiamo e percorsi altri ottocentocinquanta metri, svoltiamo a sinistra nella strada che ci porta alla frazione Perdepero (altezza 7 metri, distanza in linea d’aria circa 4.41 chilometri sul livello del mare, abitanti 13), nella quale si trova il Villaggio turistico di Sa Perda ’e Pera. Giunti nel minuscolo e caratteristico villaggio, lasciamo l’asfalto ed imboccare la stradetta sterrata che passa accanto al roccione detto Sa Perda ’e Pera, ossia pietra a forma di pera, e continuiamo fino alla vicinissima spiaggia di Sa Perda ’e Pera. La spiaggia di Sa Perda ’e PeraIn corrispondenza del ponte sullo sbocco a mare del rio Su Scusorgiu, svoltiamo a sinistra nella strada che, in settecentocinquanta metri, ci porta al mare, subito a sud del termine della spiaggia di Museddu, dopo la quale la spiaggia cambia denominazione, e viene identificata appunto come spiaggia di Sa Perda ’e Pera. La spiaggia di Sa Perda ’e Pera, detta anche a volte anche spiaggia di Perdepera, sulla quale si affaccia il villaggio turistico omonimo, è una spiaggia attrezzata, molto grande e notevole anche per la sua larghezza. L’ampio arenile è costituito da sabbia bianco grigia chiara e abbastanza fine, e si affaccia su un mare verde, Il cui fondale è profondo. La spiaggia è ricca di servizi, dato che vicino ad essa è presente il rinomato villaggio turistico, che offre noleggio di sdraio, ombrelloni e piccole imbarcazioni. La spiaggia è, però, quasi sempre deserta anche in alta stagione, salvo che nei pressi dei posteggi e negli accessi.

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Dato che la ricorrenza religiosa generale che celebra la Madonna degli Angeli è il 2 agosto, nella prima settimana di agosto presso questa spiaggia si celebra la Festa della Madonna degli Angeli. Si tratta di una manifestazione religiosa e civile che prevede una processione che parte dalla chiesa parrocchiale nel paese di Cardedu e giunge fino alla spiaggia di Sa Perda ’e Pera, alla quale partecipano gruppi folk, cavalieri e fedeli. Durante le giornate dei festeggiamenti è prevista inoltre la sagra del dolce ed anche la degustazione di carne arrosto, oltre ad altre attività e intrattenimento organizzate dal comitato dei festeggiamenti. È un evento religioso e civile di grande importanza per la comunità locale, che combina la devozione religiosa con eventi di carattere sociale e gastronomico.
I resti del nuraghe semplice de PerduSul lato sud della spiaggia si trovano i resti del nuraghe de Perdu, un nuraghe di tipo semplice, monotorre, con una camera interna, edificato in granito a 25 metri di altezza. Purtroppo, il nuraghe è molto rovinato, ha una struttura che è stata interessata da numerosi crolli, ma si possono ancora ammirare l’architrave d’ingresso. Il sito sorge su un piccolo rilievo che dista poche decine di metri dalla spiaggia, rendendolo uno dei nuraghi più vicini al mare, e la sua posizione suggerisce un’antica funzione di presidio per un approdo. 
Nelle vicinanze del nuraghe si trovano pochi resti di un insediamento abitativo nuragico, che originariamente doveva avere dimensioni medio grandi. La spiaggia di Lispedda nota anche come la SpiaggettaDalla spiaggia di sa Perda 'e Pera in poi il litorale sabbioso scompare quasi del tutto, per lasciare spazio ad una vasta spiaggia ghiaiosa molto caratteristica, che viene denominata La Spiaggetta. E proseguendo verso sud sulla strada che ci ha portato alla spiaggia precedente, percorsi circa due chilometri, arriviamo subito prima del cartello che indica la Marina di Gairo, dove lasciamo la macchina e ci avviamo verso il mare per raggiungere la bella spiaggia di Lispedda, nota anche come la Spiaggetta, che si trova ai confini del territorio di Cardedu con quello dell’isola amminstrativa di Gairo, proprio a cavallo tra questi due territori comunali. La spiaggia di Lispedda, nota anche come La Spiaggetta, si presenta con un arenile costituito da due parti, separate da scogli che si immettono nel mare, e formato da ghiaia mista a ciottoli, con scogli affioranti, affacciato su un mare con le acque trasparenti e di un azzurro cangiante per i giochi della luce creati dal sole riflesso sul fondale. Si tratta di un vero paradiso per gli amanti dello snorkeling e della pesca subacquea. Molto bello il verde di pini e ginepri che coronano la spiaggia, mai troppo affollata, che rappresenta un piccolo gioiello imperdibile della zona. Il nome è legato alla presenza della foce del rio Lispedda, che attraversa tutto l’arenile creando un piccolo laghetto.
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Più avanti si apre la baia dell’isola amministrativa di Gairo, con le sue diverse spiagge che sono conosciute come la Marina di Gairo, dove la spiaggia da sabbiosa diventa di ghiaietta, poco frequentate perché luogo di villeggianti quasi esclusivamente dei paesi vicini, quindi molto riservate. Marina di Gairo è una località del comune di Gairo, caratterizzata da incantevoli spiagge e calette. È meta ideale di chi cerca una vacanza estiva fuori dalla ressa turistica e immersa in una natura incontaminata. Sul retro della spiaggia di Sa Perda ’e Pera si trova il Monte Arista Sul retro della spiaggia di Sa Perda ’e Pera, a circa un chilometro e mezzo di distanza il linea d’aria, si trova il Monte Arista, una vetta montuosa poco conosciuta che si trova tra l’abitato di Cardedu e la sua Marina, segnata in carta con la quota 447 metri sul livello del mare, Caratterizzato in prevalenza da rocce granitiche, è facilmente riconoscibile poiché nelle sue vicinanze si distingue chiaramente una cima rocciosa simile ad una prua vicina e più a picco, arrotondata dall’acqua e dal vento, che viene identificata come Su Cappeddu, ossia il cappello. E qui, in un lembo di Sardegna molto apprezzato per il suo mare, sono racchiusi anche tesori naturalistici e archeologici, testimoni della presenza umana fin dai tempi più antichi.
La necropoli del Monte Arista Nel versante orientale del monte Arista, in mezzo ad un bosco di lecci, immersa in ricca vegetazione, è stata realizzata la Necropoli del Monte Arista costituita da domus de janas che si trovano a pochi chilometri dalle spiagge. Per raggiungerla, passato il ponte sul rio Su Scusorgiu, proseguiamo e percorsi altri ottocentocinquanta metri, mentre a sinistra si trova la strada che ci porta alla frazione Perdepero, prendiamo a destra il sentiero e, dopo un’escursione di una quarantina di minuti a piedi seguendo una staccionata e le rare indicazioni, si raggiunge la prima tomba. Il sentiero è stato recentemente ripulito ed attrezzato con uno steccato in legno, rendendo molto agevole la visita e assai difficile perdersi. La necropoli comprende dieci ipogei prenuragici accuratamente realizzati, tutti scavati nel granito e in ottimo stato di conservazione, disposti a varie quote, lungo tutto il versante, che possono essere suddivisi in tre gruppi. Sono stati anche affissi dei cartelloni informativi che raffigurano la disposizione delle costruzioni funerarie e la loro storia.
Il primo gruppo è composto da quattro domus. Le prime tre sono disposte su livelli differenti, in un unico masso, la domus de janas I presenta una sola cella, mentre le domus de janas II e III sono vicine tra loro e sono entrambe bicellulari. La domus de janas IV è scavata in un blocco isolato alla distanza di una ventina di metri più a nord est, è anch’essa bicellulare. Tutte queste domus de janas sono edificate a circa 147 metri di altezza. 
Il secondo gruppo è situato a circa duecentocinquanta metri di distanza ad ovest, nord ovest. Anche qui si segue la stessa disposizione, ed è composto da quattro domus de janas di cui tre ricavate in un unico blocco isolato, vicine tra di loro; la quarta, spostata a qualche metro di distanza più a nord ovest, si apre sulla parete di un altro masso. Le tombe V e VI sono bicellulari mentre la tomba VII è monocellulare. Anche la tomba VIII presenta due celle. 
Il terzo gruppo è composto da due domus scavate in due blocchi differenti, situate ad una quota inferiore rispetto alle precedenti, a una cinquantina di metri più a nord. Si tratta di due domus de janas entrambe monocellulari.  L’ingresso alle tombe risulta ben visibile dal piano di campagna, forse per mantenere sempre il contatto tra i vivi e i morti. La caratteristica principale di questi ipogei è data dalla disposizione in coppie di quattro nei primi due gruppi, che sono in numero di tre per ciascun blocco. Inoltre si può notare che sette su dieci di esse sono bicellulari. I diversi ipogei sono esposti spesso a nord o a nord est. Alcuni di essi presentano un atrio coperto, e prevale uno sviluppo longitudinale, con piante il più delle volte irregolari. Molti presentano nicchie e nicchioni e tracce di lavorazione molto marcate rappresentate da solcature parallele, oblique o verticali. La lavorazione è, generalmente, abbastanza curata.
I resti del nuraghe complesso DesfollasGli ipogei del terzo gruppo della necropoli del Monte Arista si trovano a pochi metri a destra dalla vecchia strada sterrata che veniva percorsa dai carbonai e che conduce ai resti del Nuraghe Desfollas, dal quale si può godere di un bellissimo punto panoramico. Il nuraghe si trova alla distanza di circa trecento metri ad ovest rispetto a queste domus de janas. Si trattava di un nuraghe complesso composto da due torri, costruito in granito e porfido a circa 190 metri di altezza. 
La prossima tappa del nostro viaggioNella prossima tappa del nostro viaggio, da Osini faremo una deviazione della parte nord orientale della Barbagia di Seulo e ci recheremo a visitare Ussassai il paese che vedremo con il suo centro e con i suoi dintorni. |